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Giuseppe Cordoni, una vita per l’arte e per la poesia

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arte cultura

Giuseppe Cordoni, una vita per l’arte e per la poesia

giuseppe cordoni

L’INTERVISTA
pubblicata sul magazine Paspartu 1 aprile 2013

“Non rilascio mai interviste”. Parte così la chiacchierata con Giuseppe Cordoni. Senza chiedergli il motivo, comprendiamo che si tratta di un “evento unico”! A fine intervista, scopriremo che è semplicemente per umiltà e riservatezza. Scopriamo insieme chi è e che cosa fa questa persona dall’aspetto elegante, che ci spiega come nasce e come si organizza un grande evento artistico.

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Partiamo con una domanda semplice: che lavoro fa?
Sono un ex insegnante, al momento poeta e critico d’arte. Da circa 25 anni organizzo eventi di scultura e pittura a Pietrasanta.

Come mai proprio a Pietrasanta?
Sono partito da lì perché è la mia città. Poi però l’attività si è espansa e ho organizzato mostre sia in Italia che all’estero: Roma, Praga, Parigi e altre importanti città.

Come nasce la sua passione per l’organizzazione di eventi d’arte?
Posso dire che il mio interesse verso gli artisti, vivendo a Pietrasanta, città d’arte, è nato quasi al bar, negli anni Settanta. Nel 1993, sono stato io, insieme all’editore Enrico Botti, a proporre la piazza Duomo come location per mostre d’arte e, da allora fino a oggi, sono l’ideatore di molti eventi espositivi anche itineranti e in particolare di scultura.

Prima del 1993 non si era mai parlato di mostre in piazza Duomo?
Negli anni Settanta c’erano state due mostre che avevano avuto lo scopo di evidenziare il rapporto tra artisti e artigiani. Gli artigiani sono importantissimi, ad esempio: al momento Pietrasanta è il massimo per chi si dedica al bronzo. La mia idea era di mostrare questo fondamentale rapporto tra arte e artigianato e mostrare la centralità di Pietrasanta in questo senso. Posso dire che dal 1993 in poi è uscita fuori questa idea.

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Quindi lei in pratica di cosa si occupa?
Sono ideatore e organizzatore di eventi legati all’arte. Ho smesso di insegnare da dieci anni. Parallelamente porto avanti anche l’attività di poeta, strettamente correlata all’arte.

Qual è la mostra più recente di cui si è occupato?
Quella di Helga Vockenhuber, “L’anima trovata”, nella Chiesa di Sant’Agostino e in piazza Duomo.

Da dove si parte per far nascere un grande evento artistico?
Prendiamo come esempio proprio la mostra di Helga Vockenhuber. Si parte dal fatto che una giovane artista, in questo caso Helga è salisburghese, viene attratta da Pietrasanta perché nel mondo si sa che è il paradiso per la scultura.

In breve, come lo potremmo motivare il fatto di essere il paradiso per la scultura?
Direi per tre motivi. Primo per il contesto culturale, per la tradizione. Secondo per la godibilità e vivibilità della città. Terzo per la possibilità di avere il contatto diretto tra artista e artigiano.

Quindi abbiamo lo scultore che viene a Pietrasanta…
Sì. Si trasferisce qui e parte da piccole sculture. Vivendo qua, per l’artista diventa una meta ambiziosa quella di riuscire a rendere visibile una propria opera nella piazza Duomo, perché da qui ormai sono passati tutti i più grandi artisti.

Poi cosa succede?
Succede che l’artista vorrebbe proporsi per una mostra e chiama il curatore, in questo caso il sottoscritto! Allora artista e curatore studiano l’idea.

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Dall’idea alla mostra quanto tempo passa?
Lo scultore si mette in lista e a volte aspetta il suo turno anche per molto tempo.

Quindi nasce l’idea. Poi?
Poi, sembrerà una cosa banale, ma dobbiamo trovare il titolo alla mostra. Perché si tratta di creare un evento che si regga su un’idea che abbia una valenza sia estetica che poetica. Ad esempio per la mostra di Helga V. abbiamo scelto “L’anima trovata” perché il concetto è che questo in cui viviamo è un mondo in cui l’anima è sparita. Con Helga siamo partiti dal concetto di “anima e moneta”: la domanda perciò è “Può l’arte aiutarci ad uscire dalla crisi?”. Oggi si parla solo di spread! Può l’arte riuscire a restituirci una coscienza? Perché quando l’uomo trova la coscienza, trova l’anima, perché diventa libero e può scegliere tra bene e male. In un momento di crisi come questo, è fondamentale ritrovare l’anima. Questo è il concetto alla base di questa mostra. Quindi la mostra diventa una sintesi di quello che si vuole dire.

