Ultimo aggiornamento 14 Dicembre 2023

Volutamente non mi documento per intervistare Umberto Cinquini.
Ma è una tecnica che adotto quasi sempre, perché l’obbiettivo è far conoscere il “torturato” al lettore, perciò adottare il ruolo della sapientina che quando fa le domande sa già tutto, credo che non servirebbe al lettore che troverebbe domande incomprensibili.
Detto ciò, di Umberto Cinquini so due cose:
1. a Viareggio lo conoscono tutti come carrista costruttore del Carnevale, ma in questa intervista parlerà di altro
2. a Viareggio si dice (ma devo chiedergli conferma) che litiga sempre con tutti.
Decido di puntare sull’ironia dell’artista, per risolvere il secondo punto!

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La tortura!

“È vero che litighi con tutti? Sei il Fedez di Viareggio?”

Come sei venuto a conoscenza de La Stanza delle Torture?
Ho visto sui social che segui il progetto Binar10 e sono andato sul tuo sito per vedere cosa fai.

Nota:
Binar10 è un progetto in cui diversi artisti realizzano murales sul muro della ferrovia che ricorda l’incidente ferroviario del 2009. Due di queste opere sono di Silvia Cirri e Michele Cinquini, moglie e figlio di Umberto.
Qui ho raccontato Binar10 di Silvia e Michele (cliccate, ma dopo tornate qui che dobbiamo scoprire se è vero che Umberto litiga con tutti!).

Come siamo arrivati fino qui?
Io faccio un lavoro di famiglia come Fratelli Cinquini. Invece la scrittura è la cosa che mi personalizza, vorrei dedicarmici di più perché penso che sia davvero una terapia. Quindi, pensando di promuovermi un po’, mi è venuta in mente La Stanza delle Torture.

Quando ti chiedono “Che lavoro fai?” cosa rispondi?
Il primo libro nasce proprio per questa domanda! Una volta, da ragazzo, al Cavalluccio (discoteca versiliese, NdR), una ragazza mi chiese cosa volevo fare di lavoro e io risposi “costruire i carri del Carnevale” e questa allora disse “no, ma intendo di lavoro vero”. Ovviamente la conversazione finì lì! Tornando a che lavoro faccio, come si dice a Viareggio “non trovo poso”. Mi occupo di carri e scenografie dal 1985.

“Da quando vado dalla psicologa non mi arrabbio più sui social”

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cinzia donati giornalista e blogger 2

Sono Cinzia.
Faccio – con calma! – la giornalista e la blogger, con un occhio attento alla socialsfera.
Amo intercettare e raccontare persone, personaggi e luoghi da scoprire attraverso le interviste, che chiamo scherzosamente “torture”!

Sono appassionata di tecniche e interventi mirati a dare visibilità, come ad esempio la tortura personalizzata o il corretto uso dei social.
Contattami! oppure guarda i miei servizi qui

Mi dicono che litighi con tutti. In pratica sei “il Fedez di Viareggio”?
Sì (ride, NdR). Ma veramente guarda noi carristi abbiamo la responsabilità di Ronaldo con la differenza che si guadagna molto meno! Altro che i milioni di euro di Fedez!

Parliamo dei tuoi libri. Raccontaci il tuo processo creativo…
Da ragazzino, negli ultimi anni di scuola superiore, misi in piedi un gruppo teatrale che si chiamava Festa a Bordo. Scrivevamo testi di spettacoli teatrali inediti. Scrivevo di notte fino alle quattro del mattino, nella mia stanza, con la Lettera 22 (macchina da scrivere, NdR).

Secondo me ti conoscono tutti per il Carnevale e moltissimi meno per la scrittura. Sei d’accordo?
Sì, anche se in ordine cronologico nasce prima la scrittura dei carri.

Come inizia l’avventura nel mondo della scrittura?
Nel 1999 cominciai a scrivere il primo capitolo dal titolo “Ma allora sei scemo?”. Quella era la domanda che mi facevano più spesso i miei amici, perché portai la ragazza più gettonata della scuola ai vecchi baracconi del Carnevale e non in pineta o al mare! Ero stato scelto da Arnaldo Galli come suo erede, poi siccome litigo con tutti (risata generale, NdR), litigai anche con lui e sono stato fuori dal Carnevale per 14 anni. In quegli anni mi sono occupato di scenografie in tutta Italia, ad esempio per i concerti di Giorgia, per la trasmissione tv Torno Sabato con Giorgio Panariello, per diverse trasmissioni Rai, per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Torino 2006. Poi nel 2008 si rientrò grazie al sindaco Marcucci che dette la possibilità di rientrare a chi aveva fatto lavori significativi nell’ambito della scenografia.

