Ultimo aggiornamento 29 Aprile 2026
La volevo intitolare “La Bruzzone de noartri” e lei – la Ilaria Bonuccelli – era d’accordo, perché da poco è diventata criminologa.
Ma visto che l’eventuale querela della Bruzzone la dovrei gestire io – e preferisco di no – ho trovato un titolo più decente.
Sì sì, abbiamo parlato dei 40 anni al Tirreno, di questioni spinose di cui si è occupata, della paura, della scomodità… Anche di qualcosa che meriterebbe la rubrica “non tutti sanno che l’Ilaria Bonuccelli…”.

Eccola qua tutta per noi!
Onorata di averti fra i miei “torturati” Ilaria 🙂
(Ormai sappiamo che chiamo scherzosamente “torture” le mie interviste)
La tortura!
Dopo 40 anni di Tirreno, ora cosa fai?
Ho lasciato il 31 luglio 2024. Sto scrivendo il terzo libro inchiesta sulla violenza di genere, mi occupo quasi a tempo pieno di seguire donne vittime di violenza di genere. Le seguo personalmente ascoltandole e dando loro indicazioni su come gestire le proprie storie, aiutandole indicando loro avvocati e avvocate adatti e adatte a poterle difendere. Sono circa 10 anni che mi occupo di questo tema, cerco di inquadrare ogni singolo caso per aiutarle nel modo più adeguato. Do suggerimenti anche sul percorso da seguire. C’è da capire che, quando una donna è vittima di violenza, si affaccia tutta una serie di problemi pratici che lei non ha idea di come affrontare e spesso commette errori, per ignoranza e inesperienza. Ho la fortuna di avere persone con le quali collaboro che sono disponibili, è una rete di esperti ed esperte, nonostante le donne siano diffidenti, per paura, per vergogna. Poi sto provando a laurearmi in scienze giuridiche con indirizzo criminologico. Ho già preso un diploma universitario in criminologia, quindi sono criminologa.
“Fin da bambina ho questa cosa istintiva che i prepotenti mi stanno davvero sulle palle!”

Ora faccio una domanda un po’ Fagnani-style. “Radiolina” ha scritto di te che sei una “giornalista scomoda”: secondo te a cosa si riferiva esattamente?
Non lo so, però spero a tutta la mia carriera giornalistica! Perché sono una persona che non ha mai avuto timore, ma nemmeno suggestione, del potere.
Ma tu, Ilaria, ti senti “scomoda”? Se sì, solo come giornalista oppure lo sei sempre anche lontano dal lavoro?
Non lo so se lo sono. Sicuramente odio le prepotenze. Ti racconto questa. Anni fa ero in America e mi trovavo su un treno – mi piace molto viaggiare in treno, perché osservo le persone – stavo andando da Seattle a San Francisco e mi ricordo benissimo che a un certo punto salì una signora anziana. Si vedeva che era molto in difficoltà, perché parlava solo spagnolo e tutti gli annunci erano in un inglese molto rapido. Saltò la sua destinazione. Arrivò una ‘controllora’ e iniziò a urlarle cose in inglese e le voleva fare la multa. Io mi alzai e le dissi che non si doveva permettere perché stava parlando con una signora anziana che non capiva la sua lingua e che il suo dovere era di aiutarla e non di mortificarla. Dissi arrabbiatissima: “Ora lei si scusa, la fa scendere, non le fa la multa, l’accompagna e la fa tornare indietro!”. Questa si ammutolì e fece quanto le dissi. Fin da bambina ho questa cosa istintiva che i prepotenti mi stanno davvero sulle palle! Da piccola volevo fare il magistrato, avendo questa concezione che i giudici facevano sempre trionfare il bene. Poi ho scoperto che il giornalista poteva aiutare le persone.
“Sono una persona che non ha mai avuto timore, ma nemmeno suggestione, del potere”

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con l’occhio molto attento alla socialsfera.
Intercetto e racconto persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le “torture”, che sono le mie interviste!
Studio e metto in pratica tecniche mirate a dare visibilità. Se hai bisogno di farti conoscere o hai un progetto a cui vuoi dare visibilità contattami! oppure guarda i miei servizi qui
Chi fa il giornalista, ha una personalità specifica per la professione e una, differente, per la vita privata?
Parlo per me, del mio modo. Io sono proprio così. Mi racconta mia madre che avevo circa due/tre anni e mi dette una sculacciata e io gliela restituii, per la parità!
Sempre “Radiolina” ha scritto di te: “Ilaria Bonuccelli è una giornalista italiana di grande impatto”. Ti senti “di grande impatto”? Perché?
Credo si riferiscano al fatto che spesso ho fatto inchieste e spesso grazie al Tirreno ho avuto la possibilità di fare inchieste importanti che negli anni hanno portato risultati importanti.
Citiamo alcuni risultati importanti?
A livello locale mi piace ricordare che abbiamo salvato il Teatro Eden di Viareggio. A livello nazionale abbiamo fatto approvare tre leggi.

