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Marco Malvaldi, Edoardo Nesi e Fabio Genovesi: tre giovani maestri della toscanità letteraria

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cultura

Marco Malvaldi, Edoardo Nesi e Fabio Genovesi: tre giovani maestri della toscanità letteraria

marco malvaldi edoardo nesi fabio genovesi foto di EMMA LEONARDI

L’INTERVISTA
pubblicata su Paspartu 16 maggio 2012

Nel contesto degli Incontri Invernali del Caffè della Versiliana, abbiamo incontrato Marco Malvaldi, Edoardo Nesi e Fabio Genovesi: tre giovani “maestri” della toscanità letteraria.

Marco Malvaldi

D: Marco, nei tuoi libri parli di Pineta, ipotetica località turistica della provincia di Pisa. Ma dove si trova realmente questa località? Esiste davvero?
R: Pineta non esiste, quando scrivo Pineta penso a Tirrenia. La mia casa editrice preferisce, per motivi legali, usare nomi fittizi. Però esiste un barista che gestisce il suo bar come se fosse casa sua e detta le sue regole.

D: Ad esempio?
R: Non si beve il cappuccino dopo mezzogiorno, non si danno superalcolici prima di pranzo…

D: Quindi lo conosci questo barista?
R: Sì. L’ho conosciuto entrando nel suo bar. Stava leggendo “I fratelli Karamazov”. Gli chiesi un caffè e lui mi rispose che non poteva perché era lontano. Guardando meglio, vidi che stava leggendo con i piedi immersi in un catino pieno d’acqua e quindi non poteva alzarsi per raggiungere la macchina del caffè.

D: Tu cosa hai fatto?
R: Lì per lì purtroppo non ho avuto la risposta pronta. A distanza di tempo ho pensato di ricreare la stessa situazione in un libro.

Marco Malvaldi

Edoardo Nesi

D: Edoardo, ti senti un giovane scrittore?
R: Sono compiaciuto perché oggi mi è stato dato del “giovane” per tre volte. In Italia uno è giovane scrittore fino appunto a 47 anni!

D: La Prato del tuo libro è sempre la tua Prato?
R: Diciamo che oggi chi vive a Prato non ha bisogno di lezioni di globalizzazione. Il capannone dei cinesi di cui parlo, lo visitai per davvero. C’è l’usanza di parlare delle cose senza averle mai viste e non volevo fare lo stesso.

D: Cosa hai visto?
R: Entrando in quei capannoni, si capisce come la nostra legislazione sul lavoro, che è una delle migliori al mondo, lì proprio non c’è. Si vedono materassi buttati in terra. I cinesi a Prato non socializzano con nessuno, perché tanti sono clandestini e non possono farsi vedere. Molti di loro non sanno neppure dove si trovano. Poi c’è la seconda generazione di cinesi, quelli nati a Prato: sono cinesi che parlano pratese ed è uno spettacolo! Per questa seconda generazione, che si è dimenticata della Cina, c’è una scuola serale di cinese.

Edoardo Nesi

Fabio Genovesi

D: Fabio, in “Versilia Rock City” come è Forte dei Marmi? E’ quella di quando eri bambino?
R: Il Forte non è più il paese di una volta. Adesso ci sono i russi. Comunque sì, io vivo qui. Quando abbiamo fissato questo appuntamento (a Villa Bertelli a Forte dei Marmi, NDR), l’organizzazione della Versiliana mi ha chiesto se avevo bisogno di una stanza in albergo e io ho risposto: “No, grazie, vivo a 300 metri e vengo in ciabatte”.

D: In “Esche vive” invece siamo in provincia di Pisa.
R: Ho preso un posto inventato, Muglione, vicino Pontedera. In Toscana ci sono posti meravigliosi che vengono tutelati, oppure ci sono zone normali, come Muglione. Nei luoghi normali, via libera all’Ikea e cose simili!

D: Da dove prendi ispirazione per scrivere?
R: Da giovane leggevo le biografie dei musicisti rock. Ad esempio quella dei Mötley Crüe, dove si parlava di strip club in cui le ballerine pagavano i musicisti per passare la notte con loro. Poi uscivo in inverno a Forte dei Marmi e vedevo la differenza!

