Ultimo aggiornamento 1 Novembre 2023

Il fotografo Giovanni Nardini, artista viareggino, ci accompagna in un viaggio suggestivo che non lascia indifferenti.
Si tratta di un reportage effettuato all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano, prima della ristrutturazione che lo ha reso accessibile al pubblico.

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L’esterno
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La rete e il suo strappo: la fuga dal manicomio

Le foto qui di seguito sono tratte dal libro fotografico che Nardini ha realizzato al tempo del reportage, nel 2010: “Luci d’Ombra. Viaggio per le antiche stanze dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano”.
Un lavoro quanto mai bello, poetico, impegnativo e faticoso, per le delicate corde che inevitabilmente tocca dentro di noi.

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L’esterno
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Parete del salone dove si facevano attività pittoriche

Attualmente l’aspetto dell’ex Ospedale Psichiatrico non è più quello che vediamo in queste immagini, diventa perciò particolarmente interessante il lavoro del fotografo Nardini, che ci riporta indietro nel tempo al periodo precedente la ristrutturazione.

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È un luogo reso celebre dai bellissimi libri di Tobino che è stato medico qua per molti anni

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cinzia donati giornalista e blogger 2

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con un occhio attento alla socialsfera.
Amo intercettare e raccontare persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le interviste, che chiamo scherzosamente “torture”!

Sono appassionata di tecniche e interventi mirati a dare visibilità, come ad esempio la tortura personalizzata o il corretto uso dei social.
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Le note dell’autore sulle immagini

Giovanni Nardini nel 2010 scriveva queste righe per descrivere il suo lavoro

“Da anni anche gli ultimi degenti hanno abbandonato questa monumentale struttura che si erge su una collina a pochi chilometri da Lucca.
È un luogo reso celebre dai bellissimi libri di Tobino che è stato medico qua per molti anni.
Ora la struttura è chiusa (…), silenziosa testimone del dolore e del mistero della follia.

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Il cinema-teatro
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La cucina

Vi sono entrato con le mie macchine fotografiche, con timore, rispetto, sapevo che oggi la fotografia doveva avere un’altra funzione (…).
Dopo trent’anni cosa ci faceva un fotografo in quei luoghi?

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Ho attraversato lunghi corridoi abbandonati, saloni immensi, celle sporche di escrementi, ho visto mura screpolate, soffitti aperti che facevano intravedere neri solai, bagni devastati e finestre che facevano filtrare fili di luce a illuminare poveri resti, cose abbandonate.

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Luci e ombre: ragione e follia in un salone
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(…) Oggi in questo luogo l’urlo della pazzia è avvolto in un grande silenzio. Ma la magia della fotografia è anche quella di penetrare in questo silenzio, di dare voce, seppur flebile e dimessa, frammentaria, a chi sembra non avere più parole, di cogliere quella traccia di dolore e di sofferenza che è propria di quella “misteriosa e divina manifestazione dell’uomo” che è la pazzia”.

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Autoritratto di un ricoverato su una parete
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Porta: simbolo dell’uscita

L’urlo della pazzia è avvolto in un grande silenzio

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In seguito alla pubblicazione di questo mio articolo, ha aggiunto

“Ringrazio la giornalista/amica Cinzia Donati, sempre attenta ai miei lavori, per aver ripresentato nel suo blog questo reportage.
Iniziai questo lavoro nel 2006, quando ancora non era in voga la moda di andare a fotografare i manicomi abbandonati.
Andai a fotografare Maggiano, con tutti i permessi dell’ASL di Lucca, con un preciso scopo: si avvicinava un anniversario importante, l’introduzione della Legge Basaglia, una legge di grande civiltà che chiudeva definitivamente i manicomi, luoghi di dolore, di sofferenza, ma ancora di più luoghi di emarginazione e di discriminazione sociale.
Prendendo un manicomio simbolo, quello di Maggiano, ormai abbandonato da anni, ho iniziato un percorso alla ricerca delle tracce di quel dolore.
La fotografia aveva avuto un ruolo importate nel denunciare la condizione di dolore dei manicomi: come non ricordare il libro di Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati “Morire di classe”?

Mi sono chiesto cosa poteva fare la fotografia a distanza di anni.
La risposta l’ho trovata nella realizzazione di un progetto memoriale, dove nell’andare a scavare in resti abbandonati, anche labili, far sentire la voce di quella sofferenza e di quella emarginazione.
Ne è nato un libro, “Luci d’Ombra. Viaggio per le antiche stanze dell’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano” e almeno tre mostre importanti a Viareggio a Villa Paolina, a Rocca Grimalda in Piemonte e, certamente molto prestigiosa, a Roma, organizzata dal Comune e dalla Provincia di Roma nella bellissima Chiesa di Santa Rita.
Dispiace che questo lavoro abbia trovato e trovi grande difficoltà e ostacoli ad essere esposto nella provincia di Lucca, comunque resta il libro e chi lo vuole acquistare può contattarmi personalmente”.

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Finestra. Le inferriate come prigione, la vegetazione esterna come libertà

Il fotografo artista
Chi è Giovanni Nardini

giovanni nardini fotografo

Giovanni Nardini è nato e vive a Viareggio.
Laureato in Filosofia, si è avvicinato alla fotografia agli inizi degli anni Ottanta.
Attento osservatore della vita quotidiana, intende la fotografia come ricerca, strumento per raccontare in maniera personale realtà sociali e culturali della propria terra e non solo.
Legato alla fotografia in bianco e nero, i suoi interessi si sono concentrati nella rappresentazione del mondo contadino della Lucchesia.
Primo fotografo a entrare nel mondo chiuso e riservato dei Certosini della Certosa di Farneta, ha realizzato un reportage dal quale nel 1998 è stato pubblicato il libro fotografico “La certosa di Farneta. Voci del silenzio”.
Nel dicembre del 2008 ha pubblicato il libro fotografico “Fuoco D’Arte. Fonderie artistiche a Pietrasanta”.
Tra il 2008 e il 2009 ha compiuto una ricerca di forte impatto sull’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, ripercorso attraverso la lettura delle opere di Mario Tobino, su cui è stato pubblicato il libro “Luci d’Ombra. Viaggio per le antiche stanze dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano”.
Nel 2011 pubblica il libro “Gli ultimi Calafati di Viareggio”, un reportage su un cantiere viareggino che mantiene in vita, nella costruzione di barche di legno, le vecchie tecniche dei calafati.
Parallelamente a queste ricerche coltiva l’altra grande passione: la fotografia di strada, che lo porta a rappresentare la quotidianità delle più grandi città d’Europa e d’Italia.
www.giovanninardini.it

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Immagine scelta per la copertina del libro: il letto spesso era un letto di costrizione

Informazioni aggiornate sull’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano e su Mario Tobino si possono trovare sul sito della Fondazione Mario Tobino http://www.fondazionemariotobino.it/

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