Ultimo aggiornamento 5 Marzo 2024

Come nasce un elefante lo sappiamo!
No, aspettate! Questo è un elefante speciale!
È un gigante di carta realizzato dall’artista costruttore pluri-vincitore del Carnevale di Viareggio Jacopo Allegrucci.

Ho intervistato l’artista e il curatore e critico d’arte Tommaso Tovaglieri, per capire come, quando e perché è nato Bibo, il nostro elefante protagonista di mostre.

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci

Il maestro Allegrucci mi ha ospitato durante le varie fasi di realizzazione dell’opera, durante le quali ho potuto scattare tutte le foto che vedete in questa pagina, che sono il “dietro le quinte della nascita di Bibo”!

OMG! There’s an elephant in the room!

Dopo la nascita, avvenuta dentro l’hangar di Viareggio di Jacopo Allegrucci, l’elefante ha fatto la prima tappa della sua vita espositiva ad Arezzo, presso Le Nuove Stanze, per la mostra “Se ti va facciamo da me” curata da Tovaglieri.

Ad Arezzo si vedeva l’elefante costretto in un piccolo spazio, una stanza, che creava un effetto straniante e allo stesso tempo coinvolgente e accogliente.

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci
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L’elefante nella stanza, “Elephant in the room”: l’espressione anglosassone con cui si vuole indicare un problema molto evidente, ma di cui non si intende fare parola.

“Come è potuto entrare l’elefante in questa piccola stanza?” è il quesito che inevitabilmente si poneva ogni spettatore.

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci
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Di cosa è fatto questo elefante?

L’elefante di Jacopo Allegrucci, soprannominato dall’autore stesso “Bibo”, è una scultura in cartapesta con un’intelaiatura di polistirolo, che occupa uno spazio di circa cinque metri di lunghezza, tre metri d’altezza e due metri di larghezza, realizzato tra ottobre e novembre 2023, a Viareggio, nell’hangar dove Allegrucci allestisce i carri per il Carnevale.

È ricoperto da collage di carta di giornale, su cui affiorano le scritte del quotidiano, in modo casuale… O forse no!

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Il modellino
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cinzia donati giornalista e blogger 2

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con un occhio attento alla socialsfera.
Amo intercettare e raccontare persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le interviste, che chiamo scherzosamente “torture”!

Sono appassionata di tecniche e interventi mirati a dare visibilità, come ad esempio la tortura personalizzata o il corretto uso dei social.
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L’intervista a Jacopo Allegrucci

Come nasce l’idea dell’elefante?
Con Tommaso Tovaglieri, curatore con cui avevamo già in mente l’idea di una mostra, sono andato a visitare gli spazi espositivi Le Nuove Stanze di Arezzo. Mentre prendevo visione degli spazi, ho visto questa stanza e subito mi è venuto in mente qualcosa che potesse riempire tutto lo spazio. Avendo già in testa l’idea di realizzare un elefante di carta, è venuto fuori il detto anglosassone ed è nata l’idea decisiva.

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Puoi raccontarci gli step della nascita di Bibo?
Ho iniziato a progettare l’elefante. In genere per le mie opere faccio prima dei disegni, in questo caso invece ho stampato la fotografia di un elefante vero, per poi riprodurlo in tre dimensioni su scala. Poi sono passato alla modellatura dello scheletro, in polistirolo, applicando sopra la carta.

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci

Perché lo hai lasciato in carta di giornale, cioè non lo hai colorato?
Perché la carta racconta un mondo…

Quanto tempo hai impiegato in tutto per realizzarlo?
Ci ho lavorato nei giorni di sabato e domenica, nell’arco di due mesi. In tutto per circa 10 giorni.

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Una volta pronto, come lo hai trasportato ad Arezzo?
Nato a Viareggio, ho dovuto farlo letteralmente a pezzi per trasportarlo. Lo smontaggio è stato complicato. Ho caricato i pezzi su un furgone e con i miei collaboratori Gabriele Galli e Gionata Campanaro siamo andati allo spazio espositivo.

“La carta racconta un mondo…”

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Lo spezzatino di elefante!

Qual è stata la parte complicata?
Sicuramente il montaggio ad Arezzo. Il giorno prima sulla via Mazzini, dove si trova Le Nuove Stanze, avevano montato le luci del Natale e sulla strada c’era questa illuminazione natalizia che ci impediva il passaggio dalla finestra, come avevamo previsto.

Un momento difficile?
Sì! C’è stato un momento in cui abbiamo pensato di doverlo riportare a casa! Poi l’uomo che montava le luci ci ha prestato una scala e tutto si è risolto.

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci

Lo spezzatino è stato ricomposto

Com’è andata questa prima mostra?
Direi bene, è piaciuta. Infatti è stata anche prorogata.

Ora Bibo dove va?
Ora è a Viareggio, in fase di restauro perché nello smontaggio si è rotta la proboscide. Ma sicuramente non si ferma: a breve dovrebbe andare a Milano.

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Rimaniamo in contatto, perché seguiremo tutti i suoi spostamenti, spezzatini e ricomposizioni 🙂

Perché questo titolo “Se ti va facciamo da me”?
In realtà non c’è una spiegazione. Mi piaceva perché ha un senso ironico. La stanza è piccola, un elefante ci entra a malapena, quindi che dica pure “Se ti va facciamo da me” ha un senso di ironia. Ma allo stesso tempo anche di accoglienza.

