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Alberto Fortis si racconta

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Alberto Fortis si racconta

L’INTERVISTA
uscita su Paspartu 1 settembre 2010

ALBERTO FORTIS si racconta

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Il cantautore Alberto Fortis è stato ospite della 6° edizione della rassegna “Viareggio Incontri. Cultura & Spettacolo”, manifestazione estiva che, in forma di talk show, è stata ospitata settimanalmente sulla terrazza del Caffè Il Principino di Viareggio. In quell’occasione abbiamo potuto incontrarlo e conoscere così l’uomo, l’artista, la sua vita, la sua carriera.

D: Alberto Fortis musicista e cantante. Come e quando ha deciso di dedicare la sua vita alla musica?
R: La musica è una passione nata molto presto. Come racconto nella mia biografia (“AL. Che fine ha fatto Yude?”, NDR), avevo cinque anni. Ho iniziato con l’acquisto di una batteria da cui non mi sono più staccato! Anche oggi in qualche canzone, in alcuni album, suono la batteria.

D: Cosa rappresenta per lei la musica?
R: La musica è un modo di metabolizzare il mondo, è un’ossigenazione vera e propria. Devo anche dire che per me la musica è paritetica all’aria.

D: Ha sempre avuto in mente di fare il cantautore?
R: No. Per i miei potenziali pazienti, ho rischiato di diventare medico! Ma per fortuna questa cosa non è successa! Ho fatto i primi tre anni di medicina, ma fortunatamente il gene dell’arte era predominante e ha vinto quello.

D: Come nasce l’idea di pubblicare un’autobiografia?
R: Innanzitutto volevo celebrare i primi trenta anni della mia carriera. Poi, da diversi anni, c’era anche la voglia di raccontare un po’ la mia storia, però non solo quella dei trenta anni di carriera. Mi ero proprio prefissato di raccontare in questa biografia cosa succedeva anche prima di diventare cantautore, cioè i periodi dell’infanzia, dell’adolescenza, della gioventù. Soprattutto volevo raccontare ciò che non si è mai saputo e ciò che non si è mai visto. Volevo dare informazioni su di me che non si trovassero già in giro.

D: Una carriera fatta da sedici album…
R: La mia carriera si divide tra Italia ed estero. Questi sedici album realizzati fino ad oggi nascono tra Stati Uniti, Inghilterra e Italia. Quindi le cose da raccontare in un libro erano molte.

D: Che differenza c’è tra pubblicare dischi in Italia e all’estero?
R: Forse c’era molta più differenza negli anni Ottanta. Ma non tanto nel pubblico. Penso che ci fosse, e c’è ancora, molta differenza nella funzione che la musica assume nell’aspetto sociale, nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni. In molti paesi all’estero è una funzione riconosciuta che ha uno spessore nella vita sociale.

D: Pensa di essere un artista controcorrente?
R: Penso di sì, nel senso che gli anni di carriera mi insegnano di sì. Fin dai primi esordi ho realizzato certi progetti musicali che secondo me sono validi tuttora. Certe canzoni rivolte alla situazione politica, che parlano in modo molto polemico del palazzo politico, sono canzoni dei miei inizi rivolte ad una situazione che tuttora, dopo trenta anni, è valida.

D: Le piace sperimentare?
R: Assolutamente sì. Ne ho pagato anche il prezzo. Nel senso che non credo di essere particolarmente furbo. Non ho avuto una strada facile. Con il successo però ho avuto delle soddisfazioni. Se il successo arriva, se ne va o ritorna, l’artista è soddisfatto.

D: Nel libro racconta di aver fatto tanti viaggi. Qual è il luogo più bello che ha visitato?
R: I territori che amo sono due. Io amo molto l’indianità, sia quella dell’est che quella dell’ovest del nostro pianeta. Seguo da molti anni la filosofia e la causa dei nativi d’America, cosa che mi ha portato nel 1992 a diventare ambasciatore Unicef per i bambini della popolazione nativo-americana Navajo. E poi mi affascina molto l’indianità dell’ovest, quella dei pensatori e dei grandi filosofi indiani.

D: C’è una similarità tra le due filosofie, dell’est e dell’ovest?
R: In questi percorsi si arriva a capire sempre più che c’è una grande similarità tra tutte le filosofie e che dobbiamo stare molto attenti al dogma, perché il dogma è quello che fa della religione la madre di tutte le guerre e questa è la cosa più assurda che ci sia al mondo. Ognuno di noi, nel rispetto degli altri, dovrebbe celebrare la propria esistenza.

D: Lei crede in Dio?
R: Sì, io credo in Dio. Sono credente e credo in qualcosa dopo la vita. Ho scritto una canzone dedicata alla tragedia dell’11 settembre che in sostanza chiede “A che Dio tu crederai?”, cioè è dedicata alla missione delle varie religioni. La frase che più riassume la canzone è quella che dice “un Dio non chiede che Dio vorrai”, questo perché, anche ammettendo l’esistenza di diversi leader religiosi, chiamiamoli così, io credo che nessuno di loro possa sopportare le negatività. Questo è il distinguo tra la spiritualità e l’aspetto dogmatico della religione, che, invece, è quello che non vuole considerare gli altri e io non credo che ci sia nessun Dio che non consideri gli altri. Questo è l’assurdo che la religione non deve perpetrare. Non ci sono motivazioni per cui tutti non dobbiamo credere ad uno stesso Dio: ecco questo ad esempio è un dogma creato dagli uomini.

