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Anat Golandski, quando l’arte diventa terapia

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Anat Golandski, quando l’arte diventa terapia

anat golandski

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 1 settembre 2012

L’incontro con Anat mi ha colpito. Mi aspettavo di intervistare un’artista, e infatti così è. Ma dire di lei che è un’artista e basta… È veramente riduttivo. Tanto per cominciare viene da Gerusalemme e, come tutte le donne israeliane, in giovane età ha svolto due anni di servizio militare. Poi si è dedicata alla sua grande passione, l’arte appunto, fino a farla diventare un lavoro e a trasformarla in terapia per persone in difficoltà. Parlare con Anat è come aprire una finestra su un mondo…

anat golandski al simposium ashkelon
Anat Golandski al Simposium Ashkelon

D: Anat, dove e quando è nata?
R: A Gerusalemme, il 16 agosto 1956.

D: Preferisce che ci diamo del tu?
R: Sì, forse è meglio (ride).

D: Dove hai passato l’infanzia?
R: Fino a 14 anni ho vissuto a Gerusalemme.

D: Dopo dove ti sei trasferita?
R: Ho seguito i miei genitori, che si sono trasferiti negli Stati Uniti, in California.

D: Per motivi di lavoro?
R: Sì. Mio padre fu mandato dal Governo Israeliano a fare un dottorato per poter insegnare all’Università. Lavorava per la Pubblica Amministrazione.

D: Come erano i tuoi genitori?
R: Mio padre credeva molto nello studio e nella cultura. Mia madre faceva l’infermiera e la folclorista.

D: Cosa è un folclorista?
R: E’ un ricercatore di tradizioni popolari.

anat golandski nello studio
Anat nello studio

D: Cosa ricordi della “tua” Gerusalemme?
R: Ricordo che c’era un’aria molto intellettuale, cioè c’erano molti quartieri di stampo intellettuale. Pensa che il mio vicino di casa era un Premio Nobel per la Letteratura! Era molto meno religiosa di adesso. Ora è molto meno intellettuale di allora, molti giovani si sono spostati a Tel Aviv.

D: È stato un bel cambiamento passare da Gerusalemme alla California?
R: Il trasferimento a Beverly Hills fu uno choc.

D: In senso negativo?
R: No no, ero molto felice. Sono rimasta là due anni e sono stati gli anni più belli della mia vita. Ma sì, è stato un bel cambiamento, certo! Noi eravamo semplici, con i valori dell’interiorità e non dell’esteriorità. Là c’erano Miss, belle ragazze bionde (ride)… Tutto questo mi confuse molto. Però ho trovato anche belle persone e ho fatto belle esperienze.

D: Eri giovane…
R: Ero adolescente. È stato come un viaggio iniziatico. I miei genitori erano là per studiare, finiti i loro studi, siamo tornati a Gerusalemme.

anat golandski primo piano

D: Poi cosa è successo?
R: Ho finito gli studi e dopo ho fatto due anni di militare.

D: Militare?
R: Sì. Vorrei spendere due parole su questa cosa, se posso. In Israele siamo tutti molto partecipanti a ciò che succede. Il militare israeliano, anche se è vero che impara a combattere, ha anche tanti aspetti sociali. Si va, ad esempio, ad insegnare in posti degradanti, o a fare assistenza sociale per i soldati e per gli emigrati. Nel militare israeliano la componente sociale è molto forte.

D: In particolare, di cosa ti sei occupata durante il periodo militare?
R: Ho lavorato a Betlemme, nella U.S. Bank per la Palestina. Ero segretaria. Per me è stata un’esperienza unica e profonda, il periodo in cui ho conosciuto le mie migliori amiche.

anat golandski nel laboratorio
Anat nel laboratorio

D: Come nasce la passione per l’arte?
R: Mia madre era appassionata di scultura, ma non era artista. Durante il periodo militare in Israele, prendevo lezioni di pittura. Poi all’Università a Tel Aviv mi sono indirizzata verso la scenografia per il teatro.

D: Sei scenografa?
R: Ho fatto solo due anni di quell’Università. Non mi piaceva l’andamento del teatro e non mi piaceva l’ambiente, perché mi sembrava superficiale. Cercavo qualcosa di più profondo. Anche se dopo ho capito che la maschera non è nascondersi, ma piuttosto rivelare ciò che si è dentro. Cambiai indirizzo, tornai a Gerusalemme e presi Filosofia, come i miei genitori. Continuai comunque con il teatro, insieme a disegno, pittura, animazione.

D: Qual è l’esperienza lavorativa che ricordi con maggior piacere?
R: In generale il lavoro con i bambini. Ho lavorato in un centro che era una specie di doposcuola dove si insegnava ai bambini ad esprimersi attraverso attività come le maschere cinesi. Poi ho lavorato nel Museo d’Israele di Gerusalemme, altra bellissima esperienza. Anche lì si facevano attività per i ragazzi, che creavano osservando le opere esposte. Coinvolgere i bambini per me è una grande soddisfazione.

anat golandski prepara l installazione
Anat prepara l’installazione

D: Come hai deciso di trasferirti in Italia?
R: In Israele conobbi uno scultore russo che mi parlò di Pietrasanta e della possibilità di coltivare la passione per la scultura in pietra e marmo, che mi attirava molto. Mi piacque l’idea di questa città con la montagna vicino al mare. Nel 1984 decisi di traferirmi a Pietrasanta.