Riassumiamo le tre leggi?
1 Nel 2012, grazie alla nostra campagna, abbiamo fatto approvare la legge che vieta la vendita dell’alcol ai minori. Fino a quel momento era vietata la somministrazione, ma non la vendita. Adesso è vietata la vendita ed è grazie al Tirreno e grazie a me e di questo vado molto orgogliosa. Ho avuto la fortuna di trovare dei politici che sono stati collaborativi.
2 Nel 2017, c’era una legge sui braccialetti elettronici, ma non si potevano usare per gli stalker e per i violenti perché la legge era scritta male. Lanciai una petizione su Change punto org, raccolsi più di 50mila firme in pochi giorni. Ne parlai, ma nessuno mi ascoltò. Ci sono voluti diversi anni per far approvare la nuova legge, che è esecutiva dall’agosto 2019.
3 Nel 2018, una legge che purtroppo non funziona, sul telemarketing selvaggio, che vieterebbe ai call center di chiamare i cellulari iscritti al registro delle opposizioni. Però non funziona, perché evidentemente non c’è controllo.
4 Mi preme segnalare una quarta, che però non è una legge. Abbiamo fatto modificare la norma sugli indennizzi alle vittime di violenza. C’era una direttiva europea del 2004, ma in Italia non era recepita. Feci il “listino della vergogna” con le cifre con cui venivano risarcite le vittime di volenza. Nel novembre 2019 venne finalmente modificato e aggiornato il “listino della vergogna”. Questa è una battaglia ancora in corso, che non abbandoniamo perché ci sono indennizzi di 200mila euro e altri di 25mila. Le cifre vanno riviste.
Stai lavorando alla quarta?
Sto lavorando a una campagna che è la riforma della legge sulla violenza sessuale, perché attualmente la nostra legge non prevede un elemento fondamentale: che sia obbligatorio il consenso esplicito, consapevole, inequivocabile e soprattutto revocabile in qualsiasi momento. Questa è in divenire, ma ce la faremo!
“Un po’ di minacce le ho ricevute, ho cambiato auto per andare al lavoro per qualche tempo”
Giornalista si nasce o si diventa? Questa è una Marzullata, lo so :)))
Si nasce, però si può migliorare. Puoi non diventarci mai, puoi restare un giornalista mediocre. Se vuoi diventare bravo devi avere la fortuna di avere dei maestri bravi, devi accettare che ci sia qualcuno più bravo di te che ti insegna e devi sapere che devi studiare sempre.

Andiamo indietro nel tempo. Anno 1995. Ti ho conosciuto nella redazione del Tirreno, a Viareggio in via Foscolo. Mi mandò da te Isabella Tobino, che era stata la mia insegnante di Italiano al Piaggia, a cui avevo chiesto consiglio perché “volevo diventare giornalista”. Mi consigliò di venire da te. Così feci e tu mi presentasti Roberto Bernabò e mi avete fatto innamorare di questa professione. Che ricordi hai di quella redazione in via Foscolo?
Bellissimi. Io arrivo lì nel 1985 ed era una redazione che stava crescendo. Uscivo dal liceo classico e avevo un amico, che si chiama Giovanni Maddaleni, che ora fa il magistrato, che collaborava con il Tirreno di Viareggio e mi disse “Vieni!”. Mi presentai con “Il nome della rosa” sotto braccio e facendo un po’ l’intellettualina. In redazione c’erano Augusto Vivaldi, Aronne Angelici, un fotografo. Io parlai con Augusto, avevo 16 anni, mi disse “Torna dopo la scuola”. Io puntuale il primo giugno gli dissi “Ci sono!” e lui mi chiamò e mi mandarono a copiare i promossi al liceo scientifico. Mi disse “Ovviamente tu sai battere a macchina, vero?” e io risposi “Certo!”, ma invece non avevo mai visto una macchina da scrivere! Mia madre mi comprò alla velocità della luce una Lettera 22 e cominciai a battere i nomi. Ma loro mi chiamarono che gli servivano alla svelta, allora si chiamò al volo una segretaria che mi batté i nomi e li portai a mano. Passai il week end a battere a mano un libro per prendere velocità!

