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Adriana Bonetti: figlia d’arte del futurista Uberto Bonetti

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Adriana Bonetti: figlia d’arte del futurista Uberto Bonetti

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu il 16 settembre 2009

ADRIANA BONETTI, figlia d’arte

Adriana Bonetti conserva intatto lo studio del padre Uberto, in Versilia conosciuto per aver dato vita alla maschera di Burlamacco, nel resto del mondo apprezzatissimo futurista. In questa chiacchierata parliamo ovviamente del papà, cercando di scoprirne qualche aspetto inedito e inaspettato…

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Signora Bonetti, ci racconti qualcosa di suo padre. Che persona era?
Era una persona gentilissima, molto seriosa, ma anche un burlone, molto ironico, rideva spesso. A volte sembrava serio e in disparte, ma era per timidezza.

Era timido quindi?
Sì. Quando lo invitavano a salire sul palco in occasione di qualche evento, non voleva mai andare! Però era un personaggio abituato a stare con la gente. Forse, più che timido, direi che era riservato. Però era la persona più gioviale di questo mondo.

Era ironico?
Sì, usava l’ironia con intelligenza.

Era un creativo…
Estremamente creativo! E anche molto distratto! La sua mente viaggiava oltre…

Lei non è figlia unica, vero?
No. Mia sorella Maria Elda ha otto anni più di me.

Anche lei si occupa di mantenere viva la memoria di vostro padre?
Io mi occupo delle cose dal punto di vista pratico e lei mi aiuta molto e mi sostiene psicologicamente.

Questo studio (siamo a Viareggio in via Raimondo Del Prete, NDR) era di suo padre?
Sì, dagli anni Cinquanta in poi questo è stato il suo studio. Al momento lo utilizzo io.

Come era lei da piccola? Che rapporto aveva con suo padre?
Io avevo sempre la matita in mano! Mi ricordo che lui stendeva la carta da disegno alle pareti e disegnava sempre. La passione per l’arte l’ho ereditata da lui.

Lei che lavoro fa?
Io sono grafico pubblicitario. Non sono pittrice. Mia mamma Paolina era brava… Dipingeva, ha fatto anche una mostra…

Sua mamma di cosa si occupava?
Ha fatto la cassiera, per circa 50 anni, in tutti i cinema di Viareggio.

Suo padre di aspetto esteriore come era?
Lui diceva sempre: “Non sono bello”. Più che bello era intelligente, una persona interessante. Aveva uno sguardo intrigante. Secondo me ha fatto innamorare tante donne!

Come si vestiva?
Portava sempre il fiocchino rosso. Non aveva i capelli dall’età di 20 anni.

Come si svolgeva la sua giornata-tipo?
Io me lo ricordo da anziano. Si alzava presto, a volte anche alle 5, e si faceva il caffè, poi magari tornava un po’ a letto. Soffriva di insonnia. Poi si lavava e usciva a prendere il giornale. Poi tornava e lavorava nel suo studio. Pranzava tardi. Nel pomeriggio faceva un riposino, leggeva e lavorava fino a tardi. Diceva sempre: “La sera lavoro meglio”.

Sul lavoro era esigente?
Era molto esigente e preciso. Magari faceva degli acquerelli e poi si arrabbiava perché secondo lui non andavano bene. Aveva un grosso difetto: si rapportava con i grandi, non per presunzione, e spesso nel confronto le sue cose non lo soddisfacevano.

Faceva vita mondana?
Veniva invitato spesso alle cene e ai convegni. Partecipava, ma era molto presente anche in famiglia.

Politicamente che indirizzo aveva?
Estrema sinistra. Ma la sinistra di adesso non gli sarebbe piaciuta. Ha lavorato tanto per il fascismo perché aveva paura della tortura. Lui era un artista e doveva lavorare anche sotto il fascismo, però portava sempre quel fiocchino rosso…!

