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Mario Biondi: il nuovo album “Dare” e il compleanno in diretta!
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Interviste

Mario Biondi: il nuovo album “Dare” e il compleanno in diretta!

mario biondi conferenza stampa 28 gennaio 2021

Ultimo aggiornamento 16 Settembre 2021

Durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo album “Dare”, Mario Biondi ha festeggiato in diretta il suo cinquantesimo compleanno, con tanto di torta e candeline!
In streaming su Zoom, ho partecipato in veste di giornalista accreditata dal portale DaSapere.

Nota: la conferenza stampa si è svolta a gennaio, nei giorni in cui ancora non si sapeva se e come si sarebbe svolto il Festival di Sanremo.

mario biondi conferenza stampa 28 gennaio 2021 compleanno
La torta con le candeline per festeggiare 50 anni in diretta su Zoom (quella in alto a sinistra sono io!)

L’intervista (la tortura!)

Ti sei fatto un’opinione sulla questione Sanremo?

Ho diverse opinioni, che sono solo opinioni. Una che il Festival da sempre vive e trae grandi energie anche dal gossip, per creare grande curiosità. È vero che la musica è importante, ma parlare e gossippare credo che ultimamente sia uno dei must per la nostra professione di divulgazione. Non vorrei fare a meno di Sanremo, perché sono italiano e perché ci tengo. Troveranno una quadra, cosa dici? La troveranno!

Eventuale pubblico? Meglio tanto o poco?

Qualcosa che appaghi l’occhio credo che sia fondamentale. Ma forse anche pochi ma buoni, perché no! Cantare una canzone inedita davanti al nulla secondo me diventa veramente difficile, è dura. Molto spesso l’input del pubblico ti fa cantare bene la canzone.

Partiamo dal titolo: “Dare”. Puoi spiegarcelo?

Ho trovato una grande sincronia tra “dare” in italiano e “dare” in inglese. Dare è un atto di grande curiosità e di grande forza. Ci vuole anche tanto coraggio per dare. Perché non è semplice. Intanto non sai mai quanto è giusto quello che dai. Non sai mai se la persona che riceve, sta ricevendo la cosa giusta che tu stai dando: probabilmente è tutto il contrario, chi lo sa. Quindi si rischia di osare tanto per dare. Io credo nella mia vita di aver fatto della parola “dare” una sorta di mantra, di modus vivendi.

Mi viene da dire sia a livello professionale che a livello personale, no?

Assolutamente! Anche perché non ho mai scisso le due personalità. Mi accorgo anzi sempre di più che Mario giù dal palco e Mario sul palco sono uguali e mi impegno anche perché lo siano.

A proposito di coraggio, hai una famiglia stra-numerosa…

Con anche diversi rappresentanti sul palco. Uno dei coristi è mio fratello, ma lo tengo nascosto perché è più giovane di me e anche mi somiglia, ma è più bello, allora lo tengo nascosto, sennò mi ruba la scena!

“Io credo nella mia vita di aver fatto della parola “dare” una sorta di mantra, di modus vivendi”

Questo disco racconta tutte le tue passioni musicali, che sono difficili da tenere insieme perché potrebbero sembrare contraddittorie e apparentemente lontane tra loro. Come nasce?

Il progetto… Addirittura all’origine volevo fare 4 dischi e sviluppare ogni input di questo repertorio per un disco. Invece poi abbiamo deciso di accorpare tutto in un unico progetto.

Come si tengono insieme Il Volo, Dodi, Donny Hathaway…?

Come dico nel titolo, oso. Vivo oltre i generi. Oso, ma credo che la musica non debba essere necessariamente una e timbrata con il marchio jazz, soul, funk, blues, rock, pop. Credo che sia musica, bella.

Parliamo della copertina

È una delle foto di Alessandra Fuccillo che è in squadra con noi da diverso tempo. Poi con le ali di questa artista meravigliosa che si chiama Colette Miller che è una street artist che ha fatto il suo progetto con l’idea di regalare le ali degli angeli in giro per il mondo. Una persona molto molto squisita di una bellissima energia. Mi è piaciuta tantissimo.