Fabio Genovesi

Marco Malvaldi

D: A Pisa ci sono i giapponesi?
R: Sì. Fanno parte di una delle “immigrazioni” di Pisa. Quelli della transumanza dei turisti attraversano il Ponte Solferino, passano accanto alla Chiesa della Spina, che è una delle chiese gotiche più belle d’Europa, e non la considerano per nulla perché in testa hanno solo la Torre Pendente.

D: I tuoi personaggi sono caricature?
R: No. Ho conosciuto davvero i personaggi di cui parlo. A un congresso in Giappone conobbi il professore giapponese di 84 anni, che soffriva di narcolessia, cioè si addormentava parlando e fra l’altro parlava malissimo l’inglese. Mia moglie, che era con me, mi scrisse su un foglietto: “Prima o poi hai intenzione di scrivere un secondo giallo?”. E io: “Sì”. E lei: “Ecco, bravo, uccidi lui!”.

Edoardo Nesi

D: Che rapporto hai con il passato?
R: In Italia in generale c’è un rapporto troppo stretto e troppo facile con il passato. Continuiamo a raccontare come erano le cose prima. Ai miei figli racconto il mio passato, ma bisogna cambiare. Io sono cresciuto con il profumo di magnolia, perché in estate venivo qui al Forte in una casa che aveva un giardino con una magnolia. Di solito però cerco di non parlare del passato. Ad esempio se ora mi trovassi ad aprire un’azienda e volessi seguire i consigli di mio padre secondo la sua esperienza, non potrebbe funzionare. Bisogna abituarci che adesso raccontare come era prima non serve più. Bisogna che ci rendiamo conto che il nostro Presidente del Consiglio non l’ha eletto nessuno: io su questo mi faccio un serio problema.

D: Pensi alla società?
R: Fino a qualche anno fa, ho sempre pensato ai fatti miei. Oggi credo di essere migliorato perché inizio a pensare anche agli altri. Il vero mestiere dello scrittore è questo: dagli scrittori si può imparare tantissimo. Nessuno mi ha insegnato tanto quanto gli scrittori.

D: Si può imparare a scrivere?
R: Traducendo si impara a scrivere. Tempo fa, in una libreria di Forte dei Marmi, vidi un libro di una rockstar americana tradotto benissimo. Lo presi e quando arrivai alla cassa mi dissero: “Non lo comprare, il traduttore è di Forte dei Marmi e ne ha lasciato uno per te”. Così ho conosciuto Fabio Genovesi. Voglio dire che se uno traduce bene, scrive anche bene. Leggendo Fabio si ride molto, la lotta fra giovani e vecchi è divertente.

Fabio Genovesi

D: Parlaci della tua lotta fra giovani e vecchi.
R: A me piace tantissimo stare con gli anziani. Forse è preoccupante, ma con le persone sopra i 70 anni mi ci trovo bene. I giovani dicono: “Ormai i vecchi hanno vissuto la loro vita” e i vecchi dicono: “I giovani hanno tutto pronto e tutto facile”. Sento l’odio fra giovani e vecchi e i “miei” vecchi sono cattivi come una banda di satanisti.

Marco Malvaldi

D: I tuoi vecchi invece come sono?
R: I miei vecchietti del bar sono cinici. Una volta ho letto una poesia meravigliosa che diceva “il genio è saggezza e gioventù”. Saggezza a volte significa essere cinici. I miei vecchietti non si fidano e sono cinici perché sanno come funziona la vita.

D: I tuoi personaggi non si fidano…
R: La base dell’investigazione è il non fidarsi. Mio nonno ad esempio aveva questa caratteristica, bella per chi non aveva a che fare con lui direttamente, di essere sincero. I miei personaggi sono così: tentano di smascherare, cercano il vero.