Senti, leggenda dice che ti hanno spostata a Lucca e poi a Livorno perché eri “scomoda” (torniamo lì!). È vero?
Nooo! Questa è proprio falsa! Sono stata spostata perché avevo chiesto di andare via da Viareggio.
Perché?
Perché dopo 21 anni di cronaca, Viareggio per me era diventata una comfort zone eccessiva. Cominciavo ad avvertire che per me era troppo facile fare la cronaca, riuscivo quasi a prevedere le cose! Era poco stimolante e ho chiesto di andare via. Purtroppo (ride, NdR) mi hanno offerto Lucca, purtroppo ma anche per fortuna perché a livello umano è stata un’esperienza molto difficile, ma anche molto interessante. Mi è costata molto, ma sono cresciuta molto. Da Lucca sono voluta venire via perché umanamente era diventata una situazione insostenibile. Sei anni a Lucca è stata un’esperienza fortificante. Sono arrivata a Livorno, dove sono rimasta 12 anni, fino al 2024 e lì ho avuto occasione di fare l’inviato, le grandi inchieste e sono diventata vice caporedattrice centrale.
Poi dopo 40 anni al Tirreno, decidi di lasciare. Il motivo scatenante c’è?
È stata una decisione da una parte sofferta, perché, da 16 anni a 56 anni, passi 40 anni di vita in un giornale e contribuisci a farlo diventare autorevole… Certamente è una decisione in parte sofferta. Il motivo scatenante sì, c’è: un modo di lavorare e di gestire il giornale in cui non mi rispecchiavo più. Alla gestione c’erano idee diverse dalle mie. Ho molto combattuto, fino a che c’è stata la volontà di un dialogo franco, ma quando mi sono resa conto che non esisteva più dialogo, me ne sono andata.

Altra leggenda dice: “Una volta la Ilaria Bonuccelli ha vinto un premio perché aveva scoperto che nei camerini del Teatro Eden di Viareggio ci dormivano gli extracomunitari”. È vera detta così o la frase va corretta?
Ma nooo! Va assolutamente corretta! Lì in realtà succede un’altra cosa. La notizia nasce come un tentativo di vendita a pezzi del Teatro Eden. Sembra che il Teatro Eden non fosse un blocco unico, ma fossero due blocchi, quindi era vendibile a pezzi. Un blocco comprendeva schermo cinematografico, platea e galleria. Un altro blocco palcoscenico e retropalco (i camerini). Il problema era che i camerini erano trasformati in appartamenti e gli appartamenti erano abusivi per due motivi: uno perché l’edificio era nato destinato a teatro perché lo volle così Ermete Zacconi (destinazione d’uso vincolata a uso teatro) che lo fece costruire e poi perché su demanio. Mi misi a indagare e scoprii che i camerini non esistevano più. Al loro posto c’erano appartamenti abusivi, che appartenevano alla persona che in quel momento era assessora all’edilizia del Comune di Viareggio, la quale si stava firmando i condoni. Quindi conflitto d’interessi e tanto altro. Mi occupai per due mesi e mezzo dell’aggiornamento costante sul quotidiano. Entrò in campo il Ministero delle Belle Arti. Noi dicevamo che andavano ripristinati i camerini e che l’assessora non poteva firmare il condono per conflitto d’interessi. L’amministrazione comunale si rivolse a questo punto a Paolo Barile, uno dei più grandi costituzionalisti, chiedendogli un parere e pagandolo 80 milioni di lire all’epoca. Questo parere dell’esperto arrivò in agosto e lo tennero nascosto. Io scoprii che era arrivato e riuscii ad averlo. Il parere diceva che avevamo ragione noi. I camerini dovevano restare camerini, niente condoni e tutto il resto. Scoppiò un casino totale! Mi vedevano come il fumo negli occhi. Rifondazione Comunista mi fece un volantinaggio contro. Mi querelarono. Roberto Bernabò mi segnalò il Premio Cronista dell’Anno e mi disse di partecipare. Il giorno che scadeva il tempo per partecipare, mi chiese se avevo inviato la candidatura e io risposi di no. Lui si arrabbiò tantissimo e mi costrinse a partecipare all’ultimo tuffo. Io pensai “Ma figurati te!”… E invece vinsi io!
“A tempo debito, o farò i nomi e cognomi, oppure li renderò sufficientemente riconoscibili!”
Rispondi di pancia: qual è la critica che ti hanno fatto che ti ha più ferita?
Forse una, su un reportage dall’Elba su una comunità di ragazzi con storie molto delicate. Ho scritto dando un dettaglio di una ragazza di 17 anni che si era fidata di me e che aveva avuto un passato molto complicato. Quel dettaglio era inutile e così ho fatto del male a lei e probabilmente l’ho anche costretta a cambiare luogo di recupero. Se da un punto di vista giornalistico posso anche non essere colpevole perché non c’erano elementi che la rendevano identificabile, però il danno che ho fatto alla persona è una cosa che non mi perdono.