Questo colore rosso, le ali, un momento di quasi volo, di ripresa…

Le ali colorate, questa idea un po’ dell’Arcangelo Gabriele che porta buone notizie… Insomma in questo periodo ci vogliono, le buone notizie, soprattutto per l’ambito musicale che è stato messo veramente alla prova. Nel cantare, dopo un anno di inattività, non è semplice rimettersi in gioco al volo ed essere fluidi. Mi sono trovato un po’ incastrato nella poca fluidità raccolta nell’anno. Manca l’allenamento.

Quando metti le mani su standard venerati tipo “Strangers in the Night” per “scurirli”, senti la responsabilità?

Tantissimo. In questa occasione in maniera ancora più forte perché non solo abbiamo toccato uno standard, ma lo abbiamo anche trasportato in una dimensione di sound molto lontana dallo swing di Frank Sinatra, che poi è la versione più conosciuta. Quando facciamo una cover in generale ci documentiamo, ascoltiamo tutte le cose che sono già esistenti e in mezzo a tutto questo c’era anche James Brown. Devo dire che la versione di James Brown mi ha aiutato. Dico con grande affetto che James Brown era veramente un matto! Perché ha cantato una versione di “Strangers in the Night” che secondo me solo lui si sarebbe potuto permettere di cantare in quella maniera lì. Allora diciamo mi sono auto-patentato (ride). Ho detto io starò più inquadrato, perché lui ha fatto una versione proprio fuori da qualsiasi parametro musicale!

“Mario giù dal palco e Mario sul palco sono uguali e mi impegno anche perché lo siano”

Come si articola il ritorno in questo album degli High Five Quintet di Fabrizio Bosso?

Siamo sempre rimasti in buonissimi rapporti. Con Fabrizio ci sono frequentazioni anche più presenti rispetto agli altri. Quando ho immaginato questi brani insieme agli High Five Quintet ho aperto una chat e ho scritto “Ragazzi avrei un’idea: mi piacerebbe moltissimo riunire gli High Five”, che non suonavano più insieme dal 2008 2009. È stata molto bella la loro accoglienza. Mi ha assolutamente fatto gioire.

Nell’album c’è una cover di un pezzo di Donny Hathaway, “Someday We All Be Free”. Vedendo l’empatia che c’è nella tua interpretazione, hai mai pensato di dedicare una monografia a questo grande soul man, purtroppo un po’ dimenticato?

Io adoro Donny Hathaway e lo ascolto da tantissimi anni, ma forse per una sorta di timore reverenziale non ho mai voluto cantare le sue canzoni. Non lo so perché, per una questione proprio di rispetto. Io sono un po’ strano in questo genere di cose. Ci è voluto Fabrizio Bosso. Mi ha detto: “Tu devi cantare questa canzone qui”. Mi ha portato per la mano a sentire questa versione e a cantare questa canzone insieme a lui. Questa è proprio live in studio, con tutti i piccoli difetti che posso riscontrare in una registrazione live. Però piena di grandi sensazioni. Non so se farò mai una monografia su Donny Hathaway, mi piacerebbe un casino, questo te lo dico!

In due pezzi del tuo album sono presenti gli Incognito. Hai mai pensato di fare un intero album con loro?

Sono tantissimi anni che collaboriamo. Sono prima di tutto un loro fan dalla fine degli anni Ottanta. Ho tutti i dischi e le cassette! (ride) Sono anni che ci ripromettiamo di fare una tournée insieme in America, ma poi per gli impegni di tutti non ce la facciamo. Del disco ne abbiamo parlato alla stessa maniera.

A Sanremo nel 2018 sei arrivato penultimo. Che ricordi hai?

Ho solo bei ricordi di Sanremo e dell’atmosfera che ho vissuto, della condivisione con l’Orchestra di Sanremo. Al di là del risultato, devo dire la verità senza falsa modestia, che non mi aspettavo nulla, fuorché forse un poco più di attenzione della critica.

“Dico con grande affetto che James Brown era veramente un matto!”

Sei stato doppiatore. Hai qualcosa che bolle in pentola su questo tema?