Edoardo Nesi

D: Quando scrivi, lo fai su una struttura preparata precedentemente?
R: La struttura è un problema enorme. E’ molto complicato costruire. Io non riesco a scrivere un romanzo e sapere già che si deve andare da qua a qua. Per me il romanzo rimane sempre aperto, fino alla fine posso sempre cambiare tutto. Alla domanda su come si fa a scrivere, tutti gli scrittori fanno fatica a rispondere. Posso dirti quando. Adesso scrivo di mattina, da ragazzo scrivevo di notte.

D: Hai l’ispirazione?
R: Per me non esiste l’ispirazione. Ci sono dei momenti in cui ci sono cose che si creano in testa ed è quello il momento di scriverle.

Fabio Genovesi

D: Tu scrivi seguendo una struttura?
R: So chi sono i personaggi e so più o meno cosa faranno. Poi vado nel buio con una torcia e piano piano me lo dicono loro cosa fanno. Io non riesco a preparare una struttura e lo so bene che all’editore questa cosa non piace. Però a volte scrivere è un vicolo cieco. La scrittura deve essere una morbida alternativa alla follia!

Marco Malvaldi

D: Tu invece che tecnica usi per scrivere?
R: Il giallo deve essere costruito. Si sa che nei gialli si parla quasi sempre di cibo e io mi sono un pochino divertito. Nel giallo devi far ammazzare qualcuno all’inizio. A metà devi far investigare e alla fine devi far scoprire chi è l’assassino. Il lettore di gialli non si muove per meno di un omicidio! Rimane solo da decidere quale punto di vista adottare, cioè con quale velocità dare al lettore ciò che vuole.

D: Esiste quindi un giallo ideale?
R: Nel giallo ideale lo scrittore dice tutto quello che serve al lettore. Il lettore ha tutti gli indizi in mano, ma non se ne accorge. In fondo, chi scrive gialli è come un prestigiatore!

D: Come procedi?
R: Una volta deciso il punto di vista, scrivo il capitolo “n”, sapendo cosa deve accadere nel capitolo “n+1” e vado avanti con una torcia. E comunque non puoi far fare ai personaggi cose che loro non vogliono fare: i tuoi personaggi dicono da soli cosa non vogliono fare.

D: Come reagisci alle recensioni negative?
R: Dalle recensioni negative si impara qualcosa, se sono scritte in modo sincero. Nessuno scrive il romanzo perfetto. Bisogna capire da dove arriva l’eventuale critica negativa. Dalle risposte dei lettori/recensori si capisce quali sono gli errori. Secondo me la cosa difficile è indovinare quale sia il gusto dominante del momento, si rischia di andare verso la moda.

Edoardo Nesi

D: Tu che rapporto hai con i recensori?
R: Sono stato trattato sempre bene dai critici. Anzi: diciamo fino a che ho vinto lo Strega. Dal giorno dopo è iniziata una serie di critiche negative! Ma ci sarà sempre qualcuno a cui non piace il tuo libro e mi sono accorto che va bene così. Dalle recensioni si impara, anche da quelle positive che però non hanno capito nulla! C’è da dire che lo scrittore, rispetto al lettore, ha un’idea completamente diversa del proprio libro. Perché chi scrive ha ancora in testa tutti i tagli che ha fatto durante la scrittura, mentre chi legge vede solo il risultato finale.

Fabio Genovesi

D: Le tue recensioni invece come vanno?
R: Io ho meno visibilità di loro due, perciò come recensioni vado bene! Il bello del primo libro è che non sai dove vai a parare, nessuno si aspetta nulla, tutto quello che arriva è meraviglioso. Dal secondo in poi, invece, sai che i recensori ti aspettano e questo ti rende meno spontaneo. Io cerco di scrivere senza pensare a chi leggerà, ma poi in fondo ci penso sempre.

Marco Malvaldi

D: Un consiglio ai giovani scrittori?
R: Non pensare che scrivere possa diventare un lavoro. Bisogna fare un altro lavoro nella vita. L’esigenza di scrivere nasce dal desiderio di vendicarsi di una realtà che non piace e questa cosa non si può fare se si rimane chiusi nella torre d’avorio a pensare di fare gli scrittori di professione. Ci vuole una vita vera, fatta di amici, lavoro, famiglia.