D: La sua biografia rivela un Alberto Fortis con una spiccata sensibilità per i temi sociali e umanitari…
R: Sì. Ho vissuto esperienze uniche: dall’incontro con il Dalai Lama, all’impegno con l’Unicef, fino al ruolo di testimonial di Aism. In questa biografia racconto anche la sfera spirituale e la mia battaglia in favore dei più deboli.

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CHI E’…
Alberto Fortis nasce a Domodossola nel 1955. Si dedica presto alla musica: a tredici anni costituisce la sua prima band e a sedici ottiene la sua prima apparizione televisiva a Rai2. Consegue la maturità classica al collegio domese Mellerio-Rosmini e si iscrive alla facoltà di medicina, prima a Genova poi a Milano. Il suo album di debutto, “Alberto Fortis”, del ‘79, viene prodotto da Claudio Fabi ed è accompagnato dalla Premiata Forneria Marconi. Brani quali “La sedia di lillà” e “Il Duomo di notte” lo collocano rapidamente fra gli artisti più interessanti e amati del nuovo panorama musicale italiano degli anni Ottanta. Il videoclip a cartoni animati del brano “Milano e Vincenzo” è realizzato da Andrea Pazienza, e Tiziano Riverso gli ha dedicato “Berty”, una serie di fumetti ispirati al suo percorso artistico. Nell’arco della sua carriera Alberto Fortis ha pubblicato sedici album realizzati tra Italia, Stati Uniti e Inghilterra. Ha ottenuto un disco di platino e due d’oro e ha superato il milione e mezzo di copie vendute. Ha pubblicato due libri di poesie (“Tributo Giapponese” e “Dentro il giardino”), il romanzo autobiografico “AL. Che fine ha fatto Yude?”, è regista di molti dei suoi video musicali e autore di una sceneggiatura per il cinema che lo ha portato a contatti diretti con la DreamWorks di Steven Spielberg. Il brano “Il Duomo di notte” è stato incluso nella classifica delle 100 canzoni fondamentali nella storia del pop-rock, in compagnia di titoli quali “Imagine” di John Lennon e “Like a Rolling Stone“ di Bob Dylan. Partecipa nel 2006 all’evento televisivo Rai “Music Farm”, condotto da Simona Ventura. I concerti sono un punto di forza della sua carriera, tanto nelle esibizioni per pianoforte e voce, quanto in quelle con la sua band. Gli incontri con Paul McCartney, Yoko Ono e con il regista Wim Wenders, lo hanno portato a esibirsi in concerti live anche a Los Angeles e a New York. Sensibile ai temi sociali e umanitari, Alberto è stato ricevuto in udienza privata dal Dalai Lama, è ambasciatore UNICEF per i bambini della popolazione nativo-americana Navajo, e da tre anni è testimonial di AISM (Associazione Italiana contro la Sclerosi Multipla, presieduta dal premio Nobel Rita Levi Montalcini), insieme con il calciatore della Nazionale Gianluca Zambrotta. Alberto è inoltre testimonial di City Angels, associazione umanitaria di volontariato sociale. Per il suo impegno in favore dei diritti umani nel maggio 2009 gli è stato attribuito The Human Rights Hero Awards. Innovatore e attratto dalle tinte più viscerali e spirituali della musica, Alberto ama riassumere le sue scelte artistiche con i versi di Osho: “L’arte è come un fiore che nasce sul bordo della strada senza chiedere niente a nessuno, ma sempre pronto a farsi cogliere da chi lo sa riconoscere”.

AL che fine ha fatto yude

IL LIBRO
“AL. Che fine ha fatto Yude?”
Una sconfinata passione per la musica germogliata in tenera età, a soli cinque anni, quando chiede in dono a Babbo Natale una batteria. Erano ancora gli anni dell’infanzia trascorsa nella casa paterna a Domodossola, dove Alberto amava giocare nel suo angolo segreto, il “giardino delle fragole”. Poi la formazione della sua prima band, ancora tredicenne, e il debutto televisivo tre anni dopo. Sono le prime tappe della carriera di un artista a trecentosessanta gradi, spesso considerato “controcorrente” nel panorama musicale italiano. Questa biografia rivela un Alberto Fortis inedito, amante dei viaggi e della sperimentazione musicale, con una spiccata sensibilità per i temi sociali e umanitari. In AL si delinea il profilo di un artista poliedrico che ha vissuto esperienze uniche: dall’incontro con il Dalai Lama, all’impegno con l’Unicef in qualità di ambasciatore per i bambini della popolazione nativoamericana Navajo, fino al ruolo di testimonial di Aism (Associazione Italiana contro la Sclerosi Multipla, presieduta dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini). Senza mai trascurare l’importanza della sfera spirituale, Fortis, molto attratto dall’esoterismo, dai misteri della vita, si sofferma sui suoi incontri con artisti internazionali. Racconta i suoi grandi amori, la sua battaglia in favore dei più deboli, la sua incontenibile passione per gli Stati Uniti, svelando l’essenza e i valori di un artista talvolta ribelle, che spesso fatica ad adeguarsi alle logiche che regolano il mercato discografico.

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