Ultimo aggiornamento 29 Settembre 2025
Presentazione album “L’OraZero”
Renato Zero ha presentato l’album “L’OraZero” in conferenza stampa, in diretta streaming su Zoom, a cui ho partecipato come inviata del portale DaSapere


L’intervista
Ogni spettacolo di Renato Zero ha un marchio di fabbrica: di Renato ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno?
Apprezzo queste attenzioni da parte di voi giornalisti!
Nei tuoi show è forte la componente della religiosità. Senti ancora il bisogno della protezione divina?
Io penso che ci sia bisogno di un linguaggio morbido, temperato, anche quando c’è bisogno di affrontare i temi a muso duro. Anche in questo caso mi sono addentrato in questi percorsi, diciamo abbastanza tosti, perché viviamo in un tempo di guerra, in una situazione estremamente precaria. Anche la musica si deve adeguare a questo clima. La spiritualità gioca un ruolo importante.


Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con l’occhio molto attento alla socialsfera.
Intercetto e racconto persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le “torture”, che sono le mie interviste!
Studio e metto in pratica tecniche mirate a dare visibilità. Se hai bisogno di farti conoscere o hai un progetto a cui vuoi dare visibilità contattami! oppure guarda i miei servizi qui
I cambiamenti?
Questo album è un lavoro impegnativo, sono 19 brani che abbracciano anche i cambiamenti di ognuno di noi. Abituarsi alla staticità mi preoccupa tanto quanto un regime terroristico!
La velocità è un virus che ha contagiato anche la musica: in questo tuo album c’è un invito a rallentare?
C’è un distacco abissale nel linguaggio, nelle responsabilità, tra la mia generazione e quella dei giovani. Penso che la musica debba ritrovare questa comunione di intenti fra generazioni e generi musicali.
“La forza è proprio l’amore”
Le tue canzoni hanno la forza di creare anticorpi?
Io purtroppo godo di un pullulare di sosia, anche preoccupante! Vivi e lascia vivere è un motto dovuto, serve stabilire questa regola. Però io credo che in questo lavoro si debba sempre attingere da qualcuno. Anche io mi ispiro a tanti grandi… Nina Simone, Leonard Cohen, David Bowie…
Il tuo rapporto con le Marche?
Mio padre nacque nelle Marche a Serrapetrona, una frazioncina su una montagna dove fanno la Vernaccia. Mio padre venne al mondo con altri 10 fratelli e quella dimensione pastorale così bella mi è stata trasmessa ed è una meraviglia. Viva le Marche e viva queste mie radici così splendidamente umili!

Cosa pensi dei giovani artisti?
Artisti volendo un po’ tutti lo siamo, però il fatto di voler assurgere a questo titolo… Ci vuole un gran lavoro! Ci vuole di perforare queste barriere architettoniche che proprio i discografici hanno creato. Un abuso di questo potere serve solo a far diventare i giovani come marionette.
Il tuo rapporto con il pubblico degli stadi?
Ho fatto tanti stadi nei miei tour. Nel tempo sono aumentate la mia miopia e la mia presbiopia. Per me che sono abituato a stalkerizzare il pubblico, preferisco gli spazi dove mi è consentita una comunicazione con la platea più vicina, più in presenza. Le centomila anime si perdono, meglio sempre mantenere la vicinanza. Bisogna non fare troppa strada se si vuole entrare in queste coscienze.
“Dobbiamo tenere calmi gli impresari, i discografici che vogliono farci diventare dei numeri”
Dici che manca l’idealismo, però a me non sembra…
L’idealismo non funziona nel singolo, deve trovare complicità nella moltitudine. Io ho sempre voluto condividere i miei ideali nella strada. Quando si fa questo lavoro non bisogna pensare che il proprio ideale sia il proprio orticino che ti coltivi a casa tua, l’ideale è la foresta con la moltitudine.
Oggi chi sono gli esclusi?
Domanda molto complessa e molto pericolosa. La diversità oggi è diventata talmente forte ed è talmente numerosa che gode di tanti privilegi, se vogliamo. Io faccio ancora onore alla diversità di cui faccio assolutamente parte. Andiamo avanti così, cerchiamo di sostenere la diversità.

