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Francesco Chicchi, campione del mondo di ciclismo under-23

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spettacolo

Francesco Chicchi, campione del mondo di ciclismo under-23

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 16 ottobre 2011

FRANCESCO CHICCHI

E’ stato campione del mondo under-23. Il suo sport è il ciclismo, che da passione piano piano si è trasformata in professione. Francesco ci racconta cosa succede quando si hanno le due ruote nel sangue… Arriva al nostro appuntamento per l’intervista con una sfrecciante Lamborghini arancione!

francesco chicchi 1

D: Wow che macchina! Hai attirato l’attenzione di tutta la piazza!
R: Me la sono regalata lo scorso anno. E’ stata una scommessa vinta…

D: Cioè?
R: Avevo detto che me la sarei comprata dopo un tot di gare vinte e così ho fatto!

D: Partiamo dall’inizio. Dove e quando sei nato?
R: A Camaiore, il 27 novembre 1980.

D: Dove vivi?
R: A Lido di Camaiore con la mia fidanzata Martina, con cui convivo da gennaio.

D: Prima di iniziare la convivenza, dove vivevi?
R: A Nocchi (Camaiore).

D: Da solo?
R: No. Con i miei genitori. Dopo sette anni di fidanzamento con Martina, però, era giusto provare a vivere insieme a lei.

D: Che lavoro fai?
R: Il ciclista.

D: Ah! E’ un lavoro vero e proprio?
R: Certo. Per la categoria professionisti, di cui faccio parte, è un lavoro a tutti gli effetti, perché siamo dipendenti, assunti dalla squadra della quale vestiamo la maglia.

D: Quando hai capito di avere questa passione per la bicicletta?
R: La passione è nata con me, cioè l’ho sempre avuta.

D: In casa qualcuno correva in bici?
R: Sì. Mio padre correva da dilettante e da amatore.

D: Per lui il ciclismo è mai stato un lavoro?
R: No. Ha una falegnameria a Nocchi e gestisce quella. In ogni caso, è lui che mi ha trasmesso la passione per la bicicletta.

D: Quando hai iniziato a correre?
R: A 8 anni. Ero il classico “pulcino”. Inizialmente era solo un hobby, così tanto per fare un po’ di sport…

D: Con quale squadra hai iniziato?
R: Con il GS Versilia. Sono rimasto con loro fino all’età di 15 anni.

D: Partecipavi alle gare?
R: Sì, certo! Ogni domenica. Ricordo che si partiva con il furgone della squadra e sembrava più una gita che altro, perché eravamo bambini. La squadra era ben organizzata. Ogni domenica partivo e i miei genitori mi hanno sempre seguito.

D: Immagino sia stato un bell’impegno per loro portarti ogni domenica a una gara…
R: Sì. Ci vuole passione.

D: Sei figlio unico?
R: Sì.

D: Dove si svolgevano le gare?
R: In tutta la Toscana.

D: Vincevi?
R: Qualche volta. Ma c’era sempre un ragazzo che mi batteva. Alla prima corsa a cui ho partecipato, a Pietrasanta, sono arrivato secondo.

D: La prima vittoria importante?
R: Da juniores, avevo cioè 16 anni, vinsi la prima tappa del Giro della Lunigiana, che è una gara internazionale. In quel momento ho capito che forse potevo riuscire a vivere con la bicicletta.

D: In Toscana il ciclismo è uno sport molto sentito, vero?
R: Sì. Però penso che le corse siano troppo selettive.

D: In che senso?
R: I percorsi non sono adatti a tutti i tipi di ciclisti.

D: Puoi spiegarci meglio?
R: Io, ad esempio, sono velocista, cioè vado bene in pianura e faccio lo scatto alla fine. Gli scalatori invece vanno bene in salita. Hanno però una conformazione fisica molto diversa dalla mia, sono più leggeri.

D: Dopo aver vinto la tappa del Giro della Lunigiana, da hobby è diventata professione?
R: Non subito. L’anno successivo andai in una squadra di Reggio Emilia, la “Aqua” e fu il primo anno da dilettante, che è un semi-professionista.

D: Cosa vuol dire esattamente “dilettante”?
R: Vuol dire che la passione si è trasformata in impegno, però è ancora un hobby.

D: Per quanto tempo sei rimasto dilettante?
R: Per quattro anni. I primi due anni sono stato a Verona con la “MG”. Il secondo anno ho fatto il militare a Firenze.

