interviste

Isabella Tobino: la nipote del grande scrittore e medico Mario Tobino

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 16 aprile 2009

ISABELLA TOBINO

Incontriamo Isabella Tobino, nipote del grande scrittore e medico Mario Tobino. Nel corso della lunga e piacevolissima chiacchierata, ci racconta qualcosa di inedito sullo zio e qualche aspetto della sua vita privata un po’ meno conosciuto…

isabella tobino da bambina (a sinistra) allo zoo di roma
Isabella Tobino da bambina (a sinistra) allo zoo di Roma

 

Signora Tobino, ci racconti qualcosa su suo zio. Che persona era? Come lo ricorda?
I rapporti più intensi con lo zio li ho avuti quando io e mio fratello eravamo piccoli. Lui viveva a Maggiano, dove lavorava come medico psichiatrico e veniva spesso a casa nostra…

Ha sempre vissuto a Maggiano dentro l’ospedale?
Fino alla pensione sì. Poi successivamente comprò una casa a Sant’Anna, per staccarsi dalle sue “due stanzette” di Maggiano.

Quando veniva a casa vostra come si comportava?
Diciamo che quando si allontanava da Maggiano era per divertimento. Aveva molti amici: Mario Marcucci, Cesare Prandi… Faceva recitare le poesie a mio fratello. Io per fortuna ero più piccola, avevo sei anni di meno rispetto a mio fratello, e non subivo questa “tortura”! (ride). Ho dei ricordi molto belli di quei tempi.

Con voi bambini come era?
Era molto affettuoso. Il suo rapporto con noi era molto piacevole. Ci portava tanti regali fatti a mano dai suoi “matti”.

Vi parlava mai dei suoi “matti”?
Sì, ce ne parlava spesso come persone che avevano un destino diverso da altre persone, ma di cui non si doveva aver paura. Ci portava anche a trovarli…

Come era l’ospedale di Maggiano a quel tempo?
Nel Seicento era un convento con due chiostri. In questi due chiostri si affacciavano le camere degli uomini e delle donne. Le “due stanzette” si affacciavano su un terzo cortile, dove c’erano delle aiuole che lo zio aveva fatto disegnare a suo piacimento.

Ma queste “due stanzette” erano proprio due?
Sì sì certo. La prima era un salottino con divano, poltrona, scrivania, macchina da scrivere, biblioteca personale e una finestra sulle colline lucchesi. Nella seconda c’erano il letto, il comò e l’armadio che erano appartenuti alla sua mamma quando viveva a Vezzano Ligure, poi un’altra scrivania e un lavandino. Erano veramente “due stanzette” francescane che mostrano un Tobino vissuto nell’essenzialità e nella semplicità per tutta la vita. Moltissime persone si meravigliano di questa semplicità.

Di aspetto esteriore come era?
Era sempre elegantissimo, ben vestito. Aveva tantissime cravatte, che erano la sua passione. L’aspetto esteriore, in effetti, contrastava con il rigore delle sue due stanze…

Il suo modo di curare i malati era considerato “originale” a quei tempi?
Era molto amato dai suoi malati. Aveva questa straordinaria capacità di parlare con loro e di capire i loro problemi. Aveva una sensibilità estrema e riusciva a scavare nell’animo delle persone. Si è sempre occupato del reparto femminile.

E’ vero che a volte le malate si innamoravano di lui?
Sì, molte! Perché loro vedevano un uomo che le sapeva ascoltare. In un certo senso era normale che fosse così…

E’ mai stato sposato?
No. Era un grande ammiratore delle donne e un grande amatore! Ha avuto vari amori. Tra questi il più duraturo con Paola Olivetti, andato avanti fino alla morte di lei.

Come si conobbero?
La conobbe nel ‘42-’43 a Viareggio. Lei era figlia di quell’Olivetti delle macchine da scrivere, per intenderci, ed era sorella di Natalia Ginzburg, famosa scrittrice. Era in vacanza a Viareggio con i figli. A quel tempo lo zio era medico generico. Lei lo chiamò perché i suoi figli si ammalarono. Si conobbero così. Poi rimase vedova e iniziò il rapporto con lo zio, però sempre senza legami costrittivi.