“Fu mia moglie che mi disse: ‘Sai che scrivi meglio di come fai i carri?’ E quindi decisi di continuare a scrivere”

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Per seguire la “tortura”: litighi con i colleghi costruttori?
Problemi con i colleghi non ne ho, anzi diciamo solo con qualcuno, ma l’ho scritto nel primo libro…

OK, allora chi vuole sapere i nomi e cognomi, lo invitiamo a comprare il tuo primo libro “Sono solo mascheroni”!

Dicevamo della scrittura come terapia. In che senso?
Posso dire che dal 2008 sono soddisfatto del discorso Carnevale, sono contento del percorso e della tenacia che ci ho messo. In quei 14 anni prima del 2008, la scrittura è stata una terapia. Ma lo è anche ora.

Se tu dovessi riassumere il primo libro, cosa diresti?
È uscito nel 2018 ed è la storia della mia vita. L’ho scritto nell’arco di diversi anni. È proprio un’autobiografia, un po’ romanzata, ma giusto per dare un poco di colore. Fu mia moglie che mi disse: “Sai che scrivi meglio di come fai i carri?” E quindi decisi di continuare a scrivere! Anche se vorrei dire che nel 2018, con i papaveri, ho vinto il concorso Carnevale di Viareggio!

sono solo mascheroni di umberto cinquini 1
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Invece il secondo libro di cosa parla?
“Il buffone” è una storia d’amore molto sexy che sfiora il porno. L’ho scritto in tre mesi, per defaticarmi dal primo libro, che è stato impegnativo. È una favola alla rovescia, la ricca è la donna e lui è un saltimbanco. È un libro più leggero, uscito nel 2019, sempre con Pezzini Editore.

E si arriva al terzo…
“Il grande inganno” è nato durante la pandemia, è più un soggetto cinematografico che un romanzo. È una storia assurda di una famiglia che emigra in Messico e poi torna in Italia. “Il grande inganno” è la mentalità dell’Italia del periodo berlusconiano, che è andata avanti sulla scia del “se ce l’ha fatta lui, ce la faccio anche io”. Voglio specificare che questo non è un libro contro Berlusconi, ma contro chi crede di poter essere chi non è.

il buffone e il grande inganno di umberto cinquini ok

C’è un filo conduttore che lega i tre libri?
La soluzione comune è l’Amore, perché sono americano…

In che senso “perché sono americano”?
Hai mai visto un film americano che finisce male? Cosa è che risolve i problemi? L’entusiasmo. Basta un secondo per salvarti la vita. Non è realistico per i fatti, è un po’ un’americanata in questo senso…

E l’avocado in copertina?
La copertina non lo rappresenta, perché è più leggera di quello che è il contenuto.

Qual è la difficoltà più importante che hai incontrato nell’esperienza della pubblicazione?
La distribuzione.

Perché dovrei comprare un tuo libro?
Perché si leggono bene, per rilassarsi, perché hanno una scrittura moderna.

Qual è il complimento ricevuto che ti ha fatto più piacere?
“Il tuo libro è come un bicchier d’acqua fresca dopo una sbronza”: me lo ha scritto una ragazza.

Invece la critica che ti ha dato più fastidio?
Ho gli haters sul profilo Umberto Cinquini scrittore su Facebook. Una volta qualcuno ha scritto nei commenti “Sei un sinistroide di merda” e io ho risposto “Che bello, ho gli haters!”. Poi quando attaccano la mia famiglia mi dà enorme fastidio.

Nei tuoi libri, da manoscritti a versioni finali, hai trovato molte correzioni?
No, solo un normale lavoro di editing. Sul terzo però mi ha dato una grossa mano mio figlio  Jacopo.

Quella volta che hai avuto quell’idea geniale?
Ne ho tante di idee geniali, ma vengono sommate alle stronzate e si pareggiano! (risata generale, NdR).

