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Paola Turci: “Dobbiamo cogliere questo momento difficile per essere creativi”

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musica

Paola Turci: “Dobbiamo cogliere questo momento difficile per essere creativi”

paola turci con francesca pasquinucci e davide giannoni FOTO DI LORENZO SIMONINI

L’INTERVISTA
pubblicata sul magazine Paspartu 1 novembre 2012

Abbiamo incontrato Paola Turci a Torre del Lago Puccini, in occasione di BoomArt, il Festival nato con lo scopo di incoraggiare le vocazioni artistiche dei giovani, sotto la direzione artistica di Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni.

paola turci con francesca pasquinucci FOTO DI LORENZO SIMONINI
Paola Turci con Francesca Pasquinucci

D: Ti incontriamo in occasione di questo Festival dedicato ai giovani. Anche tu sei stata direttore artistico di un Festival, vero?
R: Sì, nel 2006 ho diretto artisticamente “Venere Elettrica”. È stata un’esperienza importante e molto emozionante.

D: Di cosa si trattava?
R: Un Festival di tre giorni a Perugia, con band rock, punk, hardcore provenienti da tutto il mondo. Ragazze belle toste, tutte alla prima esibizione in pubblico.

D: Esiste ancora “Venere Elettrica”?
R: No. La vita di quel Festival si è conclusa.

D: Perché?
R: Perché sono stati tagliati tutti i fondi. Le idee dovrebbero vivere e quando qualcosa del genere chiude, per come la vedo io, è sempre molto triste.

paola turci con francesca pasquinucci FOTO DI GIACOMO MOZZI

D: Cosa pensi di BoomArt?
R: Qui c’è un lavoro bellissimo. È affascinante perché mette insieme diverse forme di espressione. Da qui potrebbe nascere il futuro di molte persone. Organizzare una cosa del genere è un arricchimento di vita, non è solo mestiere.

D: In generale c’è crisi e mancano i fondi…
R: Sì. Anche se ci si guarda intorno e si vede che per altre cose i soldi si trovano… Allora dispiace un po’.

D: Il tuo lavoro più recente è “Le storie degli altri”, che è una trilogia. Un progetto mastodontico per la discografia attuale?
R: Ho voluto provare a sfidare le “meccaniche” della discografia. Ho sempre tenuto molto agli argomenti e ai temi delle mie canzoni. Sono partita con il disco dell’amore. Poi il secondo è quello delle donne, cioè ho cantato canzoni di donne che hanno scritto per me. Il terzo è lo sguardo sul mondo, le storie degli altri.

paola turci sul palco di boomart festival FOTO DI GIACOMO MOZZI
Sul palco di BoomArt Festival

D: Temi importanti…
R: Sì. Questi tre temi che ho affrontato li considero molto importanti. Mi spavento sempre quando sento dire che ora il periodo è difficile perciò c’è bisogno di musica leggera. Questo mi destabilizza e mi chiedo: “Ma allora quando è il momento giusto per parlare di temi seri?”. E poi non sono d’accordo sul pilotare l’arte.

D: Qual è stato il più difficile tra i tre temi che hai affrontato?
R: All’inizio pensavo che l’amore fosse l’argomento più difficile da trattare, invece poi si è rivelato più impegnativo il terzo. In generale comunque ho faticato molto per questo progetto, per fare le cose in un determinato modo. Poi capirai: tre dischi in un anno per una casa discografica, per la promozione… Un disastro! (ride)

D: Sei soddisfatta del risultato?
R: Sì. Sento di aver realizzato un pezzo di quello che volevo fare nella vita: un progetto con un inizio e una fine.

D: C’è una collega che stimi in particolare?
R: Direi Patti Smith. Lei per me è stata una grande rivoluzione. Pensa che mia madre, in alcune foto dei miei inizi, mi scambiava per lei!

D: Tua madre ti ha trasmesso la passione per la musica?
R: Da piccola ho ascoltato la musica che ascoltava lei: Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo. Poi però ascoltai i Rolling Stones e rimasi inchiodata. Dopo qualche mese ascoltai Patti Smith e fu la rivoluzione per me. È una grande donna che ha dato moltissimo a tutti noi, ha scritto una pagina di rock al femminile.

D: Hai mai duettato con lei?
R: No, non ci ho mai cantato. Ma non importa, sto bene così! (ride)

D: Ti sei ispirata a lei?
R: Mi sono sempre riferita al mio istinto. Non ho mai cercato riferimenti, a parte la naturale empatia verso la musica di Patti Smith, appunto. Ho avuto delle passioni e anche un periodo un po’ pesante in cui ascoltavo gli Iron Maiden.

