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Antonello Borella, una valigia piena di geniali idee

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Interviste

Antonello Borella, una valigia piena di geniali idee

antonello borella con il suo teatrino

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 1 luglio 2012

Sono sicura che Antonello non si offenderà se lo paragono ad Archimede Pitagorico dei fumetti Disney! E’ un inventore nel vero senso della parola, un ‘creativo’, se vogliamo usare un termine più alla moda. Ma lui non è certo un modaiolo: è una persona sensibile che si occupa di insegnare qualcosa ai bambini utilizzando invenzioni geniali, giochi costruiti con materiale riciclato. Raccontare tutto di lui in due pagine non è possibile. Ci abbiamo provato.

D: Antonello, parliamo di lavoro o di hobby?
R: Sono in pensione, per hobby costruisco lampade e giocattoli con materiale riciclato.

D: E’ una missione la tua?
R: Diciamo che mi piace insegnare ai bambini la raccolta differenziata. Per questo motivo la SEA mi ha convocato per propormi di fare questa cosa nelle scuole, per educare i bambini alla raccolta differenziata. Però io ho rifiutato, perché sono in pensione. Per hobby, sono un artista.

D: Questa attività di artista come si traduce nella pratica?
R: Invento cose che hanno come tema la raccolta differenziata, l’energia alternativa e l’alimentazione.

D: Partiamo dalla raccolta differenziata…
R: Invento e costruisco giocattoli con materiale riciclato, ad esempio lattine e tappi di plastica e, attraverso questi giochi, spiego ai bambini cosa è la raccolta differenziata.

D: Invece l’energia alternativa?
R: Qui, sempre attraverso giocattoli che progetto e costruisco, insegno ai bambini come si può usare il sole al posto dell’energia tradizionale.

D: E l’alimentazione?
R: Ho realizzato un semaforo alimentare.

D: Queste invenzioni a chi sono destinate?
R: Ai bambini. Nipoti, amici di nipoti, amici di amici di nipoti… Li riunisco in casa e li faccio giocare. E’ questo il mio hobby!

D: Torniamo alla raccolta differenziata. Puoi spiegarci meglio cosa fai?
R: Ho inventato e sviluppato una storia con un personaggio, uno spazzino, che è una lattina riciclata. Racconto la sua storia ai bambini in una specie di piccolo teatrino che ho costruito e che entra in una valigia. Barattolino (è il nome di questo personaggio) racconta che la Terra è coperta dai rifiuti e così scappano tutti. Allora lui spiega come si differenziano i rifiuti e costruisce Lattina, che lo aiuta a pulire la Terra.

D: Hai inventato una storia anche per spiegare l’energia alternativa?
R: Sì. In questo caso dico ai bambini di guardare i girasoli, che girano la testa in funzione del sole. In questa storia c’è uno spaventapasseri, Girello (lo spaventapasseri con l’ombrello), che non spaventa più i passeri, perché ormai sono diventati smaliziati. Allora si mette a osservare i girasoli che si muovono. Ne raccoglie un po’ e li mette su un ombrellino che in questo modo produce energia. Tutto per far capire che il sole è una fonte di energia.

D: La storia per spiegare l’alimentazione corretta invece in cosa consiste?
R: Il personaggio qui è uno Gnomo. Mi chiederai “Perché lo Gnomo?” Perché lo Gnomo resta bambino anche se ha cento anni. E perché resta bambino? Perché mangia cose naturali e sane. Attraverso questo Gnomo insegno che esiste un semaforo alimentare che, proprio come un semaforo stradale, indica cosa bisogna fare. Nel verde ci sono la frutta, la verdura, la pasta, il pesce, il latte. Nel giallo, che vuol dire che bisogna fare attenzione, ci sono i dolci, le uova, i formaggi, la carne. Nel rosso ci sono gli alcolici, le bibite gassate, le salse piccanti, le fritture. Lo Gnomo Dentino, poi, a fine storia dice che dopo i pasti bisogna lavarsi i denti con lo spazzolino.

D: I bambini si annoiano a sentir parlare di cose da fare e non fare?
R: Si annoiano a sentir parlare di frutta e verdura, allora poi si parla anche di pizza! Ma in generale li faccio partecipare attivamente alle storie.