Edoardo Nesi

D: Il tuo consiglio per i giovani scrittori?
R: Essere originali. Trovare un proprio linguaggio. Non fare leggere le vostre cose, se non sono totalmente pronte. A volte gli aspiranti scrittori non sono pienamente convinti che il manoscritto sia pronto e lo danno da leggere: è sbagliato. Non far leggere agli amici, perché magari poi si scopre che tanto amici non sono! Far leggere a persone non troppo vicine a voi. Poi bisogna insistere e crederci veramente.

Fabio Genovesi

D: E tu Fabio? Cosa consiglieresti?
R: Di scrivere di qualcosa che si conosce bene. Di essere onesti: l’onestà è la base di tutti i lavori. Di farlo senza pensare di campare con quello.

D: Che ne pensi dell’e-book?
R: Non lo capisco. Per me già il cd è un’innovazione tecnologica eccessiva! Solo per il fatto che è un disco con un lato solo… Cioè, un lato B ci vuole sempre! A parte gli scherzi, secondo me un giovane non può partire dall’e-book. Se già stai tutto il giorno al computer per lavoro, rimettersi al video anche la sera per scrivere è impossibile. Poi l’e-book non lo vedo un’alternativa, perché comunque intasa l’editoria e quindi inquina pure lui. Mi sembra una soluzione per chi vuole scrivere per forza. Penso che se devi dire qualcosa, puoi scrivere, o essere un musicista, o un serial killer, perché tanto se quello che cerchi è solo la visibilità, anche il serial killer viene riconosciuto in qualche modo.

CHI SONO…

MARCO MALVALDI
Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo “La briscola in cinque”. Nel 2008 ha pubblicato “Il gioco delle tre carte”, seguito da “Il re dei giochi”, del 2010. Nel 2012 è uscito invece “La carta più alta”. Nei quattro libri, che compongono la serie del BarLume, compaiono gli stessi personaggi principali: il barista Massimo, gli anziani frequentatori del bar che spesso si esprimono in vernacolo pisano, oltre al commissario Fusco. Ha pubblicato un quinto giallo intitolato “Odore di chiuso”, con protagonista Pellegrino Artusi. Nell’ottobre 2011 ha pubblicato “Scacco alla Torre”. Il libro è una guida per una passeggiata nella sua città natale.

EDOARDO NESI
Nasce a Prato il 9 novembre 1964. Diplomato al liceo scientifico Cicognini ha condotto l’azienda tessile di famiglia per 15 anni. Nel frattempo ha iniziato a scrivere pubblicando i romanzi “Fughe da fermo”, “Ride con gli angeli”, “Rebecca”, “L’età dell’Oro” (finalista Premio Strega), “Figli delle stelle” e “Per sempre”. Ha scritto e diretto il film “Fughe da fermo” e ha tradotto le 1433 pagine di “nfinite Jest” di David F. Wallace. Ha vinto il Premio Strega 2011 con il romanzo “Storia della mia gente”.

FABIO GENOVESI
Nasce a Forte dei Marmi nel 1974. Si iscrive a Filosofia. Conduce un furioso programma radiofonico heavy metal e collabora con la rivista “Flash” occupandosi di musica e cinema dell’orrore. Intanto scrive monologhi e spettacoli teatrali, soggetti per il cinema e documentari, traduce vari autori americani legati alla musica, tra cui Lee Ranaldo dei Sonic Youth e Les Claypool dei Primus. Nel 2007 esce, solo in Toscana, la raccolta di racconti “Il bricco dei vermi” e l’anno successivo tocca al primo romanzo, “Versilia Rock City”. Collabora con “Vanity Fair”, “La Lettura”, l’inserto culturale del “Corriere della Sera”, “Repubblica Firenze” e “Il Tirreno”. Nel gennaio 2011 Mondadori pubblica il suo secondo romanzo, “Esche Vive”, in corso di traduzione in otto Paesi.

Marco Malvaldi

FOTO DI EMMA LEONARDI E GIANNI LEMMETTI

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