Ultimo aggiornamento 17 Marzo 2025
Carlo Conti: “La forza, l’energia, la potenza quasi da rugbista di Olly”

Olly, c’è proprio una cosa tipo tifo da stadio per questo tuo risultato, te l’aspettavi?
No, non me l’aspettavo assolutamente, nel senso che prima di arrivare a un grande pubblico con questo Festival, io comunque sono tanti anni che scrivo, che lavoro sulla mia musica, dunque sono abituato a ricevere una certa dose di amore, perché fortunatamente chi mi ascolta riconosce la verità in quello che racconto e nel mio modo che ho di portarlo in giro ai concerti, a presentarlo in generale, ma riuscire a riceverne altrettanto in più con delle esibizioni di una durata intera di una settimana è stata una grandissima scoperta.
Devo dire che poi la serata forse più emozionante per me, per certi versi, è stata quella del giovedì, in cui sono sceso giù sulla seconda strofa, dopo aver fatto il primo ritornello di Balorda Nostalgia, e proprio ho sentito un calore dal pubblico in sala bellissimo, che è un po’ anche il calore che cerco io per scaldarmi durante la performance, perché facciamo musica per le persone, per la gente, almeno io questo è quello che faccio e quando ricevo quella cosa in cambio, quando c’è la tridimensionalità, anzi a volte la quadridimensionalità, di sentire spazio, odori, riuscire a entrare in un contatto fisico, mentale, energico con le persone in una sala è stupendo.

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con l’occhio molto attento alla socialsfera.
Intercetto e racconto persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le “torture”, che sono le mie interviste!
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Tre cantautori sul podio: una tua riflessione su questo?
Credo che la cosa che accomuna tutti gli artisti seduti a questo tavolo (Olly, Lucio Corsi, Brunori Sas, NdR) è di essere tre cantautori che portano le loro canzoni, che scrivono i loro brani e quindi le loro emozioni di conseguenza e che lo fanno con il rispetto della canzone e del pubblico nel momento in cui le canta.
Spesso mi è stato chiesto se la canzone fosse una storia mia o una storia di altri, alla fine poco importa, secondo me l’importante è che sia la storia di qualcuno e che la gente ci si riesca a riconoscere dentro e questo è quello che secondo me sta accadendo con tantissime canzoni del Festival, che fortunatamente rappresentano uno spaccato importante di quello che sono le persone oggi.

Vasco Rossi ha fatto una storia pubblicando la tua esibizione e per chi ti conosce sa quanto Vasco Rossi è stato importantissimo nella tua formazione, ha cambiato anche il tuo modo di scrivere canzoni e soprattutto ti ha fatto capire la condivisione con il pubblico, con la tua gente, il cantare con la tua gente. Puoi fare una riflessione su questo?
Ovviamente vedere le storie di Vasco mi ha fatto saltare dalla sedia, anzi probabilmente, come si è notato nel momento in cui sono stato annunciato vincitore, ero scioccato, cioè sono rimasto lì che non sembravo felice, ma io purtroppo quando provo emozioni forti forti mi viene la faccia della para e non si capisce cosa sto provando, e dentro è peggio, cioè non capisco manco io!
Nel momento in cui ho visto che Vasco mi ha fatto i komplimenti con la k, lì ho ritoccato un attimo la realtà e ho detto “ok, wow, è successo”.
Dunque sì, è successo, è stato incredibile e tutto l’affetto della gente che mi sta arrivando anche per altre canzoni, non solo per Balorda Nostalgia, dimostra, come è giusto, che ci fosse tanta gente che non mi conosceva prima di arrivare su questo palco, ed è innegabile, ed è bello e giusto che sia così, ma che ci fosse anche tanta gente che era già affezionata alle mie canzoni, che già le faceva proprie, e questo è stato frutto di lavori di tantissimi anni.
Questo podio è un podio in qualche modo di outsider, allo stesso tempo siamo tutti e tre, io sono quello con meno esperienza di tutti, nel senso che sono ormai 6-7 anni che scrivo e canto e pubblico le mie canzoni, Lucio è tantissimo che produce musica, Brunori non ne parliamo, nel senso che lo sappiamo, è lavoro di tanto tempo, di tante persone.