Esistono giornalisti di serie B? Facciamo l’identikit del giornalista di serie A?
Non c’è. Secondo me chi lo pensa è un coglione. Ci sono giornalisti preparati e giornalisti non preparati, ma non dipende dal ruolo. Dipende dalla serietà che ci metti: è quella che ti rende di serie A. Se diventi il punto di riferimento per qualcuno, la differenza la fanno l’impegno e la serietà.
Nella professione: quella volta che hai avuto seriamente paura?
In alcune circostanze ho avuto paura che qualcuno creasse problemi alla mia famiglia. Un po’ di minacce le ho ricevute, ho cambiato auto per andare al lavoro per qualche tempo. Ma qui non siamo in una terra dove ti sparano alle gambe. Mi hanno minacciata, quello sì.
Usi i social? Cosa ne pensi?
Li uso strumentalmente, perché vorrei parlare sempre di più di violenza di genere e vorrei confrontarmi in maniera sempre più semplice ed efficace. A volte li ho usati in maniera frivola. Ad esempio, pubblicavo le scarpe e ho smesso, perché mi sono accorta che ci sono dei dementi che scambiavano questa mia passione per le scarpe per un invito a complimenti non richiesti o offerte non richieste. Non sono bacchettona, ma quello non era il mio intento. Mi sono resa conto che non posso controllare le reazioni altrui.
Usi l’intelligenza artificiale? Cosa ne pensi?
A volte la uso per alcune ricerche, ma mi rendo conto che spesso non è attendibile come vorrei che fosse. A volte è utile perché accorcia i tempi.

Ti sei tolta tutti i sassolini dalla scarpa?
Non me li sono tolti. Parlare dei mediocri o dei presuntuosi è dargli importanza. A tempo debito, o farò i nomi e cognomi, oppure li renderò sufficientemente riconoscibili!
Lascerai scritto qualcosa che si potrà leggere postumo, fra circa centoventi anni?
Ma guarda… Anche prima! (ride, NdR)
Se tu avessi dovuto intervistare Ilaria Bonuccelli, cosa le avresti chiesto che io non ti ho chiesto?
Non so se avrei intervistato Ilaria Bonuccelli (ride, NdR)… Sì, forse l’avrei intervistata e le avrei chiesto: “Perché tutto questo impegno nella violenza di genere? Dove nasce?”
Vuoi rispondere?
No, non me lo hai chiesto.
Risata generale.
Ok, ne parleremo nella “tortura 2.0”!

Instagram: la bio di Ilaria
“Giornalista e scrittrice
Parlo e scrivo di violenza di genere. Ma amo pure la lirica, il tè, i libri, i cani, San Francisco. E le scarpe”
(sui social) “Pubblicavo le scarpe e ho smesso, perché mi sono accorta che ci sono dei dementi…”
Li torturo tuttiiiii!!!
Ti piacerebbe essere torturato, ehm… intervistato da me?
Ti piacerebbe parlare di te e raccontare ciò che fai, la tua attività, la tua professione?
L’intervista ti farà uscire dall’invisibilità!
Dai un’occhiata a come funziona! –> Cosa posso fare per te
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Grande donna non sapevo delsuo impegno per il nostra territorio è per molte delle leggi importantí !! Grazie Cinzia. La tua intervista è molto interesante piacevole da leggere . Il tuo stile informaré con estattezza ma anche con leggerezza mi aiuta a capire conoscere cose è persone . Grazie ancora GRANDE CINZIADONATI GIORNALISTA CONCALMA???????
Grazie a te per questo prezioso feedback!