D: Quindi inventi storie e costruisci i personaggi?
R: Sì, tutti con materiale riciclato. Le storie nascono in funzione di un insegnamento per i bambini. Quello che conta è l’idea: io non sono bravissimo a raccontare storie, ma i bambini vedendo le cose e gli oggetti che realizzo riescono a capire tutto.

D: Qual è il filo conduttore che lega tutte queste cose?
R: Ho una grande passione per insegnare le cose importanti. Sono convinto che ai bambini bisogna insegnare le cose corrette.

antonello borella

D: Da dove nasce questa esigenza?
R: Vedo che i bambini oggi sono presi dalla tecnologia. I genitori hanno poco tempo. Non c’è più creatività.

D: La creatività si può insegnare?
R: La vera creatività si sviluppa con poche cose semplici. I giochi tecnologici danneggiano perché soffocano la fantasia. Io l’ho imparato su di me, nella mia infanzia. Ho imparato ad amare le cose semplici, l’artigianato che è fondamentale, così come l’uso delle mani. Bisogna usare le mani per costruire e non solo per schiacciare bottoni.

D: Da dove viene la tua passione?
R: Direi che ho vissuto trenta anni a Firenze, dove ho imparato l’amore per l’arte e l’artigianato, e trenta anni a Viareggio, dove ho imparato l’amore per la natura, il mare, il divertimento.

D: I bambini ti criticano?
R: A volte sì! Mi dicono che dovrei mettere qualcosa di pauroso nelle mie storie! Ho risolto il problema parlando del Buco Nero, che è mostruoso e spaventoso…

D: Spiegaci meglio!
R: Un’altra mia passione è l’astronomia, perché guardando il cielo si impara ad essere umili. I pianeti e i satelliti sono cose belle, ma c’è anche il Buco Nero. Ho inventato una storia per spiegare ai bambini come funziona il cielo con tutti i suoi pianeti. Lo faccio parlando della Befana, che ormai è in pensione e racconta cosa ha visto da giovane quando volava sulla scopa. Si parla di alternanza tra giorno e notte, di pianeti, di Sole, di Via Lattea, di comete. Abbino gli elementi agli animali e racconto questa storia con un piccolo teatrino che ho costruito io stesso e che sta in una valigia.

D: Mi sembra di capire che la luce è un elemento ricorrente nella tua vita…
R: Sì. Senza dilungarmi, posso dirti che ho vissuto i primi mesi della mia vita al buio, era in tempo di guerra, nel 1943. Poi a Firenze ho studiato Architettura e ho lavorato per anni alla Targetti Illuminazione, dove costruivo le luci per il Natale. Qui nasce la passione per la luce e per il gioco. Alla Targetti mi occupai, da vero pioniere in questo campo, di luce per opere d’arte. Inventammo le lampade alogene, che in quel momento erano il futuro, per illuminare i Bronzi di Riace. Con questa idea la Targetti esplose nel mondo dell’arte. Io progettavo sistemi di illuminazione per gallerie d’arte e pensai un sistema che si chiama Radart che la Targetti ha brevettato.

D: Progetti futuri?
R: Un libro e un film che non si faranno  perché non ci sono soldi! Però intanto ho scritto la storia, che è una raccolta di notizie unite da un filo logico. Dentro c’è scienza, religione, fisica quantistica. Il film rimarrà un sogno!

D: Idee nuove?
R: Io tiro fuori continuamente idee nuove, ma tutti mi dicono sempre che per realizzarle ci vogliono gli sponsor!

D: Un messaggio per i nostri lettori?
R: Bisogna arrivare all’età della pensione con il fisico in forma e con la fantasia in testa, sennò la vita è finita.

CHI E’…
Antonello Borella nasce a Porretta Terme (Bologna) il 15 agosto 1943 e vive da circa trenta anni a Torre del Lago Puccini. Illuminotecnico, ha vissuto a Firenze dove ha maturato importanti esperienze nel campo dell’illuminazione di interni, con particolare attenzione all’illuminazione di opere d’arte. Ha collaborato con note industrie del settore, come ad esempio la Targetti. Come artigiano ha realizzato opere a metà strada tra la scultura e l’oggetto di arredamento e di design. Non solo quindi creatività artistica, ma anche praticità tecnica per le sue opere originali e uniche. Attualmente in pensione, per hobby costruisce lampade, progetta e costruisce giocattoli con materiali riciclati.

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