Ebbene sì: faccio la giornalista e sono allergica alle interviste!
Vedo gli occhi sgranati dei miei colleghi quando li informo di questa cosa… Ma non posso farci nulla! Non amo sottoporre le persone alla tortura di rispondere a domande.
Ecco spiegato il nome del blog!

Ogni intervista assume la forma di una chiacchierata e i più arguti (ma anche i meno) notano che spesso le domande si ripetono: non è per ignoranza (come qualcuno ha sospettato, sottolineandomelo pure), ma è una scelta precisa!
Essendo realizzate per una testata molto diffusa e molto letta da tutti, le interviste rispecchiano uno schema volutamente molto semplice e non sono mai né troppo erudite né troppo tecniche, perché tutti devono avere la possibilità di comprendere ciò che è scritto e di arrivare in fondo alla lettura con quel vago sentore “Ah! Questa non la sapevo!”, che poi è il sentore che ti fa rimanere in mente le cose. 

Come scelgo i malcapitati da sottoporre a tortura? Si tratta di persone che hanno qualcosa da dire, più o meno interessante.
Per avere qualcosa di interessante da dire non importa essere famosi! In genere, preferisco intervistare persone da cui posso imparare qualcosa di nuovo. E spero sempre che questa impressione rimanga anche nei lettori.

Il coccodrillo come logo – che è anche la copertina della prima raccolta “La stanza delle torture” (Giovane Holden Edizioni) da cui nasce questo blog – è un modo per prendermi in giro, visto che in gergo giornalistico il “coccodrillo” è un articolo/necrologio scritto in anticipo, per averlo pronto al momento del bisogno. Ciò inquadra i giornalisti come persone decisamente poco carine… E io sono una persona che ama non prendersi troppo sul serio!

Ho deciso di creare questo blog per raccogliere tutte le interviste realizzate nel tempo per la testata giornalistica Paspartu, che dal 1992 è il quindicinale sul tempo libero a distribuzione gratuita in Versilia e a Lucca e di cui curo la redazione.

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