Questo album è un epilogo?
Questo album attraversa tutta l’umanità. Navigando con queste 19 opportunità – chiamiamole così – mi sono accorto che ognuno di noi sta combattendo una propria guerra. Ognuno di noi ha situazioni da sistemare. Spesso ci si rende conto che il nostro nemico siamo noi stessi. Questa è una considerazione sana che va espressa. Cerco anche io, in questo album, di vincere questa battaglia.
Quanto è importante oggi che il mondo della musica si mobiliti?
Noi dobbiamo essere ancora più uniti e alleati quando con la nostra voce cerchiamo di far comprendere le nostre ragioni. La presenza è importantissima. Anche una piazza muta, senza cartelli e senza bandiere, sarebbe quella la risposta più forte e prorompente. Per fortuna queste canzoni sono la medicina migliore per me per affrontare il pubblico e per affrontare la vita. In questo periodo c’è uno scoramento per cui si fa fatica ad alzarsi la mattina e dire che la vita è bella. Si fa l’arte anche per questa ragione. Ogni artista fa un lavoro di ripristino, di riappacificazione. Io osservo i miei colleghi rapper e mi rendo spesso conto che ci può essere una capacità di non creare compartimenti stagni: siamo una famiglia meravigliosa con questa capacità di affrontare un viaggio. Dobbiamo tenere calmi gli impresari, i discografici che vogliono farci diventare dei numeri. Dobbiamo cercare di non farci sporcare. Renato ce l’ha fatta.
“Oggi mi fa paura l’incomunicabilità: salutarsi con il sorriso, ma non riconoscersi”
C’è una collaborazione in vista con Loredana Berté?
Guarda… Noi abbiamo collaborato talmente tanto che abbiamo finito per litigare! (ride, NdR). Come fra innamorati, la collaborazione troppo stretta va a creare delle stanchezze. Io, Loredana e Mimì eravamo un triangolo che più eclatante di questo non esisterà mai più. È stato un ente assistenziale! Facevamo l’uno per l’altro e portavamo a casa un piatto di minestra. Siamo cresciuti. Loredana adesso l’ho trovata meravigliosamente più calma e riflessiva. Anche un po’ per merito mio, perché quando litigava con qualcuno io andavo lì e dicevo “No, guarda, Loredana è brava, è buona”… Non avendo più questo mio aiuto, penso di aver contribuito a calmarla!
Quale progetto ti piacerebbe realizzare?
Mi piacerebbe mettere le mie riflessioni in un film, anziché in musica. Se riuscissi a fare un film, a raccontare una storia, ecco non mi dispiacerebbe.

Cosa ti fa veramente paura oggi?
Un tempo avrei decisamente optato per la solitudine, perché è stata per me una cattiva compagna. Andando avanti con gli anni, ho scoperto che la solitudine permette di rivalutare certi errori, crescere con maggiore vigore e decisione. Oggi mi fa paura l’incomunicabilità: salutarsi con il sorriso, ma non riconoscersi.
Qual è l’orazero di Renato?
È l’orazero di tutti. Siamo talmente prigionieri di forze al di fuori di noi, che non possiamo controllare neanche il nostro futuro, che già di per sé è un’incognita seria. Dobbiamo temere di non avere sufficientemente energie e potere per sovrastare certi pericoli e certi atteggiamenti che arrivano da certe amministrazioni e certe scelte politiche. La nostra autonomia si va indebolendo. Questo mi spaventa: di non avere più autonomia.
“Trasgredire in un mondo di trasgressori non fa né caldo né freddo”
Che elisir ti porti a casa a fine ascolto del nuovo album?
“Elisir” mi sembra un po’ riduttivo. Mi piacerebbe poter fare affidamento su una serie di opzioni più larga e variegata. Questo elisir in fondo è il pubblico, che non smetterò mai di ringraziare. Trovo questo abbraccio rassicurante, che mi rallegra. Sto anche cercando un posto dove insegnano come si fanno le vacanze, che non ho mai fatto! (ride, NdR)
Qualche errore nella tua carriera?
Ho commesso l’errore di aver anticipato troppo i tempi, fin dall’inizio della mia carriera. Mi rendevo conto che il mio orologio era sempre avanti. Questo ha messo anche in crisi il mio operato, quando sei avanti la gente ti guarda strano, ti senti non perfettamente aderente al tempo. Quando ho cantato la pedofilia la gente diceva che non esisteva la pedofilia. Nell’83 cantai l’epidemia, poi quando è arrivato il Covid e mi fecero notare questa cosa, rimasi scioccato.

