Ultimo aggiornamento 7 Settembre 2026
Questa a Luca Ramacciotti, regista e maestro di ikebana, è una “tortura 2.0”, perché l’ho già “torturato” (sapete che chiamo “torture” le mie interviste!) nel 2009.
Vediamo cosa risponde oggi, nel 2026, alle stesse domande del 2009!
Cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale?

Spoiler: se anche tu vuoi essere torturato/a, contattami, così ne parliamo e studiamo come comunicare quello che fai!

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con l’occhio molto attento alla socialsfera.
Intercetto e racconto persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le “torture”, che sono le mie interviste!
Studio e metto in pratica tecniche mirate a dare visibilità. Se hai bisogno di farti conoscere o hai un progetto a cui vuoi dare visibilità contattami! oppure guarda i miei servizi qui
La tortura!
Luca, nel titolo dell’intervista del 2009 abbiamo scritto “regista e scenografo ikebanista”. Ora cosa scriveresti?
Ora metterei regista e maestro di ikebana.
Invece nell’introduzione abbiamo scritto che eri una persona eclettica. Lo sei ancora?
Più di prima, la vecchiaia mi ha preso malissimo! (ride)

Che lavoro fai?
Risposta del 2009: Regista e scenografo ikebanista.
Risposta del 2026: Regista, direttore di palco e maestro di ikebana.
Quali sono le esperienze più significative nel campo della regia?
2009: Come regista, mi sono occupato del concerto inaugurale per il Premio Versilia. Come assistente regista e ufficio regia, per il Festival Puccini, citerei Tosca di Beni Montresor, Madama Butterfly di Vivien A. Hewitt, La fanciulla del West di Ivan Stefanutti, La Rondine di Lorenzo Amato, La Bohéme e Turandot di Maurizio Scaparro.
2026: Tosca di Montresor a Torre del Lago è stata la prima cosa che ho fatto a livello professionale e da cui ho imparato tanto. Citerei anche La Bohéme e Turandot di Scaparro a Torre del Lago. Maurizio Scaparro è stato il Maestro che mi ha cambiato la vita, perché mi ha dato attenzione sulla parola e essenzialità del gesto in regia e poi mi ha dato la possibilità di portare le opere in giro per il mondo. Poi anche la collaborazione con il Teatro di Liegi e la direzione di palco in Giappone.

Apro una parentesi e chiedo: che differenza c’è tra direzione di palco e regia?
Nel mio caso non c’è differenza. La direzione di palco riguarda la coordinazione delle prove e delle recite, delle varie parti. La regia invece è colui che mette in scena. La direzione di palco l’ho rifiutata per tanti anni, perché per me la gestione di tutto il personale era troppo impegnativa e mi interessava di più la regia. Ho ceduto per Tosca in Giappone, in cui feci direzione di palco e assistente di regia. In quella occasione ho capito che i due ruoli – regista e direttore di palco – possono coincidere.

Hai lavorato anche fuori dall’Italia?
2009: Sì. In Germania, in Francia, in Messico.
2026: Francia, Germania, Cina, Emirati Arabi, Messico, Oman, Russia, Ungheria, Austria, Giappone, Belgio, Serbia, Nicaragua.
Da assistente di regia passeresti volentieri a regista?
2009: Diciamo che per registi come Ivan Stefanutti o Maurizio Scaparro, farei l’assistente a vita, perché sono persone splendide da cui avrei sempre da imparare…
2026: Aggiungerei anche Pizzi. Ad oggi sono passato a regista, dal 2010 con Tosca in Nicaragua.

Come regista, cosa ti piacerebbe fare?
2009: Giacomo Puccini è il compositore che amo più di tutti, perciò mi piacerebbe curare la regia del Trittico. Poi mi piacerebbe anche curare L’Orfeo di Monteverdi.
2026: Confermo Trittico. Come regista, ad oggi, Tosca, La Bohéme, Butterfly, Turandot. Ma la prima regia al Pucciniano è stata La Traviata di Verdi nel 2017.

