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Gianni Bini: da dj a produttore discografico

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musica

Gianni Bini: da dj a produttore discografico

L’INTERVISTA
uscita su Paspartu 1 luglio 2010

GIANNI BINI

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Incontriamo Gianni Bini nel suo studio di registrazione. Uno studio “provvisorio”, perché quello che aveva in via Ponchielli a Viareggio è andato completamente distrutto nella strage ferroviaria del 29 giugno scorso. Una vera fortuna che al momento esatto della strage non ci fosse nessuno a lavorare, se consideriamo il fatto che la maggior parte degli studi di registrazione lavora anche di notte… Gianni prevede che i lavori in corso al nuovo studio, che sta risorgendo proprio in via Ponchielli, siano terminati entro breve.

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D: Gianni, che lavoro fai?
R: Produttore discografico.

D: E’ un vero e proprio lavoro? Lo fai da sempre?
R: Sì, è un lavoro vero e proprio. Però ho iniziato come dj ai tempi di BussolaDomani.

D: Che scuole hai frequentato?
R: Ho fatto l’I.T.I. Sono perito elettronico.

D: Da chi hai ereditato la passione per la musica?
R: Diciamo da parte di mia mamma. La sua è una famiglia di musicisti da generazioni, fino al bisnonno. Sai che il mio bisnonno era “quel” Giuseppe Pardini che dà il nome alla Banda di Torre del Lago Puccini? Poi i miei nonni suonavano: la nonna il pianoforte e il nonno la batteria. Mia madre cantava e avrebbe potuto avere una bella carriera, a cui ha rinunciato per dedicarsi alla famiglia.

D: Insomma possiamo dire che in casa tua si è sempre respirata aria di musica…?
R: Eh sì. Sono cresciuto ascoltando jazz, soprattutto Benny Goodman.

D: Come sei passato dal jazz alla discoteca?
R: Direi che fin da piccolo mi sono sempre appassionato al mondo discotecaro. Ricordo che a 14 anni, come regalo di Natale, chiesi i piatti e il mixer.

D: E te li hanno regalati?
R: Sì.

D: Quindi ti sei trasformato in dj…?
R: Ho imparato e poi a 18 anni ho avuto la mia prima esperienza lavorativa in questo campo, nel tendone di BussolaDomani per tutto il periodo invernale.

D: In quali altre discoteche hai lavorato?
R: Dal 1990 al 2007 in lungo e in largo per la penisola, ma ho avuto anche la fortuna di girare quasi tutta l’Inghilterra, la Spagna, poi anche Messico, Sudafrica, Grecia…

D: Lavoravi fisso per una discoteca oppure ruotavi?
R: Ho sempre girato per varie discoteche, evitando un ruolo fisso per non fossilizzarmi su un genere specifico. Mi piaceva, piuttosto che andare dietro alla moda del momento, proporre una mia musica che mi potesse contraddistinguere. Avevo 18 anni, era il 1987 e in Italia l’house era all’inizio. Mi dedicai a quella.

D: Ora cosa c’è di nuovo nel panorama musicale?
R: Secondo me ci sarebbe bisogno di creare veramente qualcosa di nuovo. Ci sarebbe da azzerare tutto e fare una specie di “reset” dal punto di vista sia musicale che organizzativo. Ma ora come ora iniziare qualcosa di nuovo è impossibile. Forse si potrebbe azzardare un passo indietro, proprietari di locali e dj.

D: Si guadagna bene facendo il dj?
R: Guarda, il dj è una figura che vive un grande contrasto: una ristretta cerchia di dj è anche star e guadagna tantissimo. Poi ci sono tantissimi dj che invece non guadagnano nulla. Comunque non credo sia possibile vivere facendo solo il dj.

D: Tu lo fai ancora?
R: Può capitare, ma non è la mia attività principale. Oggi ho uno studio di registrazione. Una buona parte dei miei clienti è fatta di giovani dj che autoproducono un loro primo album, che poi servirà da “biglietto da visita” per presentarsi sul mercato.

D: Nel tuo lavoro, ti sei mai tolto soddisfazioni particolari?
R: Come dj sì. Dagli anni Novanta e fino al 2005 ho suonato i miei dischi in tutte le discoteche più famose del mondo. Posso dire che mi sono tolto tutte le soddisfazioni!

D: Collabori con qualche collega?
R: Ho sempre avuto un “socio” nelle mie avventure: per 9 anni è stato Fulvio Perniola. Insieme a lui ho tirato fuori un genere di musica “mio”. Dal 1996 invece collaboro con Paolo Martini con il quale gestisco il nostro business.