Ho avuto la fortuna di essere coinvolto da Tonino Accolla, doppiatore di Homer Simpson, che era uno spettacolo di persona e mi ha insegnato tantissimo. E mi ha dato l’opportunità di fare quel giochino lì. Sai tanti pensano che per fare il doppiatore basti una bella voce, ma non è così. Fare il doppiatore è stata una cosa molto molto divertente. Mi auguro che ci siano altre possibilità in seguito, al momento no, non ho nulla di schedulato, diciamo così.

Quale attore ti piacerebbe doppiare?

Forse Hugh Grant. Potrebbe essere un’idea!

Duetti?

Mi danno un bagaglio di insegnamento importante. Per me ad esempio stare sul palco con Pino Daniele era un’esperienza incredibile. Avremmo dovuto fare una tournée insieme, ma la vita ce lo ha voluto rendere immortale.

Oggi compi 50 anni, cifra tonda. Bilanci? Rimpianti o rimorsi?

Una delle cose che ho imparato durante il mio percorso è che tengo i piedi ben saldi nel presente e cerco di essere bravo per costruire un buon futuro. Non ho grossi rimpianti. Sicuramente di sbagli ne ho fatti tanti e chi non ne ha fatti? Avrei potuto fare meglio un sacco di cose, probabilmente ho tempo per rifarle e rifarle meglio!

Live?

Sono un’incognita. Noi vogliamo esserci e siamo pronti.

“Fare il doppiatore è stata una cosa molto molto divertente”

In questo periodo lontano dalle scene, hai avuto un blocco o più creatività?

Il periodo ci ha sbaragliato le carte. Per certi versi lo ringrazio perché mi ha concesso più tempo da dedicare alla mia famiglia e ai miei figli. Mi ha tolto amicizie alle quali ero molto legato e che ho perso definitivamente e sono sempre nei miei pensieri. Mi ha tolto anche un po’ di fluidità sul palco. Sto imparando ad accettare tutto quello che mi succede e cerco di farne anche un po’ una virtù. Non devo dare troppo per scontato il fatto di cantare, devo spendere un po’ più tempo per allenarmi e mettermi in moto.

Verso il futuro che sensazioni hai?

Siamo in un periodo molto particolare. Sono anche dispiaciuto. Mi dispiace vedere questa instabilità governativa. Mi mette anche un po’ di tristezza tutto questo chiacchiericcio, tutti questi scontri poco edificanti che a poco servono. Non vedo dei risultati. Vedo solo liti e il nulla oppure l’incognita perfetta e questo mi disturba.

Come mai non ci sono le tue figlie coriste Zoe e Marika nell’album?
(già coriste per Renato Zero, NdR)

Il fatto è che essere padre è forse essere un po’ l’ultimo della fila in questa storia! (ride) Al di là delle battute, sono state impegnate in questa avventura bellissima con il grande Renato Zero, poi sono tornate dalla tournée e hanno i loro impegni e si occupano della propria vita, stanno facendo tante cose belle. Quando posso le coinvolgo, quando non mi danno disponibilità devo farmene una ragione.

Le porterai in tour con te?

Io me le voglio portare. Ti dirò di più: vorrei portare anche mio fratello. Le discriminanti sono tante adesso. Prima di tutto non so cosa… Li pago a pacchi di pasta! Insomma troviamo delle soluzioni! (ride)

mario biondi sulla panchina

Il comunicato stampa ufficiale

“Dare è un’attitudine oltre che una scelta di vita. Torno al mio sound con le band che hanno dato lustro alle mie canzoni. Festeggiare i miei cinquant’anni con tutti voi è un’emozione che mi pervade l’anima. Il 29 gennaio, giorno successivo al mio cinquantesimo compleanno, esce “Dare”, il mio nuovo album.”

Così Mario Biondi ha annunciato il suo nuovo album uscito il 29 gennaio dal titolo “Dare” che evoca un’attitudine di generosità nei confronti del mondo esterno, ma anche il rischio che inevitabilmente questa comporta (to dare, osare in inglese).