D: La chitarra è la tua passione?
R: Il suono e gli accordi della chitarra mi hanno guidato nella mia ricerca personale. Ho amato molto Domenico Modugno, Franco Battiato, Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè. Mi piacciono le voci di donna, anche se come voci femminili vanno di più quelle “volatili”, che non mi somigliano.

paola turci sul palco di boomart festival FOTO DI LORENZO SIMONINI

D: Cosa ne pensi delle immagini applicate alla musica?
R: Ho preso molta ispirazione da storie del cinema raccontato. Ho studiato teatro e c’è stato anche un momento in cui volevo fare cinema. Credo moltissimo nelle immagini e nella musica applicata alle immagini. Credo ancora nei videoclip, ma penso che, ahimè, ci sarà una trasformazione, perché oggi non è più possibile fare video con un budget alto.

D: Sei ottimista?
R: Per il futuro, non molto. Credo nella rivoluzione creativa data da questo periodo storico difficilissimo.

D: Qualche emozione che ricordi in particolare?
R: Se si parla di emozioni, devo dire che io sono sempre alla conquista delle canzoni che canto, perché vorrei che il pubblico le sentisse come le sento io. Di emozioni e ricordi belli ne ho migliaia. Ad esempio il concerto “Amiche per l’Abruzzo”, in particolare l’esecuzione di “Ma che freddo fa” con Nada, Marina Rei e Carmen Consoli. Ricordo con emozione anche i primi concerti, quando facevo la supporter di Luca Barbarossa, nel 1986-1987. Ho tantissimi ricordi di live e quasi niente di televisione, a parte il Festival di Sanremo.

D: Al momento a cosa stai lavorando?
R: Sto scrivendo. Ora si apre una fase nuova. Te dirai: “C’hai 80 anni e c’hai sempre la fase nuova?” (ride) Ma sì, ho voglia di creare cose nuove e devo curare la bambina che è in me.

D: Cantare è un mestiere?
R: No. È qualcosa che sentiamo dentro. Poi certo si trasforma anche in un mestiere. Però la musica come mestiere sta soffrendo tantissimo, di contrapposto la musica come arte deve cogliere questo momento difficile per essere creativa.

D: Come possiamo fare?
R: Dobbiamo giocare ed essere ironici. Altrimenti cosa facciamo? Ci vogliamo ammazzare? (ride) Sono fondamentali la leggerezza, il perdonarsi, il ridere di se stessi. C’è da guardare oltre: si può e si deve fare.

D: Che consiglio daresti agli emergenti?
R: Direi che ci vuole uno spazio interiore che somiglia all’infinito. È molto difficile, ma una certa attitudine a cercare la nostra voce e le nostre parole ce la dobbiamo concedere.

D: Negli anni, la tua voce è cambiata?
R: Molto. Non come suono, ma come impronta. Ci sono molto in contatto, ma non decido per lei. Canto moltissimo, soprattutto quando sono felice. Ascolto la mia voce, ma non faccio nulla per modificarla.

D: Con chi vorresti collaborare?
R: Con Rihanna, così le mie nipotine sarebbero felici! (ride) Scherzo! Mi piacerebbe suonare ancora con i miei amici cantanti con cui ho già suonato: Max Gazzè, Carmen Consoli, Marina Rei, Nada, Ginevra Di Marco, Franco Battiato, Toquinho.

paola turci sul palco di boomart festival FOTO DI LORENZO SIMONINI

CHI È…
L’incontro tra Paola Turci e il grande pubblico avviene nel 1986, quando Paola esordisce al Festival di Sanremo con “L’uomo di ieri”. Paola torna poi al Festival rivierasco per altre tre fortunate partecipazioni consecutive: nel 1987 con “Primo tango” vince il Premio della Critica, un riconoscimento importante che le sarà rinnovato nel 1988 con “Sarò bellissima” e nel 1989 con “Bambini”, canzone con la quale si aggiudica anche la vittoria nella sezione Nuove Proposte. A Sanremo tornerà ancora molte volte: la sua carriera conta ben nove partecipazioni al Festival. Al successo di critica di quegli anni si affianca un crescente apprezzamento del pubblico, sia nel live che nelle produzioni discografiche. Al primo “Ragazza sola, ragazza blu”, prodotto da Mario Castelnuovo e Gaio Chiocchio, fanno seguito gli album “Paola Turci”, “Ritorno al presente”, “Candido”, “Ragazze”, “Oltre le nuvole”, “Questa parte di mondo”, “Stato di calma apparente”, “Tra i fuochi in mezzo al cielo”, “Mi basta il Paradiso”, “Attraversami il cuore”, “Giorni di rose”, “Le storie degli altri”.

FOTO DI GIACOMO MOZZI E LORENZO SIMONINI

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