D: In cosa consiste il “tuo” genere di musica?
R: Prendo quello che la tecnologia offre musicalmente, poi lo faccio mio, cercando sempre di non copiare gli altri.

D: …Come produttore discografico invece cosa puoi raccontarmi?
R: Come dicevo, dal 1996 ho iniziato un percorso con Paolo Martini che mi ha portato a creare l’etichetta Ocean Trax Records e lo studio House of Glass. Come produttore mi interessano vari generi, sia house che commerciale. Negli anni Novanta alcuni miei progetti hanno raggiunto i vertici delle classifiche. Parlo di Netzwerk, Goodfellas, Eclipse. Anche l’attività di remixare pezzi già conosciuti mi dà soddisfazione: ho remixato pezzi di Diana Ross, Simply Red, Jamiroquai, Backstreet Boys, Mario Biondi, Whitney Houston. Per quest’ultima ho curato parte degli arrangiamenti del live tour 2010.

D: Il tuo studio è da sempre a Viareggio?
R: No, per sei anni l’ho avuto a Massa. Poi dal 2006 mi sono trasferito a Viareggio, in via Ponchielli (la via diventata tristemente famosa perché colpita dal disastro ferroviario del 29 giugno, NDR). Lo studio di via Ponchielli è andato completamente distrutto il 29 giugno scorso. Però al momento lo sto ricostruendo e spero di poter tornare operativo nel mese di settembre. Pensa che lavorare di notte, per uno studio di registrazione, è una cosa normalissima. Quella particolare sera, per fortuna, non c’era nessuno…

D: Al momento, a cosa ti stai dedicando in particolare?
R: Sto producendo l’album di Paola e Chiara. Probabilmente uscirà a settembre e sarà pop/dance. A breve uscirà il primo singolo: “Pioggia d’estate”.

D: Descrivici la tua giornata modello…
R: Alle 8 accompagno i bimbi a scuola (Nicola di 5 anni e Anna di 2 anni). Faccio una colazione dietetica (dovrei perdere 3 o 4 chili) e poi vado in studio, dalle 9 fino alle 20. Vivo a Viareggio con la mia compagna Ilaria. La sera vado a casa e cucino: sono io il cuoco di casa! Poi dopo cena sto con i miei figli e monto i Lego!

D: Una compagna, due figli, i Lego… Hai una vita piuttosto “tradizionale”, per essere un dj!
R: Sì, sono tradizionale! Anni fa andavo a dormire alle 7 di mattina, ma ora sono più regolare e vado a dormire prima di mezzanotte. E’ importante stare bene!

D: Non ti è mai interessato lo “sballo”?
R: No, pur essendo da sempre in questo ambiente, non ho mai sgarrato in questo senso. Un po’ lo devo alla mia famiglia e un po’ allo sport, il tennis, che ho praticato a livello agonistico.

D: In cosa consiste il lavoro di produttore discografico?
R: Ascolto i tantissimi pezzi che mi arrivano dai giovani che cercano un produttore. Per scegliere di produrre qualcuno seguo il mio gusto personale, oppure l’andamento del mercato.

D: Un consiglio per chi volesse intraprendere la carriera di dj?
R: Ci vogliono determinazione, entusiasmo, caparbietà. E anche qualche soldino da investire. Bisogna avere una predisposizione per la musica, ma anche per la tecnologia, perché quando ho iniziato io c’era il giradischi, ma ora c’è quasi solo il computer. Anzi fra quattro o cinque anni non esisteranno più nemmeno i cd e i dj si collegheranno alla discoteca direttamente da casa senza fili!

D: Vai mai in discoteca per svago?
R: No. Non ci andrei mai per svago!

D: Un sogno nel cassetto?
R: Scoprire, da produttore, un artista italiano emergente che arrivi a vendere tante copie.

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CHI E’…
Gianni Bini comincia la sua avventura nel mondo musicale come dj alla fine degli anni Ottanta. Dopo circa un decennio, dall’incontro con Fulvio Perniola, nasce il progetto “Fathers of Sound”, grazie al quale stringono agganci con label e artisti inglesi (Danny Rampling e Pete Tong). Nel 1998 fonda la Ocean Trax con Paolo Martini. Ad oggi Gianni, oltre al progetto Bini e Martini, collabora con Michael Baker (produttore di fama internazionale, nonché di Giorgia e direttore musicale di molti artisti internazionali come Whitney Houston) e sta lavorando all’arrangiamento di due delle più famose canzoni di Whitney Houston, “Dance with somebody” e “Every Woman”.

 

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