Qual è il tuo perché, quella cosa che ti fa alzare dal letto la mattina?
A saperlo! Ma io guarda davvero da grande non so cosa faccio!

Progetti in cantiere per il futuro?
Carnevale con l’idea di mio figlio Michele Cinquini. Per la prima volta non è una mia idea e mi sento più sollevato da un certo punto di vista. Poi libro nuovo, il quarto, una storia sull’omosessualità, una storia vera che sto romanzando. L’Amore qui c’è più che mai, perché è coraggioso.

Una cosa che vuoi dire e che non ti ho chiesto?
Volevo dire che litigo con tutti, però recupero…

Eeeh! Con tutti recuperi?
No… Non con tutti. Ma a volte litigo per vedere la persona come reagisce.

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Ok. Parliamo dei parenti… Te li nomino e tu mi dici la prima cosa che ti viene in mente di ognuno…

La Cirri (moglie)
Ha un istinto con l’uso dei colori pazzesco. È ingestibile sul lavoro, è in assoluto la più pazza della famiglia!

Tuo fratello Stefano
Ha sempre accettato il ruolo di secondo piano e ha accettato tutte le mie follie.

Tuo figlio Michele
È più amico che figlio, perché quando è nato ero giovane, ma si litiga tanto…

Tuo figlio Jacopo
È un artista vero, ma per il terrore di confrontarsi con noi tre faceva finta di non volersi occupare di Carnevale. Ha un talento per la musica, il suo sogno è fare il compositore.

Famiglia di artisti?
Diciamo di creativi, “artista” non te lo puoi dire da solo, è una definizione che ti deve dare colui a cui dai un’emozione.

In chiusura, confessa qualcosa…
Ho un rimprovero da fare a me stesso. Nel primo libro mi paragono al Bianconiglio, perché nel Carnevale ho avuto per anni l’ansia da prestazione e questo mi ha fatto fare dei danni, non sono mai stato calmo.

Va bene, che litighi con tutti lo abbiamo già detto 🙂 Posso metterlo nel titolo di questa intervista?
No (ride, NdR).

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Chi è Umberto Cinquini

Nato a: Oakland (California)
Quando: il 26 settembre 1963
Dove vive: Viareggio
Pregio: tenacia
Difetto: tenacia

(Dalla biografia MdS Editore)
Mario Umberto Cinquini, nato a Oakland, California, nel 1963, da madre americana e padre italiano. Sposato con Silvia Cirri, ha due figli, Michele e Jacopo. Studente d’Arte, da sempre appassionato di Carnevale, apre nel 1985 un’attività di costruzione maschere e carri allegorici. Dal 1991 è titolare della società artigiana “Fratelli Cinquini Scenografie” insieme al fratello Stefano e al figlio Michele. Vincitori nel 2018 del Carnevale di Viareggio, con il carro di prima categoria “Papaveri Rossi”. Scrittore per terapia, afferma che “Scrivere può essere una cura eccezionale per superare momenti difficili. Capita che a raccontarsi addosso si riesca a sopprimere l’istinto primordiale della vendetta”. Ha pubblicato per Pezzini Editore: Sono solo Mascheroni e Il Buffone.

Dove possiamo trovarlo

Sui social:Facebook e Instagram li curo di più, ma sono anche su LinkedIn, TikTok, Twitter

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Durante la “tortura”

Dove trovare i libri di Umberto Cinquini

In vendita al “Why Not? Coffee & Books” a Viareggio, davanti Esselunga
Oppure
“Sono solo mascheroni”
Pezzini Editore: per ordini contattare il numero 0584 391097 o inviare una mail a info@pezzinieditore.com
Amazon https://www.amazon.it/Sono-solo-mascheroni-Umberto-Cinquini/dp/886847171X
“Il buffone”
Pezzini Editore (vedi sopra)
Ibs https://www.ibs.it/buffone-libro-umberto-cinquini/e/9788868472108
“Il grande inganno”
MdS Editore https://mdseditore.it/catalogo/il-grande-inganno/

Li torturo tuttiiiii!!!
Ti piacerebbe essere torturato, ehm… intervistato da me?
Ti piacerebbe parlare di te e raccontare ciò che fai, la tua attività, la tua professione?

L’intervista ti farà uscire dall’invisibilità!
Dai un’occhiata a come funziona! –> Cosa posso fare per te

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