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Paola Maugeri, una storia di musica e cultura vegana

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Paola Maugeri, una storia di musica e cultura vegana

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L’INTERVISTA
pubblicata sul magazine Paspartu 16 settembre 2014

La conduttrice televisiva e radiofonica Paola Maugeri, giornalista ma anche autrice di due libri sulla cultura e l’alimentazione vegana, si è raccontata al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta nella rubrica “Donne che dovresti conoscere”.

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Se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna… Cosa c’è dietro una grande donna? Lo abbiamo scoperto nel corso di questa piacevole chiacchierata, che riportiamo fedelmente per condividere con i nostri lettori la storia di Paola Maugeri.

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D: Paola, raccontaci il tuo passaggio da Catania a Milano
R: Andai a Milano per dare l’esame di ammissione alla scuola di giornalismo. A un certo punto dell’interrogazione, mi chiesero di cosa era fatto il basamento dell’elefantino di Catania, che è il monumento più famoso della mia città. Non lo sapevo. Provai tantissima rabbia per quella domanda, la scuola di giornalismo di Milano era molto importante per me. Non fui ammessa alla scuola perché, come mi fu spiegato, non sapevo che il basamento dell’elefantino è fatto di travertino e, visto che Catania era la mia città, ciò significava che non ero curiosa e che, quindi, non adatta a diventare giornalista. Per me fu un grande fallimento, provai tantissima vergogna tornando a casa…

D: Ed è qui che hai fatto un incontro per coincidenza che poi ti ha cambiato la vita…
R: Sì. Sull’autobus per Catania, ritrovai un ragazzo conosciuto dieci anni prima e iniziammo a parlare e io gli raccontai di questo mio fallimento. Lui mi disse che era diventato un discografico. Io, in una piccola rete televisiva di Catania, avevo creato un programma di cultura musicale, lui era appena uscito da un provino per VideoMusic e mi consigliò di andare a fare quel provino.

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D: Come andò?
R: Arrivai alla sede di VideoMusic che i provini erano finiti. Chiesi alla produttrice, praticamente implorandola, di darmi una chance e lei mi fece il provino. Mi domandò cosa avessi chiesto a Vasco Rossi, se mi fosse capitato di intervistarlo e io snocciolai lì per lì un centinaio di domande che avrei potuto fargli. La produttrice allora mi chiese perché avrebbero dovuto prendere proprio me e io dissi che ero davvero appassionata e che non mi spaventava lavorare.

D: Oggi, dopo aver intervistato mille musicisti, sai tutto di musica…
R: Ma guarda… È che siamo abituati ad un terrificante pressappochismo. Non è che so tutto di musica, però penso che quando si intervista qualcuno, bisogna prepararsi sulla vita del musicista in questione.

“Penso che quando si intervista qualcuno, bisogna prepararsi sulla vita del musicista in questione”

D: Raccontaci di quando hai intervistato gli U2, tanto te lo chiedono tutti!
R: (ride) L’intervista agli U2 fu proprio la millesima. Chiesi ai miei datori di lavoro di essere mandata a Dublino quattro giorni prima dell’intervista, per documentarmi. Arrivai a Dublino, girai la città un giorno e utilizzai gli altri tre giorni senza mai uscire dalla mia stanza, a studiare e prepararmi per l’intervista. In quei quattro giorni, gli U2 erano a disposizione dei giornalisti ed io ero l’ultima in lista. Avevano già risposto a tutte le domande possibili e immaginabili, fatte dai colleghi prima di me. Però accadde qualcosa di strano. A Bono piacque subito il fatto che sono siciliana, un po’ perché loro sono irlandesi e sono considerati il sud del Regno Unito, così come la Sicilia è il sud dell’Italia. Li trovai ben disposti nei miei confronti. Avevo a disposizione 25 minuti di intervista, che poi diventarono un’ora e mezzo! Feci a Bono una domanda sul disco che stavano promuovendo e lui non mi rispose. Mi fissò per un po’ e mi disse: “So che tu mi puoi capire. Sono stato malissimo per la morte di mio padre”. Aprì il suo cuore e mi raccontò che da poco aveva perso suo padre. Io pochi anni prima avevo perso mia madre e gli mostrai un tatuaggio che mi ero fatta in quell’occasione. Lui si alzò, baciò il mio tatuaggio e ci abbracciammo. Da lì partì una conversazione tra due esseri umani, non più tra la rockstar e la giornalista di Mtv.