D: Appena arrivata, cosa hai fatto?
R: Ho conosciuto Renzo Santoli, secondo me uno dei migliori artigiani. Ho iniziato a lavorare da lui e ho imparato nel campo della scultura. Poi è diventato un lavoro stabile e ho preso in gestione lo Studio Lapis, che è un laboratorio di scultura.

D: Come vedi il futuro degli artigiani a Pietrasanta?
R: Lo vedo male. I soldi e l’ego hanno preso troppo il sopravvento. I laboratori stanno chiudendo. Io cerco di sensibilizzare le persone in questo senso e organizzo conferenze sul tema del futuro degli artigiani di Pietrasanta.

D: Secondo te, qual è il problema principale?
R: Non c’è passaggio dai “vecchi” ai “giovani”. Non c’è più nessuno che insegna a chi inizia adesso.

D: Una soluzione?
R: L’unica possibilità per uscire da questa crisi, secondo me, è di creare una buona scuola che insegni bene ai giovani.

D: La vedi cambiata Pietrasanta dal 1984 (anno in cui sei arrivata qua) ad oggi?
R: È cambiata l’atmosfera. Nell’84 c’erano tanti studenti, si lavorava impolverati, era tutto più autentico di adesso. Ora ci si preoccupa troppo di “mostrare” e poco di “produrre”.

anat golandski con una sua scultura
Anat con una sua scultura

D: Cosa è l’arteterapia?
R: È l’attivazione delle risorse delle persone attraverso la creatività. Ad esempio: lavorando la creta con le mani, possono venir fuori atteggiamenti inconsci. Si tratta di portare a galla cose che non vogliamo far vedere, che nella realtà di tutti i giorni neghiamo.

D: Come sei diventata arteterapeuta?
R: Ho fatto una scuola di quattro anni a Bologna.

D: Era una passione che avevi nel sangue da sempre?
R: Forse sì! La mia bisnonna è stata la prima donna ad occuparsi dei diritti della donna ed era assistente sociale in Germania. Io, quando sono arrivata in Italia, ho capito che volevo occuparmi di arte e, insieme, anche essere utile agli altri. Così ho iniziato a lavorare con i malati di aids, con i ragazzi del Ceis, nelle case famiglia.

D: Che strumenti usi per il tuo lavoro di arteterapeuta?
R: Uso molto la scenografia, la scultura, le maschere.

D: Il tuo impegno quotidiano?
R: Lottare contro questo sistema che non valorizza le persone.

anat golandski primo piano

CHI È…
Nata a Gerusalemme, dopo aver seguito studi di scenografia presso l’Università di Tel Aviv (1978-’79), frequenta corsi di disegno e animazione all’Accademia di Belle Arti di Bezalel (1980-’83) e pittura presso Yackov Rosenboim. Nel 1984 si laurea in Filosofia e Teatro, con approfondimenti in Storia dell’Arte e Storia della Musica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Dal 2000 partecipa a corsi di Arte Terapia a Bologna. Dal 1979 al 1983 produce programmi didattici d’arte al Centro Culturale per la Gioventù di Gerusalemme e presenta workshop in Storia dell’Arte Antica e di preparazione alla didattica presso il Museo di Israele di Gerusalemme. Nel 1985-86 fa da assistente alle mostre al Magnes Museum di Berkeley, CA. Nel 1995 partecipa a “Tremila Anni di Gerusalemme” ed insegna Arti Plastiche prima alla Scuola Superiore “Y.A. Ironny” di Tel Aviv e poi alla Scuola “Visual Theatre” di Gerusalemme. Nel 1997-’98 progetta carri di Carnevale per Ranana e Holon in Israele; si occupa della conduzione del Dipartimento di Scultura a Bet-Halochem a Tel Aviv; crea un progetto per l’ente “Arte per la Società” a Betshean in Israele e percorsi didattici per le scuole; conduce corsi di Arte Terapia presso il “Centro della Donna” di Tel Aviv e dal 2000 anche in Italia. Dal 2006 è membro della Royal British Society of Sculptors. Arriva a Pietrasanta nel 1984, dove fino al 1991 segue un apprendistato tecnico-artistico in marmo e bronzo negli studi artigiani di Renzo Santoli (scultura), Ledo Tartarelli (ornato) e Pasquino Pasquini (cesello). Nel 1987-’90 partecipa alla progettazione e costruzione di carri per il Carnevale di Viareggio. Nel 2004 rileva il laboratorio Santoli e Rovai a Pietrasanta rinominandolo “Lapis”. Dal 1997 si occupa di arte sociale e della conduzione di laboratori espressivi, che in seguito l’hanno portata allo studio di arteterapia presso la scuola Art Therapy Italiana. In questi anni, oltre al tirocinio in centri diurni della Versilia, Anat ha condotto gruppi privati, in particolare femminili. Ultimamente ha lavorato con il problema delle dipendenze di vario tipo, seguendo negli anni 2007-’08 tossici dipendenti nella comunità di Vecoli.

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