Ci dica qualcosa di lui come artista…
Intorno ai 20 anni ha realizzato il Burlamacco. Faceva parte dell’ultimo futurismo. Negli ultimi anni di vita ha prodotto tantissime opere, ne ha regalate tante e altrettante sono andate perse.

Come mai regalava le sue opere?
Perché non teneva alle cose che faceva, non si dava delle arie da artista, perciò regalava…

Non era solo pittore, vero?
No. Ha fatto tanti viaggi per occuparsi di scenografie di film negli anni 1939-40. Ad esempio “Re Lear”, “Il faro”… Ma il suo grande amore è sempre stato l’acquerello. Usava un colore molto intenso che sembrava quasi olio. Poi era anche caricaturista, architetto, grafico pubblicitario. In campo artistico ha fatto tanti lavori.

Che scuole aveva frequentato?
Aveva fatto l’Istituto d’Arte, poi ha iniziato subito a lavorare. Diciamo che era molto autodidatta.

Amava il Carnevale, immagino…
Certo! Disegnava i bozzetti per i carri e per le sfilate.

Secondo lei, suo padre in vita ha avuto il giusto riconoscimento?
No, nella maniera più assoluta! Ha avuto tante soddisfazioni personali, ma poi è stato un po’ snobbato e per questo si era innervosito.

E attualmente secondo lei è riconosciuto nel modo adeguato?
No, perché la testa della gente non va bene. Non esiste più la stima verso le persone, manca la cultura.

Lei si occupa di mantenere viva la memoria di suo padre?
Sì, è un lavoro vero e proprio. Quando lui era in vita non voleva che lo aiutassi a mantenere la memoria delle sue cose. Allora lo aiutavo come grafica. Lavoravo per varie tipografie come fotografa e grafica e lui realizzava manifesti pubblicitari.

Adriana, ci parli un po’ di lei…
Sono nata a Viareggio il 21 agosto 1956. Ho fatto l’Istituto d’Arte a Lucca e l’Accademia di Belle Arti a Carrara. Nel 1982 ho lavorato a Milano come grafica e fino a sei anni fa ho svolto la libera professione. Ho realizzato diverse etichette per vino e olio. Poi sono tornata a Viareggio in pianta stabile per curare mia madre. Ho un figlio di 15 anni che si chiama Uberto e che ha già una grande passione per l’architettura. Al momento insegno grafica qui in zona.

Che locali frequenta?
Mi piace tanto la pizza. Ultimamente vado spesso alla Misericordia di Viareggio dove fanno degli ottimi spaghetti allo scoglio senza cozze! Poi mi piace bere bene: il vino rosso, Brunello di Montalcino. Non mi ubriaco mai perché lo reggo benissimo! Io sono timida: con un bicchiere di vino divento me stessa!

Un suo pregio?
Avere sempre la voglia di ricominciare.

Un difetto?
Sono troppo bischera! Poi ho un fondo di timidezza che a volte mi blocca un po’…

Qualche progetto futuro?
Riuscire ad organizzare mostre di Uberto Bonetti all’estero. Poi dedicarmi un po’ di più al mio mondo. Mi piacerebbe fare qualche mostra di miei lavori in zona. Vorrei anche partecipare a qualche concorso internazionale, perché quando ho partecipato in passato ho sempre avuto un buon risultato. Ho vinto oppure mi sono classificata.

Allora perché non partecipa?
Perché sono troppo modesta e ho sempre quella paura di non essere capace di fare le cose… Poi però se parto in tromba sono talmente testarda che riesco!

Tornando a suo padre, che locali frequentava?
Andava spesso al Bar Eden in Passeggiata. Andava ai veglioni di Carnevale, alle cene, era un uomo di mondo!

Aveva tanti amici?
Sì, buoni e cattivi!

Qualche passione?
Amava l’ebbrezza del volo, del movimento… Era un futurista!

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(FOTO DI CINZIA DONATI)

 

(1) Comment

  1. ........anonimo says:

    ridicola

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