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D: Sei vegana. Già da piccola avevi difficoltà a mangiare gli animali?
R: Sì. Fino a dieci anni fa, parlare di vegano era una cosa molto originale rispetto ad oggi. Intanto specifico che coloro che mangiano vegano, sono persone che decidono di non mangiare niente di origine animale. Il mio libro “Las Vegans” parla di questo. A 12 anni sono diventata vegetariana. Sono cresciuta mangiando carne, in una famiglia tradizionale. Non capivo perché mi si diceva di amare gli animali e poi mi si diceva di mangiarli. Mia madre non sapeva cosa fare, perché un giorno tornai da scuola e dissi: “Io non mangio più gli animali”. Parlo di 32 anni fa. Mia madre fu davvero in difficoltà, perché ero precocemente vegetariana. Ma lei era brava e mi cucinava cotolette di soia. Sembravano suole di scarpe, però ci provava!

Un giorno tornai da scuola e dissi: “Io non mangio più gli animali”

D: Come si fa pulizia di tutto?
R: Il senso è che ci si mette una vita a capire che ognuno di noi è un mondo a sé. Ci comportiamo secondo modi che abbiamo visto, ma che magari non ci piacciono. Per fare repulisti ci vuole un percorso di autoeducazione. Cioè: se faccio qualcosa che non mi piace, bisogna capire che posso non farlo più. Noi dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra vita e questo, se lo capiamo, possiamo fare davvero una grande rivoluzione. Mia madre, proprio nel momento in cui avrebbe potuto davvero occuparsi di se stessa, si è ammalata e questo mi ha fatto tanta rabbia. Sta a noi scegliere se stare dalla parte della soluzione o dalla parte del problema.

D: Come è avvenuto il passaggio da vegetariana a vegana?
R: Da vegetariana, mangiavo moltissimo formaggio. Ho capito che l’essere umano che mangia latte, non dico che sia sbagliato, ma sicuramente è innaturale. Poi dobbiamo chiederci, di fronte ad un piatto, “Chi c’è lì dentro?”. Siamo, noi tra i 35 e i 45 anni, la prima generazione di adulti che ha perso completamente la filiera del cibo. La mia generazione non ha più un’idea di quello che mangia. Rispetto alla vita dei nostri nonni, 50/60 anni fa, la nostra vita è molto differente. Ai tempi dei nostri nonni si mangiava molta meno carne di oggi. I nostri nonni non usavano la parola “vegan” perchè non esisteva, ma lo erano nella pratica!

“Se faccio qualcosa che non mi piace, bisogna capire che posso non farlo più. Noi dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra vita”

D: Parliamo di etica
R: Il senso etico, cioè chiedersi se quell’animale soffre oppure come si sente, forse non lo sviluppiamo mai. Però ci dovremmo almeno chiedere se quegli animali si comportano mai davvero da animali nell’arco della loro vita. In realtà sono macchine programmate per produrre, per farci mangiare. Una mucca farebbe sette litri di latte al giorno, mentre è programmata per farne settanta.

D: Cosa rispondi a chi afferma che anche nei vegetali ci sono pesticidi e, quindi, non fanno bene nemmeno quelli?
R: Rispondo che hanno ragione e che noi vegani che mangiamo solo pomodori, melanzane, zucchine e peperoni, dovremmo mangiarli solo quando c’è il sole! Il fatto di nutrirsi di vegetali fuori dalla loro stagione, sviluppa molte allergie. I pomodori a Natale è chiaro che non sono naturali. Tempo fa comprai un pomodoro a Natale. Bene: mi rimase intatto nel frigo per sei settimane, ciò significa che era di plastica! Dobbiamo sapere che ci sono tante malattie gravi provenienti dal cibo che mangiamo. Noi siamo fortunati, perché in Italia c’è una grandissima produzione di verdura. Ci dobbiamo riappropriare della vera dieta mediterranea.