Tra gli artisti con cui non hai ancora lavorato, con chi ti piacerebbe lavorare?
2009: Tra i registi con Ugo De Ana e tra i cantanti con Placido Domingo e Mirella Freni.
2026: Tra i registi Stefano Poda. Tra i cantanti mi piacerebbe Ghena Dimitrova, se fosse ancora in vita. Con Placido Domingo e Mirella Freni invece ci ho lavorato.
Per strada ti riconoscono?
2009: I creditori sì! A parte gli scherzi… Dopo il ruolo che ho interpretato in Carabinieri 7, dove ero il capo carrozziere Paolo Ticconi, mi hanno riconosciuto in un paio di negozi.
2026: Per fortuna il ruolo di Carabinieri è passato. Però sono stato riconosciuto come Maestro di ikebana nella metropolitana a Osaka da un Maestro di ikebana giapponese.

Ti piacerebbe essere riconosciuto per strada?
2009: Non me ne importa… Anzi: mi creerebbe imbarazzo!
2026: Uguale!
Un sogno nel cassetto?
2009: Curare la regia per un’opera diretta da Riccardo Muti.
2026: Potrebbe essere ancora attuale, anche se irrealizzabile.

Sei anche scenografo ikebanista. Di cosa si tratta?
2009: L’ikebana è l’arte giapponese di composizione dei fiori, basata sulla filosofia zen. Nel Medioevo giapponese era un’arte riservata ai samurai.
2026: Nella scuola in cui ora, Sogetsu, sono Maestro. Per tanti anni hanno fatto un concorso internazionale e nel 2016 ho vinto il primo premio.

Che attinenza ha quest’arte con il tuo lavoro di regista e scenografo?
2009: Tempo fa ho lavorato con lo staff di Sakai alla realizzazione della Madama Butterfly. Alcuni colleghi giapponesi mi chiesero qualche lezione di italiano e mi incuriosirono perché spesso tra loro parlavano di “ikebana”. Poi all’Istituto di Cultura Giapponese a Roma, tra i vari workshop, ce n’erano due di ikebana. Così ho partecipato a quello della scuola Sogetsu. Ho scoperto che il fondatore di questa scuola era anche scenografo e che aveva curato la scenografia proprio di una Turandot. Mi piacerebbe portare l’ikebana nel campo della scenografia, come già fanno in Giappone.
2026: Lo studio dell’ikebana mi ha molto mutato il concetto di equilibrio in scena, armonia fra pieni e vuoti, simmetria.
“Lo studio dell’ikebana mi ha molto mutato il concetto di equilibrio in scena, armonia fra pieni e vuoti, simmetria”
Qui in Italia si può fare, secondo te?
2009: Sì. Io ne ho realizzata una per il Premio Versilia, una per una mostra ad Ariccia e una per la Biblioteca Pier Paolo Pasolini di Roma. È fattibile: si utilizzano principalmente vegetali, come fiori e rami, poi anche altri materiali plastici. In Italia è conosciuta più come arte per la composizione dei fiori e non per la scenografia. Ma secondo me si divulgherà. Ha delle basi che servono per il lavoro di scenografo: si studiano le forme, le dimensioni, i contrasti di colore…
2026: Ne ho realizzate altre fuori dall’Italia. Qui è ancora poco conosciuta. Purtroppo in Italia l’ikebana è stata portata come hobby per ricche signore annoiate!