Oggi in cosa ti senti trasgressivo?
Forse in una normalità inattesa, ma comunque presente. Trasgredire in un mondo di trasgressori non fa né caldo né freddo.
L’arte porta la pace?
Certo l’arte fa questo lavoro, ma fa anche molto di più. Per me la pace è una pace che non può essere necessariamente una manifestazione collettiva, noi dobbiamo fare i conti con il quotidiano. Da un pianerottolo all’altro si mandano affanculo, bisogna prendere in considerazione lo stop, fermarsi un attimo e rimescolare le carte. La mia è un pace anche di un abbraccio con la mia musica, i miei collaboratori. Le alleanze sono importanti, servono a sentirsi più padroni della vita.
“Essere senza è l’essenza”
Cosa pensi del tuo pubblico?
Nel mio pubblico, nella sua vastità e nelle differenze geografiche e di carattere, scopriamo che c’è una somiglianza meravigliosa fra tutti. Io mi prendo il pregio di averli radunati tutti.
Come festeggerai il tuo compleanno?
Con Renato.
Quale canzone dedicheresti al “te stesso di allora”?
Ma quello di allora ha dato quello che ha dato, lasciamolo riposare in pace! Gli devo tutto, ma io mi dedico la canzone prossima.

In quale momento della giornata scrivi?
Non c’è un momento deputato per scrivere. Altrimenti quello diventa mestiere, siamo al timbro del cartellino, non credo che quella sia roba per me.
Come scegli i collaboratori?
Nella vita riesco a stabilire se una persona merita più tempo, così vale anche nella musica. Forse ci si sceglie, non sono solo io…
“La regola di oggi è che la gente vuole possedersi. È una cosa brutta, la più terrificante”
Tra i giovani artisti chi apprezzi?
Ultimo, Diodato… Non riesco a dirli tutti… Sono abbastanza ottimista, una fascia di spessore di artisti che vogliono lasciare una traccia di loro stessi esiste. Invece sono diffidente per questo Sanremo, mi sembra che si vada a fare una scelta troppo spericolata nel voler assegnare posti ad artisti in base al quorum ottenuto sui social.
C’è un brano fra i 19 dell’album che, in fase di registrazione, ti ha messo in difficoltà?
In questo caso sono un po’ deboluccio, sono passionale. Dici: “Come fa uno che si conciava in quel modo a trovare la lacrima?” (ride, NdR). La lacrima mia è una lacrima nostalgica, perché magari in passato tanti cantautori hanno dovuto fare a meno delle orchestre per motivi di economato. Le orchestre lavorano troppo poco, dovrebbero lavorare di più.
“La felicità può essere una conseguenza dell’ottimismo”
Canterai un pezzo con Sal Da Vinci o con Loredana Berté in tour?
Le iscrizioni sono aperte! (ride, NdR) Sono apertissimo alle collaborazioni.
Cosa pensi dei diversi oggi?
Non bisognerebbe sentirsi diversi, perché se tu hai già in te questa convinzione sei sguarnito. Una persona diversa è diversa perché abbraccia tutta una serie di sfumature. Ho avuto tanti amici nella diversità di tanti generi, un amico nella diversità sprigiona una meravigliosa energia. Ho avuto amici che se ne sono fregati dei loro difetti fisici, quelle persone lì sono quelle più intelligenti, più sensibili.
Ti piacerebbe una collaborazione con Ultimo? Ti piacerebbe che lui scrivesse una canzone per te?
Allora racconto una cosa. Anna, la mamma di Niccolò, è un’amica mia dai tempi dei tempi. Negli anni, si è fidanzata, si è sposata e poi ha fatto tre figli e uno di questi è Ultimo. È come se fosse un nipote acquisito, mi sento parte integrante di quella famiglia. Magari la scrivesse una cosa per me! Però, secondo me, lui ha un po’ soggezione di me.

NOTA: Le domande dell’intervista sono state raccolte durante la conferenza stampa tra le domande poste dai giornalisti che hanno partecipato.
Li torturo tuttiiiii!!!
Ti piacerebbe essere torturato, ehm… intervistato da me?
Ti piacerebbe parlare di te e raccontare ciò che fai, la tua attività, la tua professione?
L’intervista ti farà uscire dall’invisibilità!
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