Perché un podio solo maschile?
È innegabile questo fatto ed è un fatto vero e reale. Ci sono tantissime, cantautrici, ma anche tantissime cantanti in gara in questo cast molto brave. Quello che penso io, che posso dire io, è che parlando di musica non ci sarà solo la settimana del Festival per decretare quali canzoni andranno, quali canzoni arriveranno più di altre, ma fortunatamente ora le canzoni sono a disposizione di tutti. Questa credo che sia la cosa più importante, che adesso finalmente possono andare nei porti in cui devono arrivare, salpare dai porti in cui sono state fino a questo momento e arrivare a quante più persone possibili, perché ci sono stati tantissimi talenti in questo cast, al di là del genere è stato proprio divertente.

Da dove vengono le tue emozioni, dal tuo vissuto?
Alla base, come nel mio video, c’è il vero motivo per cui io ho sempre scritto canzoni. Cioè l’unica guerra che io faccio, l’unica gara che io faccio è sempre solo contro me stesso. Fisicamente posso trarre un po’ in inganno, perché sono un po’ grosso, però nascondo una grande timidezza, che a volte può anche essere scambiata per diffidenza e da genovese ce l’ho un pochino anche nel dna questa cosa. In realtà c’è una profonda sensibilità che ho da quando sono nato. Perché sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato il rispetto, l’amore e di conseguenza a farmi sempre una domanda in più. Poi più cresco meno risposte ho. Però ho scelto di fare canzoni per inventarmi anche un pochino la realtà nel momento in cui quella in cui sto non mi piace. Il bello di fare quello che facciamo noi è che possiamo creare quello che vogliamo con le parole.

Dopo la vittoria hai giustamente salutato mamma e papà. Quali sono state le loro reazioni? Che cosa ti hanno detto?
Le prime persone che ho chiamato ovviamente sono stati i miei genitori. Mio padre era fuori con i cani. Ha detto: “Guarda Fede, sono scioccato, non so cosa dire”. E io ho detto: manco io! Mi sembrava giusto, al di là di tutte le persone che mi hanno aiutato nel mio percorso, ringraziare i miei genitori, che mi hanno messo al mondo e mi hanno dato la possibilità e la fiducia di poter investire il mio tempo come volevo, credendo in quello che facevo e non ostacolandomi mai. Questa è una fortuna grandissima. Io spero, nel momento in cui dovessi avere un bimbo o una bimba, non adesso che è decisamente presto, però se mi innamorassi, chi lo sa, di dare lo stesso insegnamento a chi metterò al mondo.

Hai detto: “Io più cresco meno risposte ho”. Magari dopo la vittoria ne hai qualcuna in più di risposta?
Oddio. Probabilmente ho più domande in questo momento. Ho bisogno di metabolizzare. Prendermi del tempo. Voglio fare le cose con molta calma. Ho 23 anni. È sicuramente una felicità estrema quello che è accaduto. Ho bisogno di calma e tempo. Finora ho fatto tutti gli step uno alla volta, lentamente nella mia carriera. Ho anche detto di no a tante cose. Ho bisogno di tempo. Al centro per me ci sarà sempre la parola e la sostanza. Tutto questo può essere a volte anche una minaccia e devo preservare questa cosa.

Hai un passato da rugbista. Potevi andare in nazionale?
Stavo per andare nell’Accademia Nazionale. Ci sono un sacco di step prima di arrivare in Nazionale e non era ancora il mio tempo. Però amo il rugby. Sarei molto felice se gli si desse visibilità come ad altri sport, perché è uno sport molto nobile. È molto bello. Sono innamorato di questo sport. L’ho praticato per tanti anni. E mi piace molto.
“Più cresco meno risposte ho”
Ringrazio tutti, ufficialmente grazie, la mia esperienza al Festival è terminata ora, forse, quindi vi ringrazio, vi saluto, è stato un piacere. Lucio è stato un piacere enorme, Tommy pure e Brunori grande! Ciao a tutti, grazie ancora!
NOTA: Le domande dell’intervista sono state raccolte durante la conferenza stampa tra le domande poste dai giornalisti che hanno partecipato.
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