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D: Come si fa?
R: Dobbiamo imparare a leggere le etichette, perché non lo sappiamo fare. Tanto per fare un esempio: nella pizza surgelata c’è la “pasta filante preparato alimentare”, non c’è la mozzarella! Magari! Se fosse mozzarella preparata con latte di mucca, uno potrebbe anche fare un’eccezione ogni tanto. Negli allevamenti di maiali ci sono cassonetti pieni di antibiotici che danno agli animali. Dobbiamo imparare a vederci chiaro, a farci delle domande. È anche abbastanza facile oggi, perché c’è Internet, ci possiamo documentare.

D: La stagionalità
R: Se la frutta e la verdura sono raccolte secondo la propria stagionalità, non sono così pieni di antiparassitari. È giusto preoccuparsi degli antiparassitari, anche se bisogna dire che l’impatto dell’antiparassitario sulla pianta è molto minore rispetto all’impatto dell’antibiotico sull’animale. Quando mi dicono: “Mangiare biologico costa di più”, rispondo che è vero, ma preferisco spendere un po’ di più e comprare un po’ di meno. La realtà, in ogni caso, è che ormai la filiera alimentare è profondamente inquinata. Bisogna scegliere tutto con consapevolezza, anche la frutta e la verdura, certamente.

“La mia generazione non ha più un’idea di quello che mangia”

D: Nel tuo libro “La mia vita a impatto zero” c’è un test che, facendolo, viene voglia di iniziare almeno a provarci, a vivere a impatto zero. Tu come hai iniziato?
R: Per prima cosa, arrivata nella mia casa nel centro di Milano, ho staccato il generatore di elettricità. Sembra impossibile fare una cosa del genere. Ma, ad esempio, mia madre, quando è nata mia sorella, che ha 15 anni più di me, non aveva la lavatrice. I nostri nonni sono vissuti quasi tutti senza lavatrice e senza tecnologia e non si sono mica estinti! Se ci pensiamo un po’, è normale l’utilizzo che facciamo del riscaldamento? Dobbiamo imparare a rivedere tutte le cose…

D: Le famose tre erre
R: Io ho appeso le tre erre sul frigorifero: Ridurre, Riusare, Riciclare. Mio padre ha pensato ad una quarta erre: Riparare. Adesso se un ombrello si rompe, lo devi buttare, perché non trovi nessuno che sappia ripararlo. Ecco, questi sono piccoli pensieri che ci fanno riappropriare di qualcosa di bello. Il calzino si può rammendare, perché buttarlo? Venendo qui oggi, ho visto un personaggio: “l’arrotino”. Significa che non è tutto perduto. Siamo noi che dobbiamo permettere a questi artigiani di sopravvivere. Oggi le cose costano talmente poco, che se si rompono conviene buttarle. Ma dobbiamo sapere che una cosa che costa poco, è così perché ha sfruttato il lavoro di qualcuno. Noi non usiamo più le mani per fare le cose ed è drammatico. Un uomo che sa fare le cose in casa, è da sposare! (ride) Un tempo le donne si vergognavano a dire che non sapevano cucinare, oggi dicono “Non so cucinare” e ridono.

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D: Sai cantare?
R: Ho avuto due band e ricevo 12 euro ogni sei mesi di diritti d’autore! (ride) Mi piaceva suonare, ma non era la mia strada, anche se con le due band ho pubblicato tre dischi.

D: Cosa succede quando una giornalista musicale si trova di fronte al proprio mito?
R: Io, quando ho avuto davanti Lou Reed, mi sono messa a piangere. Non è successo niente, però mi sono commossa perché era il sogno di una vita. Per me era un mito e me lo immaginavo gigantesco, invece quando l’ho visto ho constatato che era piccolino. È incredibile: quando nella testa ti immagini il tuo mito, lo vedi enorme! In generale, è stato emozionante per me vedere le persone che hanno cambiato il corso della musica, nella realtà queste sono anche grandi persone.

“I nostri nonni sono vissuti quasi tutti senza lavatrice e senza tecnologia e non si sono mica estinti!”

D: La tua vita è dedicata alla musica e alla cultura vegana: cosa accomuna queste due cose?
R: Per me non esiste forma d’arte più meravigliosa della musica. Durante un concerto, ti innamori di quello accanto a te e gli dai un bacio anche se non lo conosci. Mi perdoneranno gli artisti che si dedicano alle altre arti, ma quale altra forma d’arte ti dà questa emozione? La musica è una forma d’arte che ci può nutrire, potenziare o depotenziare. Esattamente la stessa cosa che succede quando mangiamo un cibo che ci nutre profondamente oppure no! Ascoltare buona musica ci fa diventare esseri umani migliori, così come mangiare consapevolmente. Non potrei vivere senza nessuna delle due cose, sono due facce della stessa medaglia.