D: Hai abbandonato per quell’anno?
R: No no! Ci credevo molto e ho continuato ad allenarmi. Quando gli altri avevano il tempo libero, io mi allenavo. Nel 2002 passai alla “Trevigiani”, di Treviso, ed è stato l’anno in cui mi distinsi rispetto agli altri. Vinsi in tutto 11 gare, fra cui 2 tappe del Giro d’Italia per dilettanti e il Campionato del Mondo a Zolder, in Belgio.

D: Come si fa a partecipare al Campionato del Mondo?
R: C’è una commissione specifica che sceglie 5 partenti per ogni nazione, tra i migliori dell’anno in corso.

D: Poi cosa è successo?
R: Il giorno dopo della vittoria a Zolder, firmai per diventare professionista con la “Fassa Bortolo”, con cui sono rimasto per 3 anni.

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D: Tecnicamente cosa significa essere “professionisti” nel ciclismo?
R: Significa che è diventato un lavoro vero e proprio, cioè sei diventato dipendente di una squadra.

D: Vittorie con la Fassa Bortolo?
R: Vinsi 3 gare in 3 anni. Sinceramente, mi trovai spiazzato per il cambiamento a livello organizzativo. Non sapevo come gestire da solo i miei allenamenti, perché prima avevo un allenatore che mi preparava. Inoltre in quei 3 anni ho avuto anche qualche problema di salute…

D: Poi hai cambiato squadra…
R: La Fassa Bortolo ha chiuso, sono andato alla “Quick Step” in Belgio e ho vinto 3 gare in un anno. Poi sono tornato in Italia e per 4 anni ho corso con la “Liquigas”, che in quel momento era la squadra migliore. In quegli anni ho vinto 19 gare e ho preso parte al Tour de France. Nel 2011 sono tornato alla Quick Step.

D: Come mai sei tornato con loro?
R: Per diversi motivi. Mi ero trovato benissimo. Poi, anche se è una squadra belga, uno dei due team manager è italiano. In generale è stata una scelta professionale.

D: Vittorie quest’anno?
R: Ho fatto il Giro d’Italia, ma per una serie di motivi è stato un anno sfortunato. Ho realizzato 6 secondi posti. Ormai siamo a fine stagione…

D: Dopo andrai in vacanza?
R: Sì. Ci sono 3 settimane di ferie.

D: Quando riparte la stagione?
R: A gennaio, ma la mia preparazione riparte a metà novembre.

D: Cambierai squadra?
R: No. Sarò ancora con la Quick Step.

D: Ho notato che tantissime persone ti conoscono e ti salutano. Sei molto amato!
R: Mi fa piacere. Però devo dire che quando va tutto bene mi fa ancora più piacere! Quest’anno, che ho vinto un po’ meno, succede che quasi tutti mi chiedono il perché e a volte non ho voglia di mettermi a dare spiegazioni. Però questo è il mio lavoro…

D: Il prossimo obbiettivo da raggiungere?
R: Le Olimpiadi a Londra a luglio 2012.

D: Raccontaci la tua giornata-tipo…
R: Mi sveglio alle 8:30, faccio colazione…

D: Segui una dieta?
R: Certo. Da sempre. Poi alle 10 mi trovo con i miei compagni di allenamento e fino alle 14 mi alleno con loro.

D: Chi sono?
R: Siamo in 4. Alessandro Petacchi e due dilettanti di Camaiore: Nicolas Francesconi e Marco Da Castagnori.

D: Poi?
R: Poi pausa pranzo, leggero, alle 14:30. Il pomeriggio è libero. Alle 19:30 ceno e alle 23 vado a dormire.

D: Cosa fai nel tempo libero?
R: Guardo la televisione, gioco con la Playstation. Oppure ho i massaggi sportivi.

D: Usi Facebook?
R: Sì. Ho ritrovato tanti vecchi amici…

D: Frequenti locali notturni?
R: Poco. Qualche volta vado in discoteca in inverno. Ma la vita notturna non è compatibile con quella dell’atleta!

D: Hobby?
R: Sto prendendo la patente nautica.

D: Un tuo difetto?
R: Dò troppa confidenza alle persone e a volte rimango deluso.

D: Un pregio?
R: Non sbaglio mai! (ride) Scherzo! Sono allegro e solare con tutti.

D: Se non fossi diventato ciclista, cosa avresti fatto?
R: Sicuramente il comico!

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CHI E’:
Francesco Chicchi (Camaiore, 27 novembre 1980) è un ciclista su strada e pistard italiano che corre per la Quickstep Cycling Team. Nel 2002 è stato campione del mondo under-23.

 

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