L’intervista a Tommaso Tovaglieri

Per quei lettori che non ti conoscono, se dovessi riassumere in poche righe “chi sono e cosa faccio”, cosa scriveresti?
Io sono tante cose, perché fin da bambino mi piace l’arte del travestimento, in questa società che lo permette, quindi mi piace passare da un ruolo all’altro. In questa occasione sono uno storico e un critico d’arte, un insegnante di Storia dell’Arte all’Università di Milano, i cui occhi si sono posati sull’arte di Jacopo Allegrucci.

Perché sostieni Allegrucci?
Perché quando mi trovo a scegliere, rispetto all’oggi, in quanto critico, in qualche modo rifiuto il velleitario, il facile entusiasmo. Da quando c’è stata la rivoluzione del concettuale e quindi l’artista è colui che dice di esserlo, si sono, diciamo, inquinate le acque con velleitari e facili entusiasmi. A me interessa il mestiere oppure la sua assenza, la sua finzione, il travestimento, quindi la vita. Jacopo Allegrucci appartiene alla prima famiglia, quella del mestiere. Allegrucci è un carrista, è un collagista, è costruttore di macchine allegoriche per il Carnevale di Viareggio. Ha un’esigenza artistica che lo porta tutti i giorni in quell’hangar a realizzare delle opere meditate, pensate, che io cerco di sostenere lasciandolo completamente libero. Allegrucci ha le mani d’oro. Che non è di per sé la patente di artista, però oggi davanti al tutorial, all’intelligenza artificiale, il mestiere, tenere in mano il pennello, per me, è già tantissimo. Allegrucci ha questa dimensione, estremamente semplice, che accende l’opera d’arte, perché crea personaggi, come il nostro elefante.

“Allegrucci ha le mani d’oro”

se ti va facciamo da me l'elefante di carta di jacopo allegrucci
Mi sono selfata sotto l’elefante!

Come hai conosciuto Jacopo Allegrucci? In cosa consiste la vostra collaborazione?
L’ho conosciuto tramite un comune amico, che si chiama Simone Anichini. Quando lui mi disse di dare un’occhiata alle opere di questo collagista, artista del Carnevale, magari di sentirlo per telefono, io ho esercitato un po’ di snobismo, avevo paura che fosse il solito madonnaro e ho messo avanti degli impegni veri e presunti e non l’ho chiamato. Nel momento in cui poi ho sentito Jacopo al telefono, persona dolcissima, estremamente educato, poi quando ho visto le opere e gli ho chiesto “ma è tutta carta?”, ho capito che “caspita! Sembrano dipinti virtuosissimi!”, ho capito che ha un’abilità tecnica e una capacità elevata di “dipingere” con il collage. Questo è stato il primo incontro. Ho curato la sua prima mostra alla GAMC di Viareggio dei suoi ritratti in collage. Oggi più che mai capiamo che Allegrucci è colui che ha proiettato il carro del Carnevale a opera d’arte autonoma. Allegrucci ha portato la dimensione popolare, fieristica del carro a non essere più solo un aspetto goliardico.

Il nostro elefante come nasce?
L’occasione è data da Le Nuove Stanze di Magonza Editore ad Arezzo, di Alessandro Sarteanesi e Moira Chiavarini, che conoscono Jacopo, ne vedono le opere e se ne innamorano, come tutti quelli che vedono le sue opere per la prima volta e decidiamo di fare una piccola mostra. Ci viene in mente questa idea di sorprendere il pubblico, che in genere si aspetta o i quadri alle pareti oppure la performance, con questa costruzione tridimensionale del pachiderma che sta nella stanza.

“Allegrucci ha questa dimensione, estremamente semplice, che accende l’opera d’arte, perché crea personaggi”

Si chiama Bibo?
Io sono per difendere l’universalità dell’opera e non amo chiamarlo Bibo, anche se so che qualcuno maldestramente ha chiesto durante una cena “Come si chiama l’elefante?” e Jacopo, sempre in modo carino, ha risposto “Si chiama Bibo”, perché questo nome si legge su un pezzo di carta sull’opera. Ma perché non amo chiamarlo così? Perché quello è principalmente l’elefante di Jacopo Allegrucci, è un elefante per tutti che si manifesta nella stanza. Riconoscibile perché è uno dei personaggi di Allegrucci. La cosa meravigliosa di Jacopo è che quando realizza i suoi personaggi, lo fa vestendoli e connotandoli con uno stile robustissimo e immediatamente riconoscibile.

È un “Elephant in the room”
L’idea è stata di giocare su più livelli, l’idea di avere qualcosa di ipocritamente gigantesco in una stanza, ma far finta che non ci sia. Esiste un problema evidente a tutti, ma non gli si dà voce. Il leit-motiv che accompagna tutta l’opera di Allegrucci è questo aspetto fanciullesco, che risiede anche nel suo cognome, quindi il titolo della mostra era “Se ti va facciamo da me”. All’inizio c’è questa presenza impositiva per il pubblico, che poi però empatizza subito con questo pachiderma così giocoso.

Cosa vedi nel futuro del nostro gigantesco elefante di carta?
Lo porteremo a Milano per un evento speciale.

Chi è Jacopo Allegrucci

Jacopo Allegrucci (Viareggio, 1977) è un artista, collagista e costruttore di macchine allegoriche del Carnevale di Viareggio, manifestazione che l’ha visto vincitore nelle varie categorie, specialmente per la costruzione dei “carri grandi” dove ha conseguito, nelle ultime edizioni, quattro primi premi, tra cui quello dedicato al centocinquantesimo anniversario del Carnevale (2023).
Nel 2020 ha esposto la sua prima personale alla GAMC di Viareggio, intitolata “Volti”.

FOTO DI CINZIA DONATI

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