Cosa fai nel tempo libero?
2009: Se posso, viaggio.
2026: Sto scrivendo tanto. Da sempre scrivo articoli per riviste di settore legate all’ikebana o alla prestigiazione. Ho pubblicato anche alcuni libri: “Appunti di messa in scena”, manuale sulla regia per prestigiatori; “Occhio esterno 2.0”, excursus sulla regia per prestigiatori; “Tutto ha una sua logica”, manuale per prestigiatori che vogliono affrontare i concorsi e consigli pratici per prepararsi. È uscito il primo romanzo “Abracadamorte”, in cui possiamo dire che mi piaceva spiegare i meccanismi di uno spettacolo di magia visto dal punto di vista di un prestigiatore. Poi è uscito “Iris rosso sangue”, il seguito di “Abracadamorte”. Dopo l’indagine nel mondo della prestidigitazione, Carlo, Luisella e Alessandro si troveranno, ancora una volta, riuniti per scoprire chi ha commesso il brutale omicidio tra gli studiosi di ikebana, l’arte floreale giapponese. Un florilegio di personaggi particolari, appartenenti a tre differenti scuole di ikebana, animano le pagine di questo secondo giallo. Riusciranno i tre protagonisti a sciogliere l’intricata rete di sospetti prima che l’assassino colpisca ancora? Come per il precedente romanzo, l’ironia e la suspence si uniscono a dissertazioni sull’arte presa in esame.


Come ti vesti?
2009: Per le prime l’eleganza è d’obbligo. Per il resto mi vesto normale…
2026: Tendenzialmente in casa cerco di stare comodo. Con i prestigiatori indosso giacca e cravatta.
Parentesi: abbiamo aggiunto lo smalto nero alle unghie?
(sorride) Lo smalto nero ogni tanto compare…
Hai qualche hobby?
2009: Collezionare libri e Swarovski.
2026: Collezionare libri, le piante Lego. Ho fatto anche un’ikebana con le Lego!

Che musica ascolti?
2009: Tutto, tranne heavy metal e jazz.
2026: Anche oggi, aggiungo il rap a quelle che non ascolto!
Sai cucinare?
2009: I dolci… Ma diciamo che sopravvivo…
2026: Uguale.
I tuoi ristoranti preferiti in Versilia?
2009: “Emilio e Bona” a Lombrici di Camaiore. Però il mio ristorante del cuore era la vecchia gestione di “Tito del Molo” a Viareggio.
2026: Non vado più al ristorante. Però se capita, a Viareggio vado da Miro in Darsena, al Bistrot sul Mare del Bagno Teresa in Darsena, oppure pizza da Simone al Campo d’Aviazione.

“Spero che i ragazzi si appassionino sempre più al teatro, con il giusto approccio”
Ami fare l’aperitivo, o meglio cenare con l’aperitivo?
2009: No. Semmai preferisco un buon tè, ma me lo devo fare da solo perché sono fissato… Una volta ho partecipato ad una suggestiva cerimonia del tè. Poi anche ad un gioco di società in cui ti facevano degustare incensi!
2026: Tè e incensi sono altre due mie passioni.
Allora qual è il tuo tè preferito, da intenditore?
2009: Il tè verde in generale.
2026: Matcha, però quello vero che si trova in Giappone.

Il luogo più bello della Versilia?
2009: Pietrasanta, anche se il Molo di Viareggio è sempre il Molo di Viareggio! Poi il Belvedere Puccini a Torre del Lago, anche se sembra un po’ trascurato…
2026: A me piaceva il vecchio Belvedere perché lo trovavo più romantico. Però il fascino del posto incantato lo ha ancora!
Un personaggio versiliese che stimi in particolare?
2009: Nicola Luisotti, il direttore d’orchestra. Mi piacerebbe conoscerlo.
2026: Anno fa l’ho incontrato (Nicola Luisotti, NdR) e abbiamo parlato di opera.

Un tuo vizio?
2009: La cioccolata amara e di qualità. Vizio che per ora ho sospeso perché sono a dieta!
2026: I dolci sempre!
Un pregio?
2009: Sono sincero.
2026: Sono troppo sincero.
Un difetto?
2009: Non sono diplomatico.
2026: Sono pigro.
Una paura?
2009: I ragni mi fanno ribrezzo. Ma una paura seria è scoprire di avere una malattia grave.
2026: Uguale!
“Sono stato riconosciuto come Maestro di ikebana nella metropolitana a Osaka da un Maestro di ikebana!”