Per festeggiare al meglio i suoi 50 anni Mario ha voluto un album che unisse lo stile degli esordi, marcatamente jazz e soul, a sonorità ancora poco esplorate, tra funk, disco, pop, perfino con passaggi rock, andando a definire un sound molto vario ma sempre eclettico, adulto e contemporaneo.

Ad accompagnarlo in questa avventura ci sono amici vecchi e nuovi quali Dodi Battaglia, Il Volo, la storica band londinese degli “Incognito”, la cantante, autrice e pianista jazz tedesca Olivia Trummer, ma anche i musicisti con cui Mario ha raggiunto il successo a metà degli anni 2000 (The Highfive Quintet di Fabrizio Bosso) e la sua attuale band che da anni lo accompagna in tutto il mondo (150 spettacoli in oltre 40 paesi del mondo negli ultimi 5 anni).

Il progetto “Dare” si compone in totale di 16 tracce: 10 brani originali, 2 remix e 4 reinterpretazioni di grandi successi internazionali quali “Strangers in the Night”, resa celebre da Frank Sinatra, “Cantaloupe Island” di Herbie Hancock, “Jeannine” di Eddie Jefferson e “Someday We’ll All Be Free”, rivisitazione in chiave jazz dell’inno soul di Donny Hathaway.

Nella versione digitale dell’album sono contenuti “Show Some Compassion”, brano registrato con molti colleghi durante il lockdown a sostegno del progetto di riqualificazione dell’area-baraccopoli di Messina promosso dall’associazione A.ris.mè, e i due remix di “Cantaloupe Island” ad opera di DJ Meme e Piparo.

La copertina

Realizzata da Paolo De Francesco, ritrae Mario con alle spalle il celebre murale “alato” di Colette Miller, visual artist e performer nativa di Richmond (Virginia) che vive a Los Angeles, autrice del progetto “Angel Wings”.

mario biondi dare copertina

“Dare” è una pubblicazione Beyond distribuita da Sony Music (CD e doppio LP 180g) e The Orchard per la distribuzione digitale worldwide.

Tracklist

1 Jeannine
2 Mesmerizing Eyes
3 Cantaloupe Island
4 No Show (with Incognito)
5 Lov-Lov-Love (with Incognito)
6 Paradise
7 Strangers in the Night 
8 Someday We’ll All Be Free (with Fabrizio Bosso Spiritual Trio)
9 Dream for Two (with Olivia Trummer)
10 Give Our Love Another Chance
11 Simili (with Dodi Battaglia)
12 Crederò (with Il Volo)
13 Sunny Days (Live at Ronnie’s Scott)

Digital tracks

14 Show Some Compassion
15 Cantaloupe Island – DJ Meme Remix
16 Cantaloupe Island – Piparo Remix

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mario biondi sulla moto

Lo spazio che ha ospitato la conferenza stampa

Ruote da Sogno, primo operatore europeo di moto d’epoca e player internazionale tra i più importanti per le auto classiche, ha ospitato nel suo prestigioso showroom la presentazione del nuovo album di Mario Biondi.
I suggestivi spazi di Ruote da Sogno sono stati scelti dal crooner catanese come cornice per le riprese del videoclip del suo ultimo brano, per l’originalità dei suoi ambienti, in un contesto denso di auto e moto di ogni epoca.

Ruote da Sogno nasce nel 2016 dalle visionarie intuizioni di Stefano Aleotti, suo fondatore e AD, con l’intento di commercializzare veicoli storici, valorizzandoli come forma d’arte e di cultura.
Negli oltre 8.000 mq. di showroom è possibile ammirare e scegliere tra oltre 120 auto e 600 moto di ogni epoca e marca, capolavori a due e a quattro ruote che, in un contesto fortemente suggestivo, si trasformano nella cornice ideale per eventi privati e corporate di prestigio.

Foto: Scatti di Alessandra Fuccillo presso Ruote Da Sogno, Reggio Emilia

NOTA: Le domande dell’intervista sono state raccolte durante la conferenza stampa tra le domande poste dai giornalisti che hanno partecipato.

Li torturo tuttiiiii!!!
Ti piacerebbe essere torturato, ehm… intervistato da me?
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