Un legame particolare…
Sì, lui il fine settimana andava a Fiesole a trovarla. Lei era bella e molto affascinante. Lo ha amato tantissimo, ha saputo comprenderlo e lo ha anche aiutato nella sua professione di scrittore.

Già: la professione di scrittore era secondaria?
Sì. Principalmente era medico, perché questo gli permetteva di avere denari necessari per condurre una vita indipendente e per essere uno scrittore libero.

Come si svolgeva la sua giornata?
Di giorno faceva il medico con i suoi turni ospedalieri. A fine giornata veniva a Viareggio dove incontrava gli amici. Andavano a bere dallo “Zio Tom”, una locanda in Passeggiata. Poi verso l’una, a volte le due, tornava a Maggiano e si metteva a scrivere. La sua è una produzione notturna!

Quindi scriveva a Maggiano?
Sì, le famose “due stanzette” erano il luogo dove ha pensato e composto la maggioranza dei suoi lavori. L’ospedale di Maggiano è su una collinetta con intorno campagna e boschi. Le “due stanzette” erano un ambiente tranquillo e silenzioso, un posto ideale per scrivere… Fino alla mattina scriveva e spesso andava in reparto senza aver chiuso occhio.

Questi particolari della sua vita privata sono conosciuti dal pubblico?
Mah… Lui scriveva sempre tutto. Ha lasciato tantissimi diari dove annotava tutto ciò che gli succedeva. Ad esempio in questi diari si lamenta spesso di non avere figli e dice di soffrire molto la solitudine.

Ma questi diari sono mai stai pubblicati? O meglio: lui avrebbe voluto pubblicarli?
Mio zio era consapevole e convinto del proprio valore come scrittore. Ha scritto circa 100 tra quaderni e diari con appunti su tutto. Ha anche scritto che questi diari, dopo la sua morte, avrebbero dovuto esser pubblicati perché sarebbero serviti a qualcuno. Per adesso è stato pubblicato solo il diario dell’anno 1950, nella collana dei Meridiani della Mondadori, purtroppo in versione integrale.

Perché dice “purtroppo”?
Perché lì rende nota la sua visione molto negativa dei letterati suoi coetanei, un particolare che ha più l’aria del gossip che di altro…

Dal punto di vista letterario, secondo lei Mario Tobino in Italia ha avuto il giusto riconoscimento?
In vita ha avuto un grande successo come scrittore. Però nei diari si legge di come siano stati spesso complicati i suoi rapporti con le case editrici. In generale si preoccupava molto delle uscite dei suoi libri.

Dove sono conservati i suoi scritti autografi?
Sono a Firenze al Gabinetto Vieusseux. Ci sono anche tutte le lettere che si è scambiato con Italo Calvino, che a quel tempo era direttore di una casa editrice, e le lettere con Mondadori, con scambi di opinioni a volte soddisfatti e a volte anche molto accesi…

Dopo la sua morte, c’è stato un periodo in cui era stato un po’ dimenticato come scrittore?
Sì. Poi con la nascita della Fondazione Mario Tobino, due anni fa, c’è stato un risveglio di interesse, per cui è anche ripartita la pubblicazione dei suoi libri.

Come è composta la Fondazione Mario Tobino?
I soci fondatori sono: gli eredi, cioè sei nipoti cugini tra loro, fra cui la sottoscritta, poi la Provincia e il Comune di Lucca, il Comune di Viareggio e la ASL di Lucca. Il presidente è Andrea Tagliasacchi: l’ha voluta lui e si dà molto da fare per farle raggiungere alte vette. Poi ci sono un vice-presidente e un direttore esecutivo.

Cosa organizza la Fondazione?
Si occupa di convegni su letteratura e malattia mentale. Poi sono nati due premi, uno per le scuole superiori e uno per le università.

