Giovanni Bianchini e il “monumento viaggiante”

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 16 gennaio 2012

GIOVANNI BIANCHINI e il “monumento viaggiante”

Prendendo spunto dalle auto degli immigrati, che ritornano nel proprio paese cariche di oggetti sul portapacchi e avvolti da grandi teli, Giovanni Bianchini decide di realizzare una delle sue “sculture viaggianti” in grandi dimensioni. Un’auto (una Matiz) con un grosso telo che, sul portapacchi, avvolge dei grossi valigioni contenenti bottiglie di plastica vuote. Tutto quanto viene ricoperto (impacchettato) con del comunissimo nastro da pacchi marrone. Con questo “monumento viaggiante”, Giovanni, con due amici, intraprende un viaggio in Italia, che viene documentato da un video, da un audio e da fotografie. Oltre a riprendere il monumento in viaggio, i tre collocano l’opera, ad esempio, nel parcheggio di un centro commerciale, in alcune piazze famose, usando una tecnica di ripresa detta a “passo uno”, che consiste nel riprendere un fotogramma ogni tot secondi, per capire le persone come reagiscono e interagiscono con questo “strano pacco”.

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D: Giovanni, vorrei partire con domande generiche, ma sono troppo curiosa di sapere come ti è venuta in mente questa idea di ricoprire la tua auto di scotch!
R: Bisogna partire dal dire che a me piacciono da sempre le cose che fanno gli ultimi, gli umili, gli extracomunitari, i rifiutati. In particolare mi sono sempre piaciute queste auto che usano appunto gli extracomunitari, tutte malridotte e piene di cose… Loro le riempiono di pacchi, di imballaggi, di cose che quando tornano a casa portano in regalo ai parenti. Io lavoro a contatto con tanti stranieri e conosco le loro abitudini…

D: Dove lavori?
R: In una famosa acciaieria a Bergamo, faccio l’operaio.

D: Però sei versiliese?
R: Sono nato a Viareggio al Tabarracci e ho vissuto per anni a Lido di Camaiore.

D: Quindi la scultura è un hobby?
R: E’ una passione. Mi occupo di una forma particolare di scultura che si chiama “mail art”.

D: In cosa consiste?
R: In pratica realizzo pacchi e pacchetti, utilizzando proprio il materiale più povero e schifoso che si possa utilizzare, cioè il famoso nastro da pacchi marrone, sì quello brutto!, e li spedisco in giro per il mondo. Quando il pacco arriva a destinazione, con tutti i vari bolli, francobolli e timbri, l’opera d’arte è completa e pronta per essere esposta, dopo aver compiuto un viaggio.

D: Ma si tratta perciò di sculture che hanno la forma di pacchi?
R: No. Sono sculture impacchettate, cioè ricoperte di scotch marrone, ma ogni oggetto rimane della forma originale.

D: Ah! Fai dei pacchi! Ti piace giocare con le parole, immagino!
R: Sì… Io sono quello che scoccia, che fa i pacchi… Mi piace molto giocare sempre sul filo dell’ironia.

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D: Quando hai iniziato a coltivare questa passione?
R: Da sempre ho la passione per l’arte. In particolare però, circa quattro anni fa, ho voluto provare a creare una scultura tutta ricoperta di quello scotch marrone e alla fine ho pensato: “quasi quasi la invio”. Ero a Bergamo e l’ho inviata a un mio amico a Lido di Camaiore. Una volta giunta a destinazione, ho chiesto al mio amico la sua impressione e lui mi disse che il postino si era molto divertito…

D: Ti piace realizzare l’opera e quindi vedere l’effetto che produce?
R: Sicuramente sì! Una volta capito che le persone si incuriosivano, ho iniziato a mandare in giro il mio curriculum da artista, in forma di pacchetto, per mostrare direttamente cosa facevo. Più che di sculture, comunque, direi che mi interesso di installazioni.

D: Nell’inviare questi pacchi, che reazioni scateni in genere?
R: Ho avuto tante avventure! Ricevo tanti complimenti, ma ho avuto anche tanti problemi!

D: Ad esempio?
R: Mi è arrivata la Digos a casa!

D: Addirittura la Digos! Cosa hai combinato?
R: Mi sono trovato in difficoltà serie nel corso di una mostra a Bergamo legata a un difficile episodio di cronaca che coinvolgeva uno straniero. Con la Digos alle costole, anche la stampa si interessò molto a me e alle mie opere! Fui chiamato da tantissimi giornalisti che volevano sapere tutto di me e della mia arte.