Ricevi complimenti per…?
2009: Per il mio lavoro di ikebanista e di regista. La soddisfazione più grande è rimanere in contatto con le persone con cui ho lavorato, staff e artisti, anche dopo lo spettacolo, perché vuol dire che ho lavorato bene.
2026: Per l’approccio che ho al lavoro, per l’impegno che ci metto.
Ricevi critiche per…?
2009: Mi dicono che sono troppo diretto nel dire le cose.
2026: Sono peggiorato! (ride)

Il miglior consiglio che tu abbia mai ricevuto?
2009: Il primo regista con cui ho lavorato, Beni Montresor, mi disse che un regista deve sempre ricordare che un’idea può essere bellissima, ma se il pubblico non la recepisce vuol dire che non ha lavorato bene.
2026: Pizzi dice nella sua biografia che lo spettacolo deve avere 4 elementi: logica, estetica, rigore e ironia. Per me è diventato un mantra.
Progetti futuri?
2009: Non si dicono per scaramanzia! In genere, ce ne sono sempre tanti, specialmente nel mondo dello spettacolo, ma per vari motivi ne va in porto solo una minima parte.
2026: Spero di continuare a fare il mio lavoro per lungo tempo.
Una speranza per il domani?
2009: Spero che aumentino i finanziamenti per il teatro e, più in generale, che in Italia si legga di più.
2026: Spero che i ragazzi si appassionino sempre più al teatro, con il giusto approccio.

Chi è Luca Ramacciotti
Luca Ramacciotti si è laureato in Cinema, Musica e Teatro con una tesi sul rapporto tra immagine e musica nei lavori di David Lynch.
Da sempre lavora nel campo del teatro lirico occupandosi di regia.
Ha fatto da regista assistente con registi quali Ettore Scola, Maurizio Scaparro o Dario Argento. Di questi ultimi due ha anche curato riprese delle loro regie. Con il suo lavoro ha potuto collaborare con cantanti come José Cura, Placido Domingo, Fabio Armiliato, Daniela Dessì, o Andrea Bocelli.
Ha lavorato in Francia, Germania, Cina, Emirati Arabi, Messico, Oman, Russia, Ungheria, Austria, Giappone, Belgio, Serbia e in Nicaragua dove detiene il record di essere il primo europeo ad aver realizzato lì una regia lirica.
Per la casa editrice Tra palco e realtà ha pubblicato il manuale “Appunti di Messa in Scena” rivolto a chi si approccia al mondo del teatro magico da un punto di vista registico. Dopo questo libro ha editato le Note di Conferenza “Occhio esterno 2.0 – Il ruolo del regista” e il vademecum per chi si approccia ai concorsi di arte magica “Tutto ha una sua logica”. Questi ultimi due si trovano su Amazon.
Da giugno 2025 fa parte del Consiglio Nazionale del Club Magico Italiano, che è stato fondato negli Anni Cinquanta.
Dove possiamo trovare Luca Ramacciotti
Su Facebook, Instagram, TikTok

La versione della “tortura” a Luca Ramacciotti del 2009 è qui!
Li torturo tuttiiiii!!!
Ti piacerebbe essere torturato, ehm… intervistato da me?
Ti piacerebbe parlare di te e raccontare ciò che fai, la tua attività, la tua professione?
L’intervista ti farà uscire dall’invisibilità!
Dai un’occhiata a come funziona! –> Cosa posso fare per te
*Cosa puoi fare per me?*
• condividere questo articolo sui tuoi canali social
• inoltrare il link ai tuoi contatti whatsapp
• lasciare un commento in fondo all’articolo stesso
• iscriverti alla Newsletter per non perderti nessun articolo! Compila il form in home page
Negli ultimi 12 mesi questo sito è stato letto da oltre 12mila persone, che hanno consultato oltre 18mila articoli (Analytics 3/10/2026)

