Ultimo aggiornamento 27 Marzo 2026
Angelica Bove, cantautrice italiana, si è classificata seconda nella sezione Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026.
Ha vinto il Premio della Critica Mia Martini e il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla nella categoria Nuove Proposte con il brano “Mattone”.


Sono Cinzia.
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Angelica, hai ottenuto il Premio della Critica Mia Martini e il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla. La tua emozione?
Ne sono estremamente grata. Se questo premio è riconoscimento da parte vostra di qualità del progetto, per me è veramente un onore. Sono veramente grata anche perché questo è il primo mattoncino per me di questo percorso di quest’anno di lavoro insieme con il mio team a questo progetto in cui credo fortemente. Ieri non ho cantato una canzone, ho portato la mia storia, quindi ricevere questo tipo di riconoscimento è più che un onore, è un privilegio, è una meraviglia per me. Sono veramente emozionata e felice.

Vieni dall’esperienza dei talent: quanto ti è servita davvero e in cosa è diverso Sanremo, se è diverso?
Sicuramente il programma televisivo è una formazione a tutti gli effetti, capisci cosa vuoi e cosa non vuoi e, nel mio caso specifico, proprio quest’ultimo anno è stato un anno di tantissime domande che mi sono fatta e, come dico sempre, spero siano quelle giuste, perché comunque mi hanno portato qui.

Quali sono i tuoi progetti a stretto giro?
Il mio progetto, ci tengo a precisare, è totalmente autobiografico, non sono interprete della storia di altri, è proprio totalmente autobiografico. Il disco si chiama “Tana”, è uscito il 30 gennaio ed è un disco suonato, l’abbiamo costruito con Federico Nardelli e Matteo Alieno. Ricordo un anno fa avevo estrema necessità di trovare la mia identità musicale, avevo bisogno di un faro in fondo al tunnel e quel faro è stato Federico Nardelli che è stato il mio maestro guida con la sua enorme cultura musicale e la sua qualità, il suo gusto. Lui aveva questa fortissima intuizione su di me, io mi sono lasciata trasportare in questa sua sicurezza, mi sono sentita al sicuro e lasciandomi trasportare è uscito questo disco e “Mattone” durante la costruzione del disco. “Mattone” è nata perché avevamo già davanti un bel po’ di numero di demo e il filo rosso che univa queste demo era, a parte la mia vita, i miei difetti, le mie autodifese, io a 360 gradi. C’è stato un momento in cui ci siamo trovati, prima ancora di andare in studio, a chiederci cosa poteva mancare e mancava la parte più importante, quella che mi ha forgiata, che è la parte forse più sofferta della vita, ma è stata la parte della mia vita personale più formativa di tutti, perché poi alla fine, nel mio caso specifico, il dolore mi ha donato prospettive molto importanti di vita. Penso di aver imparato da questa mia esperienza di vita personale. Ho visto la vita da un altro punto di vista, che a 19 anni non avevo considerato, ma ero forse costretta, quindi è stato un bel viaggio. Sono scappata dal dolore, me lo sono ripreso, l’ho guardato in faccia e con un sorriso a 57mila denti ho incontrato la luce, anche perché poi di mio sono molto portata biologicamente a cercare questa luce, sono molto ironica, autoironica, quindi la bellezza del mio progetto musicale per quanto mi riguarda è che è l’unico spazio in cui mi concedo, nel caso di “Mattone”, di esorcizzare il dolore e nel caso del disco, del progetto, di quello che verrà, di raccontarmi a 360 gradi senza pudore quasi, e quindi quello che ci aspettiamo quest’estate è cantare tanto live, perché questo è un disco suonato, non c’è nulla di finto, tutto vero, tutto suonatissimo, tutto marcissimo, come direbbe Federico Nardelli se fosse qui, e quindi lo suoneremo tanto in giro sicuramente, band, live, non vedo l’ora!

“Il dolore mi ha donato prospettive molto importanti di vita”
Sia Angelica Bove che Nicolò Filippucci (cantautore italiano, vincitore del Festival di Sanremo 2026 nella sezione Nuove Proposte con il brano “Laguna”, NdR) hanno iniziato il percorso artistico con una piccola delusione: per quanto riguarda Nicolò il fatto di non essere arrivato alla finale di Amici, per quanto riguarda Angelica, lo scorso anno a Sanremo Giovani, il fatto di non essere arrivata sul palco dell’Ariston. Io credo che questa sia comunque una rivincita e anche un esempio di resilienza.
La domanda è: cosa portate a casa da Sanremo dal punto di vista della consapevolezza?
Collegandomi alla premessa che hai fatto, mi viene da dire che rivincita è sinonimo di perdere, di perdita, io non ho mai vissuto questa dinamica, questo sistema come un gioco in cui si vince e si perde. Per me la cosa meravigliosa è avere la possibilità di promuovere il proprio progetto, qualcosa in cui credi enormemente, nel mio caso poi appunto come dicevo prima è proprio un progetto autobiografico, porto proprio la mia vita, tutta me, quindi quello che mi porto dietro da questa esperienza è di nuovo questo: la consapevolezza che tutto è buono e che il tempo, soprattutto se usato bene, se si riconosce la funzionalità del tempo, diventa uno strumento importantissimo. Io ho avuto dentro di me la consapevolezza che il tempo di quest’ultimo anno prima di salire sul palco, perché non sono solo quei tre minuti, chiaramente c’è un anno dietro per me, c’è un gran lavoro, quindi forse la consapevolezza più grande è quella di usare il tempo in modo funzionale. Io ne ho avuto la riprova perché mi sentivo su quel palco sicura del mio progetto, sicura della mia canzone, quello mi ha reso veramente felice e mi ha permesso di rimanere sempre in asse e questo è molto importante.

“Non ho mai vissuto questa dinamica, questo sistema come un gioco in cui si vince e si perde”

NOTA: Le domande dell’intervista sono state raccolte durante la conferenza stampa tra le domande poste dai giornalisti che hanno partecipato.
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