D: Il vino
R: Anche nell’alcol bisogna scegliere e privilegiare il “meno e meglio”. Thelonious Monk (compositore americano, NDR) diceva “less is more”: “il meno è più”. Chiediamoci perché una cosa costa poco, cosa contiene, compriamo con coscienza. Poi questa terribile cosa dell’aperitivo… Aperitivi pieni di porcherie, pieni di zuccheri bianchi. Meglio bere il vino buono, invece delle porcherie!

D: L’acqua
R: L’acqua nelle bottiglie di plastica fa male, perché durante il viaggio dal produttore al consumatore è stata per mesi sotto il sole. Dovremmo chiedere al Comune di controllare quella che esce dal rubinetto, che è un nostro diritto.

“Il cibo dei nonni toscani è un cibo vegano. La ribollita, la pappa al pomodoro, la polenta, i funghi, sono cibi vegani”

D: Eri mai stata da queste parti prima di oggi?
R: Amo moltissimo Lucca. Ho anche avuto un fidanzato lucchese che ho amato molto e sono ancora in contatto con la sua famiglia. Poi ho fatto delle bellissime interviste durante i Summer Festival.

D: Ti piace la Toscana?
R: Sì, la cito sempre, perché il cibo dei nonni toscani è un cibo vegano, anche se ai loro tempi non si usava chiamarlo vegano. La ribollita, la pappa al pomodoro, la polenta, i funghi, sono cibi vegani.

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Questionario Proustiano con Paola

Nota:
se volete divertirvi a fare il vostro “Questionario Proustiano”, sappiate che consiste in una serie di domande, alcune generiche e altre tagliate su misura per la persona intervistata, volte a conoscere i gusti e le aspirazioni personali di chi vi risponde, con la caratteristica essenziale del botta & risposta immediato, cioè bisogna rispondere senza pensarci troppo

D: Una tua virtù
R: Onestà
D: La qualità preferita in un uomo
R: Il desiderio di migliorarsi
D: La qualità preferita in una donna
R: Il desiderio di migliorarsi
D: Felicità
R: Famiglia
D: Colore
R: Blu
D: Sapore
R: Broccoli
D: La canzone con cui ti sei innamorata
R: Ne ho migliaia! “Arrivederci” di Umberto Bindi
D: Una canzone che ti ha fatto piangere
R: “She” di Elvis Costello
D: Piatto preferito
R: Zuppa di miso
D: Qualità che sei più incline a tollerare
R: Incoerenza
D: Motto
R: Noi siamo quello che mangiamo
D: Un tuo difetto
R: Non rispettare il kairos altrui
(kairos = parola che nell’antica Grecia significava “momento giusto o opportuno” o “tempo di Dio”, NDR)
D: Come vorresti morire
R: Di vecchiaia
D: Personaggio che ti ha cambiato la vita
R: Lou Reed

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Chi è…

Paola Maugeri ha visto il suo esordio professionale in Sicilia, in piccole televisioni locali, prima di diventare una delle più conosciute e amate vj della storia di Mtv, nonché Italia Uno e La7. Vegana da oltre trent’anni, ha raccontato la sua storia in due libri, entrambi pubblicati da Mondadori: ne “La mia vita a impatto zero” ha svelato il suo anno trascorso senza utilizzare corrente e acquistando il meno possibile, mentre nel recente “Las Vegans – Le mie ricette vegane sane, golose e rock” ha condiviso le sue ricette, rigorosamente vegane, più riuscite. Nella sua carriera, Paola Maugeri ha intervistato oltre 1000 musicisti, fra cui U2, Roxette, Bryan Adams, Coldplay e Ozzy Osbourne. La sua conoscenza della musica è tale da averle fatto meritare il soprannome di “WikiPaola”. Adesso conduce su Virgin Radio il programma di storia musicale cult “Longplaying Stories”.

FOTO DI ALDO UMICINI PER FONDAZIONE LA VERSILIANA

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