D: La Digos cosa ti fece?
R: Mi interrogò. Ti racconto un aneddoto simpatico legato all’interrogatorio. Quando dissi che i miei pacchi erano in realtà opere d’arte, mi chiesero in cosa consistesse questa forma di arte. Io risposi che le mie opere d’arte sono i pacchi stessi e che, se venissero distrutti, cioè se si togliesse lo scotch, non sarebbero più opere d’arte. Chi scriveva il verbale, sintetizzò così: “L’opera si distrugge appena si apre”. E’ chiaro che detto in questo modo, sembra di parlare di un pacco-bomba e per la Digos è un problema!

D: Hai vinto dei premi?
R: Mi hanno consegnato il “Premio Ciampi L’altrarte” nel 2008.

D: Mostre fuori dall’Italia?
R: Ho partecipato a una mostra a Berlino sul tema dell’arte italiana.

D: Cosa hai realizzato per rappresentare l’Italia a Berlino?
R: Trovai un vecchio stivale sulla spiaggia, lo impacchettai e lo spedii. Gli organizzatori hanno esposto il mio stivale impacchettato.

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D: Come si arriva alla Matiz?
R: A un certo punto, visto che a me piaceva in particolare il discorso del viaggio che l’opera fa, il tragitto che percorre, mi sono detto: “perché non infilare direttamente me stesso in un pacco e fare in prima persona questa esperienza del viaggio?”. Così questa estate (luglio 2011) ho impacchettato la Matiz del mio amico Andrea Minoglio, che insieme a Gianpaolo Pedro Pedroni mi accompagna in questa avventura, e ho iniziato a girare l’Italia, documentando l’effetto che produce il fatto di parcheggiare questa strana macchina, che è un “monumento viaggiante”, in luoghi particolari…

D: E’ un progetto vero e proprio?
R: Sì. Composto di due parti. La prima parte è il viaggio, durante il quale documentiamo tutto quello che accade intorno a noi. Facciamo la parte video (Andrea), la parte audio (Pedro) e le fotografie. Una volta raccolti tutti questi documenti, realizzeremo la seconda parte del progetto, che sarà la mostra di tutto ciò che è accaduto durante il viaggio.

D: Per ora, qual è la cosa più curiosa che vi è successa?
R: Siamo andati a Roma durante la manifestazione degli indignati e, non sapendolo, abbiamo parcheggiato proprio dietro San Pietro. I Carabinieri ci hanno scambiato per un pacco-bomba e hanno scritto un verbale dove si leggeva che avevamo “parcheggiato in modo sospetto”.

D: Come è andata a finire?
R: Uno di loro era di Viareggio e ha capito l’ironia, ricollegandola al Carnevale!

D: Hai detto che di lavoro fai l’operaio. Che scuole hai frequentato?
R: Ho fatto l’Istituto d’Arte. Tempo fa ero web designer, che sicuramente è più “fico” dell’operaio. Poi persi quel lavoro e avevo una bambina piccola. Mi sono detto: “vado a fare l’operaio”. Avevo in mente di mantenere la creatività realizzando cose utili, tipo appunto siti internet. Per ironia della sorte, sono andato a lavorare in una acciaieria dove uso il carroponte per caricare rifiuti! Posso dire che i rifiuti sono la mia passione… Forse perché so cosa vuol dire sentirsi rifiutato in qualche modo… E poi l’altra mia grande passione è il viaggio.

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D: Chi ti ha trasmesso la passione per il viaggio?
R: Mia madre, che mi consigliò di fare un viaggio quando avevo 14 anni.

D: A che punto siete con il progetto?
R: Per ora stiamo viaggiando. Per la seconda parte, stiamo cercando gli sponsor!

D: Il produttore dello scotch marrone l’avete contattato?
R: Sì, ma ha detto che non ci sponsorizza!

CHI SONO:
L’intervistato è Giovanni Bianchini.
I tre passeggeri del “monumento viaggiante” sono: Andrea Minoglio, regista delle riprese video e fotografo, Gianpaolo Pedro Pedroni, addetto all’audio, e lo stesso Giovanni Bianchini, autore del monumento, fotografo e autista del viaggio. I tre compongono il gruppo GAP (Giovanni Andrea Pedro).

Su internet www.patatart.it

Su Facebook e su Twitter, per seguire il viaggio: Giò Monumento Viaggiante

 

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