Nascono prima le opere o l’idea?
Succede questo: l’artista ha già pronte le opere e il curatore deve essere tanto bravo da trovare il filo conduttore per creare l’esposizione.

Che rapporto ha con Internet?
È la scoperta più geniale degli ultimi cento anni, dal punto di vista della comunicazione. Si comunica con chiunque sul pianeta Terra alla velocità della luce. Cosa succede se possiamo connetterci alla velocità della luce con chiunque? Succede che bisogna trovare se stessi, comunicare con noi stessi. Dalla connessione con noi stessi nasce un mondo migliore. Con la meditazione possiamo farlo.

C’è spazio per i giovani artisti?
Dobbiamo dire che questa mostra, ad esempio, nasce in una stagione morta. I grandi artisti vogliono esporre in estate. La scommessa culturale è ritagliare uno spazio dentro Sant’Agostino per i giovani.

Quante persone lavorano dietro le quinte di una mostra di questo genere?
In questo caso, c’è un’ottima fonderia che si è occupata dei bronzi, la Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro. Poi ci sono l’artista, il curatore, lo scenografo, il regista delle luci, il fotografo, il trasportatore, che sembra strano ma è una delle figure chiave, perché ha il compito di spostare oggetti di estrema delicatezza. La mostra è concepita come un’opera teatrale, è una coralità di lavoro con tante persone.

È un’azienda?
Direi che più che un’azienda (in tal senso di certo non ne ha la struttura) è il risultato congiunto d’una pluralità d’interventi in vista d’un risultato finale che è quello di riuscire a “produrre bellezza”. E come tale, un evento di questa portata genera un’operazione che ha costi da sostenere e sponsor da trovare. Anche se questo è un problema più per l’artista che per me, essendo il mio un compito essenzialmente di natura estetica e non economica.

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Parliamo della sua attività di poeta…
Diciamo che il mio lavoro di critico d’arte è indissolubile da quello di poeta. Scrivendo testi critici per i cataloghi degli artisti, non di rado mi è capitato di essere stato ispirato dal processo creativo con cui alcune loro opere venivano alla luce. In tal caso, i miei versi sono apparsi in catalogo a commento. Ne è emerso un binomio fra scultura e poesia piuttosto interessante. Comunque ho pubblicato anche sette libri di poesie del tutto  scollegati dal mio incontro con l’arte.

Come mai Benigni ci fa amare Dante e invece gli insegnanti ci fanno odiare la poesia?
Perché la scuola non sa educare alla poesia. La società materialista si realizza altrove, non nella poesia. Anche se bisogna dire che la canzone è un surrogato della poesia. De André, De Gregori, Battiato sono indubbiamente poeti.

La televisione?
La barbarie della tv e dei talk show ha allontanato dall’uso consapevole delle parole. La poesia invece usa consapevolmente le parole: un poeta sceglie con cura ogni singola parola. In tv si apre bocca e si parla senza pensare.

Cosa pensa della Versilia?
L’esperienza degli ultimi cinquanta anni l’ha depauperata della sua poesia. E ciò ci dice che il consumismo ha generato solo danni alla nostra salute e ha rovinato il territorio versiliese. Come mai quando ero giovane si andava a prendere il gelato in Passeggiata e Viareggio ci sembrava La Mecca? Mentre ora… Se ci pensiamo, anche questo allora era un fatto di poesia!

CHI È…
Giuseppe Cordoni è nato a Viareggio e ha studiato a Pisa e a Grenoble. Laureato in Lingue Letterature Straniere e in Lettere Moderne, poeta e critico d’arte, ha insegnato in Licei Sperimentali dove, in particolare, ha condotto ricerche sul linguaggio e la didattica della poesia. Ha pubblicato le raccolte di poesie: “L’altra riva”, “Dal mare della sera”, “Malbacco”, “Luce d’inverno”, “Il corpo sognato”, “Le mimose di Sekina”, “Apua Mater”, “Il fiore e la ferita”, “Tenera è la Beltà”, “Nato a Viareggio”, “Città dell’anima”. Con il regista Paolo Benvenuti ha scritto la sceneggiatura del film “Confortorio”. Come critico d’arte, sono oltre duecento i suoi interventi su artisti italiani e stranieri. In modo particolare si è interessato alla realtà creativa di Pietrasanta.

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