E’ in corso il restauro dell’ospedale, vero?
Sì. L’ASL ha concesso alla Fondazione tutta la parte dove vivevano i medici con il giardino. Con un finanziamento statale si restaureranno “i luoghi di Tobino”. Si potranno vedere la biblioteca, gli strumenti che venivano utilizzati in psichiatria a quel tempo. Saranno ricostruite alcune parti dell’ospedale e si creerà uno spazio multimediale. Sarà quindi un museo, con annessi gli uffici della Fondazione.

Quando è prevista l’apertura al pubblico?
Speriamo tra un anno.

A cosa attribuisce il calo di interesse, di qualche tempo fa, del pubblico nei confronti di Tobino?
Forse all’avvento della Legge 180 e alla chiusura dei manicomi. Nella 180 i diritti dei malati sono sacrosanti e questo ovviamente è giusto. Però se parliamo di Maggiano in particolare, dove lo staff era molto preparato, direi che la chiusura è stato un danno.

Suo zio si oppose alla chiusura dei manicomi?
Si oppose a questo aspetto della Legge 180. Politicamente fu visto come un reazionario. In realtà quello di cui parlava lui non era un problema politico, ma qualcosa di più grave. Adesso si tende a riconoscere che dopo la 180 ci sono stati degli errori e dei problemi, anche in seguito alla riscoperta di Tobino come letterato e come psichiatra. Si va verso l’idea della costruzione di strutture adeguate.

Parliamo di altro: quali erano i locali che Tobino frequentava in Versilia?
Andava a mangiare nei ristoranti “Da Giorgio” e “Da Angelo” a Viareggio.

Cosa faceva nel tempo libero?
Viaggiava. Tra Viareggio, Fiesole, Parigi. Visitava mostre: nei suoi diari ci sono molti appunti su opere d’arte.

Amava il Carnevale?
Sì! Molto. Andava ai veglioni.

Era un tipo vivace?
Amava moltissimo la vita in tutte le sue forme. Un uomo vivace, sì, molto vitale…

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Mario Tobino, zio di Isabella

Parliamo un po’ di lei. Quando ha “scoperto” Mario Tobino come scrittore?
Fin da ragazzina i suoi libri l’ho sempre letti. Poi però l’ho “riscoperto” dopo la sua morte, avvenuta nel 1991, quando mio padre lo riscoprì come fratello e coinvolse anche me.

Poi ha iniziato a occuparsi personalmente di tutto quello che lo riguarda…
A partire dal 1998, anno in cui è morto mio padre, ho iniziato a pensare a come mantenere le opere dello zio.

Lei che lavoro fa?
Nel 2007, compiuti i 60 anni, sono andata in pensione. Ho fatto l’insegnante di lettere per 35 anni.

Insegnante di lettere: una cosa logica per la nipote di uno scrittore?
Mah… E’ una professione che ho sempre voluto fare, non ho mai avuto dubbi. Ho insegnato in sei scuole tra Lucca, Seravezza, Pietrasanta e Viareggio.

Ora che è in pensione cosa fa, a parte occuparsi della Fondazione Tobino?
Mi dedico ai due nipotini e alla gestione dello spazio che la mia famiglia ha in campagna, a Piano di Mommio. Poi vado a teatro a vedere opere classiche e alle mostre d’arte.

Qualche viaggio?
Ultimamente sono andata in Perù.

Che ristoranti frequenta?
“Cabreo” oppure “Da Cicero”, entrambi a Viareggio.

Una vita attiva! Ma suo marito la segue? Lavora?
Fa l’avvocato. Per seguirmi prende le ferie…!

CHI E’…
Isabella Tobino nasce a Viareggio il 15 gennaio 1947. Ha fatto l’insegnante di lettere per 35 anni. Attualmente in pensione, si dedica alla Fondazione Mario Tobino, ai due nipotini e allo spazio in campagna, di proprietà di famiglia, a Piano di Mommio.

 

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